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Povero prof di scuola, arriva il contratto. "Recuperiamo adesso o mai più"

Nella newsletter Dietro la lavagna vi raccontiamo il piano della FLC CGIL per ottenere un recupero salariale record: 343 euro lordi con i prossimi due accordi (spalmando la cifra tra il 2022 e il 2024). Da cinque anni, racconta una ricerca Eurydice, il potere d'acquisto dei docenti italiani è fermo.

23/10/2021
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la Repubblica

E il rinnovo del contratto per la scuola? Tutto ancora fermo. Le attese sono alte, le speranze di ottenere un riconoscimento economico degno di un Paese europeo no. Ci sono risorse stanziate per un rinnovo (2019-2021, quindi praticamente scaduto) pari a 87 euro lorde, i sindacati, però, chiedono  di più. Alza il tiro il segretario della Flc Cgil, Francesco Sinopoli, a partire da un dato: "I lavoratori ell’istruzione scolastica guadagnano 343 euro lordi in meno dei loro colleghi statali".

Vi riportiamo - affinché vi facciate un'idea - il confronto con gli stipendi europei. E per scoprire che il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni.

Cgil: “Un aumento di 340 euro in quattro anni”

di Corrado Zunino

Francesco Sinopoli, è partita la stagione contrattuale per la scuola. Quando si chiuderà e come?

“Attendiamo l’atto di indirizzo del governo, ma sappiamo già adesso che questo è il momento, la stagione, per dare un segnale al Paese. Non c’è niente di più esplicito del rinnovo del contratto per dire ai cittadini dove il governo intende mettere la scuola, in quale posizione su una scala gerarchica di interessi. Il Governo Draghi dice che la scuola è al centro dell’Italia, è l’ora di dimostrarlo”.

Quale sarà la richiesta della Flc Cgil, che lei guida?

“Iniziamo a dire quello che oggi c’è in campo e che cosa andremo a trattare. Ci sono risorse stanziate per un rinnovo per i prossimi due anni pari a 87 euro lorde. Naturalmente non sono sufficienti e naturalmente lotteremo per portare quella cifra a tre cifre”.

La strada è agevolata dall’arrivo, lo scorso 20 maggio, del Patto per l’istruzione.

“Certo, ed è all’interno di questa cornice che faremo notare le tre distanze che dovranno essere colmate con i prossimi due contratti di lavoro”.

Diciamo la prima.

“Tra i lavoratori della scuola italiana, e quindi parliamo di docenti e di amministrativi, e quelli del mondo Ocse, i Paesi industrializzati, c’è una distanza retributiva media pari al 15 per cento”.

La seconda distanza?

“I lavoratori della nostra istruzione patiscono un ritardo rispetto ai colleghi della pubblica amministrazione italiana di oltre 6.000 euro l’anno”.

Il terzo gap, poi traiamo le conclusioni.

“Diciamo, intanto, che nel comparto istruzione oltre il 50 per cento dei dipendenti è laureato, percentuale che salirebbe e di molto se prendessimo in esame solo gli insegnanti. Bene, il comparto pubblico che per densità di lauree si può comparare è quello delle istituzioni centrali, gli statali. I lavoratori dell’istruzione scolastica, e questa è la terza e più significativa distanza, guadagnano 343 euro lordi in meno dei loro colleghi statali”.

E voi volete riempire questa distanza con la chiusura del contratto 2019-2021?

“Con i prossimi due contratti, quindi da oggi al 2024”.

Ci sono possibilità di riuscirci?

“Uno stipendio decoroso per gli insegnanti italiani, e oggi non è decoroso, è una questione che riguarda tutto il Paese. Lo si è capito, anche grazie e a causa della pandemia. Questo dibattito va aperto nel Paese, i tempi sono maturi”.

Le risorse del Piano nazionale di resilienza e di ripresa, che per l’istruzione scolastica ammontano a più di 17 miliardi, devono essere dedicate anche al personale oltreché alle infrastrutture?

“Il Pnrr le prevede espressamente sulla formazione, capitolo decisivo. Parla di 800 milioni per formare gli insegnanti sulla didattica digitale e 1,1 miliardi per le nuove competenze e i nuovi linguaggi. La formazione dovrà essere realizzata in orario di lavoro e retribuita”.

