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Giovane studente allontanato dall’istituto a causa dell'acconciatura

È avvenuto allo IAL di Riccione. Ferma condanna dell'episodio da parte della FLC e CGIL: “inaccettabile che una struttura formativa metta in atto queste azioni”.

15/01/2015
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A cura della FLC CGIL e CGIL Rimini

La FLC CGIL e la CGIL di Rimini giudicano sconcertante la sospensione di un allievo minorenne, iscritto allo IAL di Riccione al corso di "Operatore della Ristorazione” finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, a causa della sua acconciatura. FLC e CGIL, esprimono piena solidarietà al giovane studente che sta assolvendo l’obbligo formativo (corso ordinamentale IeFP), alla sua famiglia ed ai suoi compagni che sin dall'inizio della vicenda hanno sostenuto il diritto alla libertà di scelta e piena solidarietà a M. G.
L'articolo 34 della Costituzione dice: la scuola è aperta a tutti.

I Segretari generali Roberto Barbieri e Graziano Urbinati, stigmatizzano le azioni e le dichiarazioni rilasciate alla stampa dalla dirigente dell'Ente IAL che, dinnanzi ad un minore in obbligo formativo, prima di tutto deve mettere in atto misure di accoglienza e non di allontanamento come invece ha fatto, di sospensione dalla scuola e dalle attività didattiche.

Questo atteggiamento è lesivo della libertà personale e del diritto allo studio del minore, che non può essere pregiudicato da un comportamento discriminatorio della struttura formativa.
È inaccettabile, per il ruolo centrale che ha il sistema educativo nel nostro paese, che una struttura formativa che si prefigge prima di tutto lo scopo di educare alla convivenza e alla determinazione di un pensiero critico, metta in atto azioni repressive dell'entità descritta e impedisca al ragazzo l'accesso agli ambienti scolastici per la semplice ragione che la sua pettinatura non è conforme al regolamento!
Non si può invocare il rispetto di un regolamento (che pure ha la sua importanza che non vogliamo smentire) e contemporaneamente abdicare al ruolo di educatore, venendo meno ai principi che sono alla base della mission educativa.

La scuola deve essere il luogo per eccellenza dell'accoglienza, del rispetto, della convivenza civile, della libertà, della democrazia, dell'insegnamento di principi e valore utili alla crescita dei futuri cittadini.
È intollerabile, ogni riferimento ad azioni e comportamenti messi in atto dalla dirigenza nei confronti di coloro che si presentano a scuola con abbigliamento e barba non consoni al regolamento, provvedendo in modo coercitivo alla rasatura con “lamette e gel...” tenute a portata di mano.
Chi stabilisce se il taglio dei capelli o l'abbigliamento di un giovane è consono? Quali principi devono essere rispettati? E chi decide se quel look così sgradito alla dirigente, sia decoroso o no?
Al ragazzo, figlio dei nostri tempi, deve poter essere garantito il diritto di scelta e la libertà di decidere come abbigliarsi e deve poter essere garantita, immediatamente, la possibilità di entrare a scuola e seguire il corso per il quale si è iscritto.
Risulta poi inaccettabile e riprovevole, qualsiasi affermazione attraverso la quale si dispensano giudizi di valore nei confronti delle modalità educative della famiglia salvaguardate dall'art. 30 della Costituzione.

Abbiamo notizie che stamattina il giovane si è presentato con il genitore a scuola e non sia stato accettato, perpetrando così nell'umiliazione e nella mortificazione del giovane, delle sue aspettative e motivazioni allo studio oltre che della sua famiglia.
Pensiamo davvero che questo sia il modo corretto per creare il dialogo e la fiducia tra scuola, studente e famiglia? Noi pensiamo proprio di no!
Per questo chiediamo il ritiro immediato del provvedimento punitivo per M. G. e che venga effettuata ogni tipo d valutazione sull'operato della dirigente che, attraverso deprecabili azioni, impedisce di fatto l'applicazione degli articoli 3, 13, 30 della Costituzione.

Altra cosa è invocare il rispetto delle regole, che vanno fatte rispettare con la giusta misura avendo cura che esse non siano limitative delle libertà individuali.
Per questo, a nostro parere, il rispetto delle regole non deve passare attraverso azioni coercitive, repressive e limitanti la libertà individuale ma mediante misure educative.
Il rispetto delle norme e procedure igienico-sanitarie vanno garantite da comportamenti e modalità organizzative che ne garantiscano l'attuazione, ma il diritto della persona, della sua personalità, della sua dignità sono principi inviolabili da qualsiasi regolamento.