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28 maggio 1974-28 maggio 2012: dopo 38 anni, nessun colpevole

Lunedì 28 maggio saremo di nuovo a Brescia per non dimenticare, perché "la giustizia negata non ci permette di fare pace con il passato".

26/05/2012
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Il tempo non lenisce il dolore, il tempo ci
interroga il ricordo di un fallimento umano,
pazzia di uomini contro uomini, di una
violenza insensata.

Fernanda Pivano
 

I mandanti e gli autori materiali della strage di Piazza della Loggia restano impuniti dopo l'ennesima sentenza con la quale la Corte d'Assise d'Appello di Brescia ha assolto Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e il generale dei carabinieri Francesco Delfino. La bomba, collocata in un cestino dei rifiuti in Piazza della Loggia esplose alle 10.12 del mattino del 28 maggio del 1974 nel mezzo di una pacifica manifestazione antifascista, organizzata per esprimere rifiuto e condanna della violenza eversiva dopo una sequela di episodi violenti di marca neofascista che da settimane turbava la sicurezza della cittadinanza e della democrazia.

L'ordigno uccise otto persone:
Luigi Pinto, 25 anni, insegnante;
Clementina Calzari Trebeschi, 31 anni, insegnante;
Livia Bottardi Milani, 32 anni, insegnante;
Giulietta Banzi Bazoli, 34 anni, insegnante;
Alberto Trebeschi, 37 anni, insegnante;
Bartolomeo Talenti, 56 anni, operaio;
Vittorio Zambarda, 60 anni, operaio;
Euplo Natali, 69 anni, pensionato
e ne ferì 108.

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Cittadine e cittadini consapevoli, lavoratrici e lavoratori organizzati nei sindacati perché i diritti conquistati in quegli anni, nella scuola, nel lavoro e nella società, non venissero sottratti.

Si è voluto colpire anche l'esercizio della partecipazione democratica, che gli stessi cittadini avevano scelto consapevolmente andando in piazza quella mattina. Hanno voluto colpire la Piazza. Luogo della democrazia di una società civile attenta all'evolversi dei fatti e guardiana dei principi costituzionali.

La giustizia negata non ci permette di fare pace con il passato. Rimane una speranza collettiva per rinsaldare il vincolo tra le donne e gli uomini che vivevano e lottavano allora e le donne e gli uomini di oggi. Un legame che investe il modo di pensare e d'agire, il modo di intendere il rapporto tra la sfera pubblica e quella privata, tra la politica e la vita.

Così come per gli individui, anche per le istituzioni il confronto col proprio passato costituisce un passo fondamentale di maturazione, necessario se si vuole sostenere la democrazia nel nostro Paese.

Con la stessa consapevolezza di allora anche quest'anno, come tutti quelli trascorsi, saremo in Piazza, nella nostra Piazza, per affermare, con il solito composto silenzio, il diritto alla verità e alla giustizia, il diritto al lavoro e alla sua dignità, il diritto alla conoscenza come bene pubblico, indisponibile agli appetiti di un mercato che propone la selezione come arma per costringere nell'ignoranza, e dunque nella non cittadinanza, i più deboli.

Le compagne e i compagni della FLC CGIL di Brescia