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Le posizioni della FLC sulle elezioni per il rinnovo del Rettore all'Università di Tor Vergata

Documento della FLC Cgil di Roma Sud e della FLC Cgil Università Tor Vergata.

26/09/2008
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Documento della FLC Cgil di Roma Sud e della FLC Cgil Università Tor Vergata

Le prossime elezioni del Rettore rappresentano un momento significativo per la vita dell’Università e un’occasione per rilanciare un dibattito democratico sul futuro del nostro Ateneo tra le diverse componenti e per riaffermare la presenza dei lavoratori e del sindacato nel governo della nostra Università. La FLC Cgil intende proporre le proprie valutazioni in maniera trasparente ed in totale autonomia rispetto ad ogni logica di schieramento, nella convinzione che la tutela dei diritti di chi vive ed opera nell’università vada coniugata con un ruolo attivo del sindacato nel dibattito sulle prospettive di sviluppo dell’Ateneo, sulla definizione della sua stessa fisionomia e della sua proposta culturale nonché sulle scelte relative alla gestione delle risorse.

Difendere il carattere pubblico dell’Università

Queste elezioni vengono a collocarsi in un momento particolare e drammatico per il sistema universitario pubblico nel nostro paese, momento in cui ne è messa in discussione la stessa esistenza e funzione attraverso la conversione in legge del D.L. n. 112. Infatti i tagli al fondo di funzionamento ordinario e il blocco delle assunzioni mettono seriamente in discussione il funzionamento delle Università pubbliche, la qualità della didattica e della ricerca, i livelli dei servizi, mentre la norma che consente alle Università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato, in un quadro di regole peraltro oscuro e incerto, pone addirittura in discussione l’esistenza stessa di un sistema universitario pubblico. Nella stagione che si apre, o tutte le componenti organizzate che si riferiscono all’istituzione universitaria sapranno difendere l’Università pubblica o per essa si andrà disegnando un ruolo marginale e residuale nel sistema dell’alta formazione e della ricerca scientifica. Sono in gioco valori costituzionali e interessi generali di un paese altrimenti sempre più avviato ad un declino, e proprio per questo la difesa dell’Università pubblica non può basarsi su una difesa tout-court corporativa del sistema così come è, ma deve anche proporsi con una capacità di auto riforma, di superamento dei limiti che l’autonomia universitaria e la riforma degli ordinamenti avevano mostrato. La scelta sbagliata di trasformare il Policlinico universitario in fondazione, in questo quadro appare un precedente molto preoccupante e pertanto, pur apprezzando le posizioni espresse dai candidati alla carica di Rettore che si sono dichiarati contrari alla trasformazione in fondazione dell’Ateneo, riteniamo ciò ancora non sufficiente, considerando le ulteriori difficoltà economiche che le università dovranno fronteggiare nell’imminente futuro. Chiediamo infatti che il prossimo Rettore, in coerenza con tali affermazioni di principio, in qualità di membro del Consiglio di Amministrazione della fondazione PTV, si impegni da subito anche a difendere il ruolo pubblico del Policlinico, pur consapevoli che l’eredità della fondazione porta con se anche lo spostamento verso la Regione del governo del Policlinico, tanto che l’esito del periodo di 5 anni di sperimentazione della fondazione e le conseguenti determinazioni, verranno assunte in base alla valutazione della sola Regione Lazio. Al futuro Rettore però chiediamo un impegno quotidiano a salvaguardare le finalità del Policlinico, anche opponendosi ad eventuali delibere che, avvalendosi delle ampie prerogative proprie del Consiglio di Amministrazione di una fondazione, determinassero lo snaturamento dell’equilibrio tra assistenza, formazione e ricerca, la esternalizzazione di attività o anche un peggioramento dei diritti del Personale.

Partecipazione, trasparenza ed efficienza

Gli organi di governo dell’Ateneo sono stati in questi anni segnati da gravi limiti istituzionali che ne hanno ristretto la rappresentatività e l’autonomia: devono tornare ad essere sede propositiva e progettuale. Crediamo necessario giungere a modifiche statutarie che amplino la partecipazione alle scelte di governo della nostra università e siano condizione di una nuova trasparenza nelle scelte strategiche ed amministrative. Serve una nuova qualità delle relazioni tra le componenti della comunità universitaria oltre l’asfissia delle mere logiche accademiche. In questi anni nell’Ateneo di Tor Vergata un ruolo complessivo del sindacato non è stato riconosciuto dall’Amministrazione che anzi ha consapevolmente teso a marginalizzarlo, riconoscendolo come controparte esclusivamente per l’applicazione delle norme contrattuali per il personale tecnico e amministrativo. Le forze sociali non sono più chiamate a quel confronto su obiettivi strategici che è invece aspetto fondamentale in corrette relazioni sindacali e nella gestione democratica e trasparente di un’istituzione pubblica. La FLC Cgil oggi non può che segnalare di nuovo l’estrema gravità del problema e su questo chiederà un impegno chiaro a chi assumerà la carica di Rettore. Si intende superare un ruolo di sola difesa del proprio ruolo e dei diritti che una gestione delle risorse e delle procedure ha spesso mortificato e marginalizzato. In particolare il personale tecnico amministrativo è stato emarginato da questo confronto e penalizzato nella ripartizione delle risorse. Chi lavora nella nostra università non è solo garanzia del suo funzionamento ma rappresenta un patrimonio di competenze, memoria, capacità di rappresentare interessi collettivi, necessario per un governo moderno di un sistema complesso. Vogliamo valorizzare la risorsa rappresentata da chi lavora a Tor Vergata, anche contro dinamiche corporative di resistenza al cambiamento ed all’innovazione organizzativa ed alla riqualificazione dei servizi. Per fare ciò è necessario però che chi ricoprirà il ruolo di Rettore valorizzi questo contributo fattivo e si impegni in prima persona anche nel confronto sindacale, come avviene negli altri degli Atenei. In questa richiesta non c’è alcuna nostalgia di pratiche consociative o di indebite interferenze nella gestione dell’Ateneo, ma si vuole invece, insieme alle altre organizzazioni sindacali, contribuire a sviluppare un dibattito sulle scelte di fondo dell’Ateneo, in maniera trasparente e nel rispetto delle procedure istituzionali, così da contrastare e superare tentazioni e comportamenti autoreferenziali o corporativi. Anche le applicazioni contrattuali, in un quadro diverso e migliore, potranno effettivamente contribuire alla gestione trasparente del personale e alla valorizzazione delle professionalità.

