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Scuola: insegnanti insufficienti per il prossimo anno scolastico. Per ripartire in sicurezza e con un’offerta formativa di qualità servono investimenti e stabilizzazione del personale

Comunicato stampa FLC Cgil Modena - Cisl Scuola Emilia Centrale - Uil Scuola/Rua Modena

12/05/2020
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Nei giorni scorsi si è tenuto l’incontro tra le Organizzazioni sindacali e l’Ufficio scolastico territoriale di Modena sull’organico dei docenti per l’anno scolastico 2020/2021.

I posti per la provincia di Modena sono 9.030 comprensivi dei posti di sostegno.

Si prevede che gli studenti saranno circa 95.029 con una riduzione di 284 unità rispetto all’anno in corso. Il calo demografico continua nella scuola dell’infanzia (-105) e primaria (-886), mentre aumentano gli studenti alle scuole medie (+162) e superiori (+545).

Nonostante la sostanziale conferma del numero complessivo dei docenti assegnati nell’anno scolastico precedente, non saranno soddisfatte tutte le richieste di classi a tempo pieno, ma funzioneranno solo quelle autorizzate nell’anno scolastico 2019/20, all’incremento delle classi nella scuola media non corrisponderà un docente in più, mentre quelli complessivamente assegnati alle superiori rischiano di non coprire tutto il tempo scuola previsto.
Aggiungiamo anche il fatto che al momento mancano le graduatorie dei concorsi per la scuola secondaria, quindi forme di reclutamento per assumere gli insegnamenti necessari a coprire gran parte dei posti vacanti e su cui stanno lavorando i supplenti: circa 1.200 per il solo anno scolastico in corso, a cui si aggiungeranno gli oltre 140 pensionamenti previsti dal prossimo settembre.

La sola riconferma dell’organico ora assegnato utilizzando criteri e parametri pre Covid-19  non sarà quindi sufficiente a garantire una regolare ripartenza, che per le caratteristiche di emergenza, si presenta molto complessa.

Questo impone l’adozione urgente di misure straordinarie, non solo sul versante della sicurezza e della tutela del personale e degli studenti.

Servono investimenti e stabilizzazioni massicce per i docenti al fine di consentire la didattica in presenza, evitare assembramenti e ridurre il numero degli alunni per classe, dare supporto agli studenti più svantaggiati o più fragili garantendo a tutti, senza distinzione, il diritto allo studio e un piano dell’offerta formativa di qualità.

Occorre investire anche sul personale Ata per garantire la sicurezza, la sanificazione e le attività amministrative e tecniche.

Servono altresì luoghi fisici funzionali al distanziamento sociale: per questo sono urgenti interventi per l’edilizia scolastica e nuovi spazi dove poter fare lezione. Sarà necessario ragionare di riorganizzazione dei servizi di mensa e dei trasporti.

Così come vanno individuate soluzioni di riorganizzazione delle attività che agiscano sul versante del recupero delle carenze degli studenti, sulla valorizzazione della continuità didattica e ristabiliscano quelle relazioni che sono venute meno in questi mesi.

Non si può trascurare la necessità di una spinta innovativa sulla formazione di tutto il personale scolastico a tutela della salute e a supporto della digitalizzazione.

Servono investimenti e un progetto/cantiere per rimettere al centro della politica e delle priorità del Paese la scuola che, in questa vicenda, ha subito una ferita profonda, come ha ricordato il Presidente Mattarella.

In questo contesto non servono fughe in avanti: tutti i soggetti istituzionali e sociali,  sono chiamati alla responsabilità per garantire e agevolare un avvio di anno scolastico nel rispetto prioritario della salute pubblica senza sacrificare ancora il diritto all’istruzione.

La scuola è un luogo di apprendimento, relazione e partecipazione. È comunità. È il cuore della democrazia di un paese. Deve poter partire e per farlo servono certezze e risorse.


 

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