L’organico Covid lavorerà fino al 30 giugno, questo è in Finanziaria.

“Sì, ma per ora è previsto solo per i recuperi degli studenti. Il ministero dell’Istruzione deve consentire a questa categoria di docenti di proseguire l’insegnamento oltre il 31 dicembre anche in caso di sdoppiamento delle classi. Per farlo, servono 631 milioni di euro”.

Parlate di sdoppiamento delle classi perché chiedete di abbassare i limiti degli alunni in ogni aula.

“E’ il presupposto per una didattica che arrivi ai ragazzi. Bisogna portare il tetto a 18-20 studenti per classe. E far tornare il tempo pieno ai livelli pre-Gelmini”.

Riproporrete l’innalzamento dell’obbligo scolastico?

“Dai tre ai diciott’anni, sì”.

Per fare tutto questo servono tante risorse.

“Serve colmare i ritardi, far crescere la spesa per l’istruzione di un punto del Prodotto interno lordo. Sono 17-18 miliardi in più l’anno. Un obiettivo che va raggiunto in un tempo ragionevole”.

Nella Nota di adeguamento, il Nadef, il governo torna a parlare di autonomia differenziata della scuola. Il Friuli Venezia Giulia ha già ottenuto poteri sul dimensionamento delle classi e il ruolo degli Uffici scolastici. 

“Questa misura va neutralizzata. L’autonomia differenziata è la strada che conduce all’allargamento delle differenze. E’ una locuzione che va cancellata dal vocabolario scolastico”.

Eurydice: docenti, potere fermo da 5 anni

In Italia, ma anche in alcuni Paesi europei come la Francia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi cinque anni. E anche se i docenti hanno visto crescere i propri stipendi nella maggior parte dei sistemi educativi dell'Unione europea, gli aumenti sono stati generalmente modesti o indicizzati all'inflazione e in alcuni casi addirittura inferiori. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto di Eurydice "'Teachers and School Heads' Salaries and Allowances in Europe 2019-20", che mostra la composizione e le differenze nelle retribuzioni degli insegnanti e dei capi di istituto di trentotto sistemi educativi europei.

L'articolo integrale con i dati.

Nell'ultimo rapporto Education at a glance, la ricerca promossa dall’Ocse che analizza e confronta i sistemi scolastici dei principali paesi d’Europa e del mondo, anche questa volta viene confermato il dato negativo delle retribuzioni degli insegnanti italiani che risultano essere molto distanti rispetto a quelle dei colleghi degli altri paesi. La Flc Cgil ne ha fatto una sintesi con le tabelle qui riportate.

Nella scuola primaria la differenza tra lo stipendio medio annuale di un docente italiano e quella degli omologhi docenti dell’area Ocse è in media del 15 per cento inferiore, ovvero 6.700 dollari in meno a parità di potere d’acquisto.

Altrettanto evidenti sono le differenze per i docenti della scuola media: in Italia l’insegnante percepisce il 13 per cento in meno rispetto ai colleghi dei paesi Ocse e il 12 per cento in meno rispetto ai colleghi dei Paesi europei, rispettivamente 6.188 e 5. 574 dollari in meno.

Stesso discorso per i docenti delle scuole superiori: i docenti in Italia percepiscono il 14 per cento in meno rispetto ai docenti dei Paesi Ocse (in dollari meno 7.285) e il 13 per cento in meno rispetto ai docenti europei (in dollari meno 6.870).

Le distanze risultano ancora più eloquenti se gli stipendi annuali vengono espressi in euro e il confronto viene effettuato rispetto alla condizione retributiva dei docenti dei principali Paesi europei che per condizioni sociali ed economiche risultano più omogenei all’Italia (come la Spagna e la Francia).

Queste differenze sono presenti in tutte le diverse fasi della carriera docente, dal momento dell’ingresso nella professione fino al termine della carriera. Negli esempi che seguono prenderemo a riferimento una situazione media quale può essere la retribuzione annuale dopo 15 anni di servizio.

Tra un insegnante italiano e uno francese della scuola primaria con 15 anni di servizio lo scarto stipendiale è di 3.421 euro. Ancora maggiore la differenza rispetto ad un insegnante spagnolo: -6.177 euro. Siderale invece la distanza rispetto allo stipendio di un docente tedesco: -34.322 euro.


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