Un’Università aperta alla città

E’ necessario rilanciare il rapporto tra l’Università e il territorio a vari livelli per evitare di cadere nell’inaccettabile alternativa tra aumento delle tasse per gli studenti, sviluppo dell’Università e valorizzazione delle risorse umane (retribuzioni e reclutamento). L’apertura al territorio non può, però essere invocata esclusivamente come opportunità di reperimento di risorse: una nuova committenza per l’Università e la ricerca pubblica, la crescita di nuove fonti di finanziamento per gli Atenei richiedono anche una nuova responsabilità sociale dell’Università e una nuova capacità di interloquire con i bisogni e le strategie del territorio. Riteniamo decisivo il nodo del rapporto che l’Università riesce a costruire con le domande dei cittadini, della Società. L’apertura dell’Università al mondo esterno richiede che queste relazioni siano governate in modo certo e trasparente. Ciò vuol dire definire regole efficaci per la gestione del conto terzi, dei consorzi, delle convenzioni, definire un ruolo per Tor Vergata nel sistema romano e regionale dell’innovazione, discutere il profilo dell’offerta didattica. E’ necessario che le risorse derivanti da queste relazioni siano reinvestite per la riqualificazione dei servizi, per sostenere la ricerca e valorizzare l’impegno di tutti i lavoratori che a vario titolo garantiscono il funzionamento dell’Ateneo. L’attività di ricerca non è affare privato di un singolo ricercatore ma ha luogo perché inserita in una struttura gestionale, in un ambiente formativo e in un sistema di servizi che la rende possibile.

Programmazione vuol dire trasparenza e equità

La CGIL chiede di procedere, anche attraverso la convocazione entro un anno di una conferenza d’Ateneo, all’approvazione di un piano triennale di sviluppo che rappresenti un riferimento certo su cui confrontarsi, che programmi l’offerta didattica, che impegni risorse certe per la valorizzazione del personale, per assunzioni basate su una pianta organica certa a fronte del proliferare di contratti a termine e atipici. La situazione si è aggravata negli ultimi anni in seguito al massiccio reclutamento di personale, unilaterale e discrezionale per le esigenze dell’Azienda Policlinico con ricorso pressoché esclusivo al lavoro atipico. Tali lavoratori oggi sono privi di diritti essenziali. La CGIL intende tutelare quella sfera di diritti, economici e normativi, essenziali per la tutela di tutti i lavoratori economicamente dipendenti. Chiamate, attivazione degli insegnamenti, carico didattico per i docenti sono oggetto dell’autonomia delle Facoltà ma riguardano l’investimento delle risorse dell’Ateneo su cui riaprire un confronto. La nuova politica del governo con il blocco del turn-over e dei finanziamenti condanna chi oggi contribuisce in forma precaria all’attività di ricerca e alla gestione tecnica e amministrativa dell’Ateneo a perdere ogni speranza di poter aspirare ad una collocazione più stabile che ne riconosca il lavoro e la professionalità. Centrale è la politica del personale; si stanno ampliando in modo preoccupante le forme di lavoro precario e le esternalizzazioni che, dietro l’illusione del risparmio, producono un abbassamento della qualità del lavoro e una riduzione dei diritti del lavoro che nuocciono alla vita democratica dell’Ateneo e ne abbassano la qualità. La valorizzazione del personale che utilizzi appieno gli strumenti contrattuali, una politica di reclutamento che, a tutti i livelli, abbia l’obiettivo della qualità e segua criteri di programmazione, trasparenza e condivisione; in questo senso l’utilizzo di finanziamenti esterni all’Ateneo per coprire i costi del reclutamento deve essere un’occasione purché si seguano i predetti criteri di programmazione, trasparenza e condivisione, evitando un peso preponderante del soggetto finanziatore sulle scelte e contrastando il generarsi di un nuovo precariato.

Un’Università aperta e di tutti

Anche in riferimento all’offerta didattica e all’accesso degli studenti si giocano due ipotesi di futuro per Tor Vergata. Noi scegliamo l’obiettivo di un’ulteriore crescita del nostro Ateneo sia in termini di offerta formativa che di espansione dell’utenza studentesca. Per riaffermare il carattere pubblico dell’Università, la CGIL si esprime con convinzione contro l’introduzione sistematica del numero chiuso ed il ricorso conseguente all’aumento delle tasse quale unico strumento per sopperire alle sempre più scarse risorse trasferite dallo stato. Crediamo inoltre sia necessario aprire un confronto sull’offerta didattica curriculare ed extracurriculare. La qualità della didattica sarà sempre più importante per l’acquisizione delle risorse, soprattutto se si affermerà, come auspichiamo, un sistema di valutazione autonomo degli Atenei.
In occasione dell’elezione del Rettore per il prossimo triennio accademico, la FLC Cgil ha inteso offrire alcuni spunti di riflessione ed augura alla comunità universitaria un dibattito sereno e diffuso che possa arricchire il programma che i candidati hanno presentato.

Roma, 22 settembre 2008

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