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DDL scuola: RSU e RSA di Frosinone approvano un documento

A sindacati si chiede di “continuare l’opposizione nei confronti di un provvedimento sbagliato nei contenuti e pericoloso per la tenuta democratica del Paese” fino alla proclamazione dello sciopero.

17/04/2015
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Pubblichiamo di seguito il documento approvato dalle RSU e RSA di Frosinone al termine dell’attivo unitario (circa 250 partecipanti) che si è tenuto il 13 aprile 2015. All’iniziativa erano presenti i parlamentari eletti nel territorio.
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Le RSU della provincia di Frosinone elette nelle liste di FLC CGIL, CISL SCUOLA, UIL SCUOLA, SNALS CONFSAL e GILDA UNAMS e i delegati di scuola nominati dalle stesse OO.SS., riuniti in data 13 aprile 2015  preso atto della presentazione alla Camera dei Deputati del disegno di legge su “La Buona Scuola”, rilevano che la capillare opera di informazione messa in campo dalle organizzazioni sindacali rappresentative del comparto Scuola sui contenuti delle linee guida sulla Buona Scuola emanate dal governo stesso lo scorso settembre 2014 ha consentito una partecipazione consapevole delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola alla consultazione on line promossa sull’argomento, conclusasi il 15 novembre dello scorso anno. Consultazione che ha messo in evidenza la netta contrarietà del personale della scuola e dell’utenza, ma che soprattutto, data l’esiguità dei numeri che ha fatto registrare, ha dimostrato l’inadeguatezza di un meccanismo consultivo che non può in alcun modo sostituire la pratica del confronto democratico con le organizzazioni rappresentative del settore, la cui legittimazione è stata ulteriormente ribadita dalle recentissime elezioni per il rinnovo delle RSU, che hanno visto la partecipazione al voto di oltre l’80% degli aventi diritto. Un risultato, quest’ultimo, che consente al sindacato di chiedere conto alla politica della sua capacità rappresentativa.

Tanto rilevato, le RSU e i delegati di scuola della provincia di Frosinone, esaminato il DdL esprimono profondo dissenso, in particolare per i seguenti punti:

  • Il conferimento al Dirigente Scolastico del potere di scelta dei docenti, attingendo da albi territoriali, sulla base di curricula e di un piano triennale dell’autonomia da lui stesso determinato, non offre elementi per un giudizio di merito complessivo sulla professionalità che invece è frutto della sommatoria e intreccio di saperi, competenza e esperienza acquisita sul campo. Ma soprattutto favorisce il rischio del prevalere dei rapporti personali, dei favoritismi e del clientelismo che snaturano la funzione docente stessa e tutta l’azione educativa della scuola; viola i diritti acquisiti dei lavoratori della scuola, introduce possibili elementi di discrezionalità, lesivi dei principi di pari opportunità e di dignità così come sanciti dagli articoli 2, 3 e 21 della Costituzione; mina la libertà di insegnamento che può essere garantita solo attraverso il reclutamento da pubblici concorsi che in modo trasparente, imparziale e rispettosi dell’autonomia didattico/metodologica, assicurano gli interessi generali in contrasto con gli interessi individuali.
    A ciò si aggiunge l’unilaterale stravolgimento delle attuali norme sulla mobilità territoriale e professionale fondata su regole universali e oggettive, conquistate in anni e anni di contrattazione integrativa sulla mobilità territoriale e professionale. Il docente così viene trasformato da soggetto avente diritto di scelta della sede di servizio a soggetto sottoposto che si rimette alla concessione del concedente trasformandosi per tutta la vita lavorativa in suddito.
  • Lo svilimento degli organi collegiali ridotti a meri organi consultivi anche in materia di scelte didattiche si configura come un grave attacco alla democrazia partecipativa dei docenti, del personale ATA, degli studenti e dei genitori, frantuma la collegialità, la cooperazione, la solidarietà e azzera il valore della socializzazione e della condivisione dei saperi quale fattore di crescita individuale, collegiale, umana e sociale.
  • I “premi stipendiali legati alla valorizzazione del merito” attribuiti in modo unilaterale dal dirigente scolastico, introdurranno una forte esclusione, gravi mortificazioni, pericolose demotivazioni e derive verso sterili competizioni tra insegnanti, frantumando la collegialità, la cooperazione e la coesione, principi fondamentali del processo educativo che andrebbero invece tutelati e rilanciati.
  • Il piano di stabilizzazioni è sperequato, contraddice le stesse promesse del governo contenute nelle linee guida sulla Buona Scuola dello scorso settembre e disattende le attese di molti precari abilitati ed esclude completamente i docenti della scuola dell’Infanzia che da anni lavorano nella scuola e a cui la Corte Europea riconosce il diritto alla stabilizzazione. La scuola ha bisogno di un piano pluriennale di stabilizzazioni per i precari delle graduatorie ad esaurimento, per gli idonei al concorso 2012, per i precari della seconda fascia di istituto, insomma per tutti coloro, ATA compresi, che rientrano nei requisiti riconosciuti dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea; a tal fine deve essere rimandata l’indizione del concorso a una data successiva alla piena realizzazione del piano pluriennale. È necessario garantire il diritto all’abilitazione per il personale inserito nelle terze fasce delle graduatorie d’istituto che ha maturato esperienza professionale svolgendo per anni regolare servizio nella scuola pubblica.
    Va eliminato l’art. 12 dove prevede l’impossibilità di proseguire con contratti a tempo determinato per coloro che hanno già 36 mesi di servizio.
  • Il DdL non parla del personale ATA, è del tutto inesistente il riconoscimento del ruolo svolto dal personale non docente per la realizzazione degli obiettivi dell’istituzione scolastica; di fatto non viene riconosciuto il valore e lo specifico contributo di ogni lavoratore e non viene presa in considerazione la loro importanza per il buon andamento organizzativo della vita scolastica, al punto tale che l’ultima finanziaria ha previsto un ulteriore taglio di 2020 posti su un organico ATA già sottodimensionato.
  • Interviene su una serie di materie che sono oggi oggetto del CCNL o della Contrattazione Nazionale di II livello, progressioni stipendiali, mobilità del personale della scuola a livello regionale o locale, attribuzione incarichi aggiuntivi, in modo unilaterale disconoscendo il ruolo delle parti sociali.
  • La possibilità di destinare il 5 per mille nella dichiarazione dei redditi alla scuola che si preferisce favorirebbe la sperequazione tra scuola e scuola, accrescerebbe le disuguaglianze fra zone e scuole facoltose da un lato e zone e scuole in difficoltà dall’altro. Esso andrebbe destinato “alla scuola” nel suo insieme, per poi ripartirlo alle singole scuole con criteri nazionali oggettivi e per obiettivi specifici.
  • La pretesa del Governo, espressa nel disegno di legge, di ottenere dal Parlamento una delega amplissima sul riordino (perché di riforma non si può parlare, per la mancanza di un disegno culturale attinente i contenuti) della governance della Scuola è grave. Così, mentre da un lato si finge di riportare la discussione sulla Scuola nell’alveo naturale del dibattito parlamentare, dall’altro, nell’atto stesso di questo conferimento, il Parlamento è di fatto estromesso mediante una delega ampia e imprecisata nei contenuti e nei principi, secondo lo schema che è già stato attuato nel Jobs Act. È inaccettabile che il Governo si intesti l’esclusiva su materie decisive per la scuola, senza un confronto non solo con le parti sociali, ma neanche con il Parlamento.
    Laddove, invece, sarebbe stato utile, e certo condiviso dal Parlamento, al fine di assicurare l’ordinato avvio del prossimo anno scolastico, intervenire con atto proprio del governo, ossia sul piano delle stabilizzazioni straordinarie, l’Esecutivo recupera un’inopinata preoccupazione democratica, legando il piano stesso al disegno di legge sulla Buona Scuola. Legittimo il sospetto che il Governo voglia così costringere il Parlamento ad approvare in fretta l’intero pacchetto, comprensivo delle deleghe, al fine di evitare l’accusa di non aver consentito le assunzioni.

Pertanto le RSU e i delegati di scuola della provincia di Frosinone chiedono:

  • l’immediato ritiro del DdL “La buona scuola”
  • l’emanazione in tempi brevissimi di un apposito decreto legge per la stabilizzazione di tutti i precari che ne hanno titolo
  • l’apertura di un vero confronto con docenti, studenti, personale ATA e dirigenti scolastici che porti ad un progetto di scuola che si confronti con i nuovi modi di apprendere e di vivere dei giovani e dei giovanissimi
  • il sostegno a quelle leggi di iniziativa popolare presenti in Parlamento che si prefiggono di costruire una scuola pubblica, laica, solidale, inclusiva e democratica fortemente ancorata ai valori di libertà e di dignità umana consacrati nella costituzione.

Le RSU e i delegati di scuola della provincia di Frosinone chiedono alle segreterie provinciali, regionali e nazionali delle organizzazioni sindacali rappresentative del comparto scuola di continuare l’opposizione nei confronti di un provvedimento sbagliato nei contenuti e pericoloso per la tenuta democratica del Paese, con ulteriori iniziative di mobilitazione, prevedendo inizialmente lo sciopero nazionale di tutta la categoria e promuovendo contemporaneamente altre possibili forme di contrasto, quali il blocco delle prove INVALSI, fino ad un eventuale ipotesi di sciopero generale qualora dal Governo e dal Parlamento non dovessero arrivare risposte concrete a tutte le questioni e ai problemi sollevati.

Ferentino, 13 aprile 2015