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Università di Tor Vergata: la FLC CGIL sulle elezioni del Rettore

Tra qualche giorno il personale verrà chiamato ad eleggere il suo Rettore, per la seconda volta dall’uscita della legge 240/10 che ha riformato profondamente l’Università.

24/09/2019
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A cura della FLC CGIL Tor Vergata

La situazione in cui versa l’Università pubblica nel nostro Paese è particolarmente grave ed è sempre più impellente la necessità di un forte investimento di risorse e di un intervento normativo che corregga alcune storture della Legge 240, a partire dalla riforma del reclutamento del Personale.

L’attuale finanziamento ordinario delle Università, quello del 2019, è in valore assoluto inferiore a quello di 10 anni fa, momento in cui il nostro Paese non eccelleva certo per finanziamenti in alta formazione, collocandosi già allora agli ultimi posti delle graduatorie internazionali. Da allora molti paesi in risposta alla grande crisi economica del 2008 hanno rafforzato i loro investimenti su formazione e ricerca, a differenza del nostro, che ha invece sistematicamente diminuito le risorse, tanto che, negli ultimi dieci anni, sono stati ben 5,2 miliardi di euro i tagli sul solo finanziamento ordinario delle Università. In conseguenza di ciò il divario con gli altri paesi è ulteriormente aumentato come dimostrano tutte le indagini internazionali a partire da quella sugli investimenti in alta formazione a quelli sul Personale impiegato nelle Università (significativo il dato della Germania che ha 250.000 docenti universitari, con un incremento in questi ultimi anni di circa 50.000 unità, dato che corrisponde all’incirca al numero complessivo dei docenti e ricercatori di ruolo nelle Università del nostro Paese che ammontano, dati MIUR relativi al 2017/2018, a 48.411 unità) . Se vero che produttività, sviluppo e crescita saranno sempre più dipendenti dalla capacità di sviluppare il capitale umano tenendolo costantemente allineato alle nuove esigenze determinate dagli sviluppi tecnologici, alla luce della situazione determinata, si può certamente affermare che il nostro Paese sta compromettendo irrimediabilmente il suo futuro, come dimostra chiaramente il dato della percentuale di giovani sotto i 35 anni che conseguono la laurea nei 28 paesi dell’Unione Europa: l’Italia è passata dal 20° posto nel 2007 al penultimo posto nel 2017, davanti, e di poco, alla sola Romania.

Ciò, inequivocabilmente, certifica il fallimento delle politiche sin qui adottate sull’Università e anche il fatto che a questo punto è assolutamente necessaria una inversione di marcia con una forte politica di investimenti in una ottica unitaria del sistema universitario pubblico.

Abbiamo iniziato questa nota con la situazione generale in cui versa l’Università perché riteniamo che il futuro Rettore dell’Università di Tor Vergata, una delle più importanti Università del Paese, abbia anche il compito di adoperarsi affinché la CRUI faccia sentire la sua voce in difesa del sistema universitario, richiamando la politica alle sue responsabilità. In questi anni da parte dei Rettori italiani c’è stato soprattutto silenzio e la loro principale attenzione, visti i meccanismi premiali nella distribuzione delle poche risorse economiche e di Personale, è stata rivolta soprattutto a curare ognuno la situazione del proprio Ateneo e ciò a discapito di una visione d’insieme del sistema universitario.

Quindi tra i motivi che hanno portato a questa grave crisi dell’Università vi è certamente anche una crisi di autorevolezza a causa di una diffusa degenerazione elitaria dell’autonomia universitaria e ad un eccesso di autoreferenzialità.

L’Università oltre che di risorse ha bisogno anche di più democrazia e partecipazione, più trasparenza, più solidarietà e coesione interna tra tutti i settori scientifico-disciplinari e tra tutte le componenti, ha bisogno di scelte coerenti con la sua natura di Università pubblica e di un progetto unitario che la caratterizzi e le ridia nuovo slancio. Vanno create condizioni migliori per garantire un reale diritto allo studio in tutte le aree del Paese. Se ad es. consideriamo la vita degli studenti nella realtà di Tor Vergata, si possono individuare azioni importanti che si possono attuare anche a livello di singolo Ateneo, ricercando con determinazione soluzioni migliori per garantire agli studenti un Ateneo più accogliente, facilmente raggiungibile, dotato di spazi adeguati e servizi migliori.

Noi crediamo che in questa sfida l’Università di Tor Vergata possa e debba giocare un ruolo rilevante.

Riteniamo importante quindi che l’elezione del Rettore diventi l’occasione per un confronto serio e approfondito su come affrontare le tante criticità presenti e auspichiamo che, subito dopo l’elezione del Rettore, si avvii concretamente un percorso di ricomposizione nell’interesse generale dell’Ateneo.

Su alcuni temi la FLC CGIL intende evidenziare particolare attenzione anche rispetto ai programmi presentati e agli impegni presi dai candidati a Rettore:

  • Democrazia e partecipazione. Le sentenze dei TAR di Torino e Genova e quanto poi attuato in altri Atenei dimostrano ciò che era già evidente e che la FLC aveva sostenuto nell’audizione davanti alla commissione che a suo tempo elaborò il nuovo statuto dell’Università di Tor Vergata: le modalità della scelta dei componenti del CdA è operata in autonomia dagli Atenei e tra queste modalità quella elettiva è legittima. Questo aspetto ci appare come uno dei punti qualificanti su cui esercitare una discontinuità, perché garantisce il coinvolgimento e la responsabilità di tutte le componenti al governo dell’Ateneo. In tal senso citiamo ad esempio la composizione del CdA della Sapienza, dove sono 5 i rappresentanti eletti, di cui tre espressione della componente accademica, uno per ogni fascia e ruolo, e due espressione della componente tecnico-amministrativa e bibliotecaria. Più democrazia e partecipazione significa anche e soprattutto, un nuovo “comune sentire” dove il confronto, la critica, la discussione e il dissenso non siano vissuti con fastidio e con scarsa tolleranza, ma ricercati e riconosciuti come valori fondanti, come gli indicatori della sostanziale qualità della democrazia a garanzia anche della trasparenza dei percorsi che portano alle decisioni.
  • Università pubblica e PTV. La natura pubblica dell’Università è la principale garanzia affinché essa assolva alla sua funzione istituzionale. Ribadiamo ancora una volta la nostra netta contrarietà alla cessione unilaterale a soggetti di diritto privato, quali sono le fondazioni, di funzioni come la formazione, la ricerca e l’assistenza sanitaria. Sono subito apparse deboli e contraddittorie le motivazioni alla base della “sperimentazione gestionale” della Fondazione PTV, come pure aleatori i presunti vantaggi conseguenti all’apporto dei privati ed il loro stesso ruolo. Oggi, alla luce dei fatti, si può affermare che tutte le nostre perplessità si sono rivelate fondate e l’esperienza della fondazione PTV non ha apportato miglioramenti sotto nessun punto di vista ed anzi ha comportato aumento dei costi di gestione scarsa trasparenza e una situazione economica a dir poco allarmante. Anche la ricerca di un nuovo assetto istituzionale per il PTV, come la sua trasformazione in IRCCS, sembra rispondere all’esigenza di dover comunque cambiare qualcosa, ma senza però provare fino in fondo a modificare gli interessi che in questi anni hanno ostacolato l’istaurarsi di un sano e regolato equilibrio tra le esigenze della didattica e della ricerca e l’esigenza di erogare un adeguato servizio di assistenza.
    Al prossimo Rettore chiediamo per prima cosa di tutelare la natura universitaria del PTV, che oltre ad erogare assistenza deve saldamente rimanere luogo di formazione e ricerca in campo medico e poi di affrontare con determinazione le diverse criticità, a cominciare dai rapporti non sempre chiari con la regione, fino al tema dell’attività intramoenia che è principalmente effettuata presso le case di cura e gli studi privati, con l’assurda motivazione della carenza degli spazi!
  • Personale. Occorre definire linee strategiche e politiche di sviluppo per il Personale in coerenza con gli obiettivi di sviluppo dell’Università, garantendo in prospettiva possibilità di sviluppo professionale per tutti i lavoratori dell’Ateneo, sia essi tecnici e amministrativi che ricercatori-docenti. La formazione del Personale deve diventare una scelta strategica per una riqualificazione professionale che riguarda un nuovo approccio socioculturale nell’ambito di una organizzazione che individua chiaramente obiettivi e traguardi. L’Università deve mettere al centro la persona con la sua dignità, le sue attitudini, le sue abilità, le sue aspirazioni. Tutte le azioni da intraprendere devono avere l’obiettivo comune di valorizzare le persone che vivono e operano al suo interno, a tutti i livelli.
    In particolare, si rende necessario garantire il sereno svolgimento di tutte le attività da parte del Personale, valorizzandone competenze e qualità. Il primo passo necessario è quello di individuare e descrivere chiaramente i processi della organizzazione universitaria, con l’obiettivo di identificare al meglio i compiti e le attribuzioni di tutti, a cominciare dalle responsabilità. Si rende necessaria una mappatura delle esigenze degli uffici e delle professionalità. Accanto alle problematiche connesse al riconoscimento ed all’accrescimento delle competenze, è necessario dare la giusta attenzione anche alle aspettative del Personale tecnico amministrativo relativamente al salario accessorio. Vanno attuati gli istituti contrattuali e normativi che consentono le progressioni economiche all’interno della categoria e i passaggi alla categoria superiore. Vanno ulteriormente potenziate le forme di welfare integrativo per tutta la comunità universitaria.
  • Precariato. Chiediamo al futuro Rettore un impegno a superare le forme di lavoro precario che riguardano una parte significativa del Personale, soprattutto di quello impegnato nelle attività di ricerca e nella didattica. Su questo tema la FLC CGIL nazionale ha lanciato una vertenza per la stabilizzazione dei Ricercatori a tempo determinato e degli assegnisti di ricerca rispondenti ai requisiti del Decreto Madia che, a differenza di quanto successo negli Enti pubblici di ricerca per analoghe figure professionali, nell’Università non ha ancora trovato applicazione. Per il Personale tecnico, amministrativo e bibliotecario chiediamo di assumere a tempo indeterminato tutti i lavoratori aventi i requisiti previsti alla stabilizzazione (Dlgs 175/2017 art. 20) e il mantenimento del positivo impegno assunto dal Direttore Generale con le Organizzazioni Sindacali e la RSU, che prevede la stabilizzazione di tutto il Personale attualmente a tempo determinato, utilmente collocato nelle graduatorie di concorsi già espletati a tempo indeterminato.

Riteniamo infine fondamentale che il nuovo Rettore sia il primo interprete sul piano dell’etica pubblica, dove Il “bene comune” ed il “pubblico interesse” siano effettivamente alla base di ogni singolo atto.

La FLC CGIL intende porsi in questa competizione elettorale in maniera trasparente ed in totale autonomia rispetto ad ogni logica di schieramento, nella convinzione che un ruolo indipendente e attivo del sindacato nel dibattito sulle prospettive di sviluppo dell’Ateneo, sulla definizione della sua stessa fisionomia nonché sulle scelte relative alla gestione delle risorse economiche e del Personale, sia la migliore garanzia per la tutela dei diritti di chi vive ed opera nell’Università.