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Insegnante aggredita a Lodi: poteva accadere ad ognuno di noi

La solidarietà di FLC CGIL Lodi

06/05/2019
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Ciò che è successo alla docente dell’Istituto Einaudi è un fatto grave, che non va assolutamente ritenuto come mero episodio di cronaca, ma deve essere ricordato da tutti noi come segno di un crescente degrado valoriale della nostra società.

Un fatto grave, che peraltro sottolinea quanto l’istituzione scuola non sia più capace di gestire le numerose contraddizioni sociali che si riverberano su di essa.

Da un lato, la scuola e i suoi lavoratori sono, purtroppo, lasciati da soli a porre freno a questa tendenza, che ignora ogni forma di collaborazione, ogni azione di solidarietà e di partecipazione, con la pretesa di ottenere tutto e subito. I bisogni del prossimo, soprattutto di coloro appartenenti alle fasce deboli della popolazione e il rispetto per gli altri, sono diventati argomenti che sempre più stanno perdendo di significato.

Dall’altro, si sta allargando quella preoccupante frattura fra i genitori e gli insegnanti, la cui stretta relazione è invece fondamentale per la crescita dei nostri figli, alleanza ormai fortemente messa in discussione, anche se vengono riscontrati alcuni - ma sempre pochi- positivi riscontri in alcune realtà scolastiche. Tutto ciò, in un contesto per il quale risulta dominante e per certi versi più facile, per mascherare le proprie debolezze, quella falsa idea di attribuire ogni colpa al dipendente pubblico, ritenendolo un fannullone, spesso incompetente, con la conseguente bassa considerazione che si ha dell’utilità dei servizi pubblici (scuola, sanità, …)

Ci troviamo in una società dove regna la solitudine di chi con convinzione crede ancora nel concetto di “comunità educante” e di chi fa prevalere la regola del fai-da-te contro ogni forma di rispetto di ruoli e di competenze. In famiglia gli adulti sono impotenti di fronte alla rapidità di pensiero e di azione dei propri figli, che spesso godono “negativamente” dei nuovi mezzi di comunicazione e della potenzialità rivoluzionaria delle rete internet. La crisi delle identità e dei ruoli ovviamente supera le mura domestiche e arriva dappertutto con aggressività ingiustificata.

Non si parla male soltanto dei docenti e della Scuola Pubblica, ma di tutto quello che l’organizzazione sociale ovvero la comunità offre, in quanto ritenuto insufficiente, se non vecchio e da rottamare. Ciò avviene, spesso, a prescindere dal merito dei problemi. Prevalgono infatti forme di individualismo, spesso idealizzato quale dote in sé, che non risparmiano ovviamente la scuola, gli studenti, i genitori.

Non bisogna, quindi, solo meravigliarsi, ma in un percorso positivo di autoconsapevolezza, è necessario recuperare il modo di indignarsi per la nostra debolezza, per la nostra povertà di ideali, per quanto abbiamo lasciato “correre” con la convinzione di vivere in quella società solida e sicura che, purtroppo, oggi non esiste più. Auto indignarsi vuol dire poter contribuire a costruire una rete sociale in una nuova connessione e, diciamo anche, concezione valoriale.  Il concetto di integrazione sociale, complessivamente inteso, deve diventare essenziale in questa fase di sviluppo della società. Stiamo pagando tristemente le conseguenze, come quella appunto dell’Istituto Einaudi, di tutta questa ideologia, che sfocia, peraltro, in un altro allarmante fenomeno ovvero il diffondersi dell' idea “dell’uomo forte", che sempre più spesso degenera nei vari fenomeni di bullismo. Ogni certezza ha lasciato spazio alla solitudine e alle paure di noi tutti.

Mancano risorse economiche e umane qualificate, che solo opportuni investimenti possono garantire, per rafforzare un ruolo più adeguato della Scuola Pubblica, aperta a tutti e al territorio, nel territorio. Non possiamo più pensare ad una scuola, che si regge esclusivamente sulla creatività e sulla buona volontà del personale in servizio, facendo leva sul senso di responsabilità e di umanità di questi lavoratori (docenti, amministrativi, ausiliari), che fra l’altro risultano i peggio pagati in Europa.

Dobbiamo difendere le lavoratrici e i lavoratori della scuola che operano quotidianamente con serietà civile e attaccamento al loro lavoro, consapevoli di svolgere un’importante missione educativa e formativa a favore dei nostri ragazzi ovverossia per il futuro della nostra società. Apprendere risulta fondamentale. Risulta indispensabile allora  spazzare via quell’idea, profondamente sbagliata, che conseguire un diploma o una laurea non occorra più. Bisogna far capire che la bassa scolarizzazione porta direttamente al decadimento della nostra rete sociale, alla disoccupazione e, ancor peggio, all’imbarbarimento. Dobbiamo lottare per ridurre gli abbandoni scolastici, per favorire ogni forma di integrazione/inclusione, valorizzando tutte le culture e i saperi che questa nostra società multietnica ci offre. Dobbiamo, altresì, insistere per ottenere edifici scolastici in regola con le norme di sicurezza, dove gli accessi possano essere adeguatamente sorvegliati.

Una totale solidarietà a Vittoria Bellini: siamo vicini  a te, che con il tuo impegno di docente hai sempre rappresentato degnamente tutti noi e che sfortunatamente ti sei trovata vittima di questo spregevole e violento attacco subito dalla nostra scuola e da tutto il lodigiano.

Poteva accadere ad ognuno di noi.