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«Vietare il canto durante le ore di musica è un grave errore»

Il corista dell’Accademia di Santa Cecilia

02/09/2020
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Corriere della sera

Giovanna Cavalli

« Follie, follie! Delirio vano è questo!», gorgheggia velocemente, improvvisandosi Violetta, Massimo Iannone, 58 anni, da 33 artista del coro dell’Accademia di Santa Cecilia (ma ha diviso la scena pure con sir Elton John) e vocal coach dei giovani talenti dell’ultimo Festival pucciniano di Torre del Lago, sentendo che il comitato tecnico scientifico vorrebbe silenziare il canto nelle scuole, perché spargerebbe goccioline pericolose. E ricorrere alla Traviata gli sembra il minimo. «Non possono farlo, il canto è vita», esclama come sul palco dell’opera.

Eppure, secondo gli esperti del governo, cantare durante le lezioni di musica aumenta il rischio di contagio, dunque in classe è «meglio soprassedere».

«Sbagliatissimo. Cantare è la prima espressione artistica con cui da bambini comunichiamo sentimenti ed emozioni, è immediato, limpido, è la voce del cuore, sarebbe come tagliarne via un pezzo».

Sempre che uno sia intonato.

«E perché, gli stonati un cuore non ce l’hanno? Non importa, i ragazzi devono poter cantare, è la cosa più naturale al mondo, non è come suonare uno strumento, che lo devi studiare, è spontaneo, come il pianto».

La sicurezza però viene prima.

«Certo, ma che problema c’è? Basta rispettare le regole. Mantenere la distanza e indossare la mascherina».

E come si fa a cantare con la stoffa davanti alla bocca?

«Si canta, si canta. Al festival pucciniano hanno allestito un Gianni Schicchi con le mascherine! La voce arriva ovattata, ovvio, perde in timbro e volume, ma con una buona tecnica si può ovviare al problema».

E il coro, dove si sta tutti appiccicati?

«Ci si distacca, viene bene lo stesso ad un metro e mezzo l’uno dall’altro. Ci si sente più soli, ma pure prima, quando si stava stretti, c’era il terrore sacro di prendersi il raffreddore: bastava uno sternuto per allarmare i cantanti».

Che vorrebbe dire agli esperti?

«Di non togliere il canto ai giovani, perché è ancora peggio che privarli della parola. Non si possono reprimere i battiti del cuore. Anzi, la musica dovrebbe diventare ancora più importante, a scuola».

Invece...

«Invece la trattano malissimo. I bambini andrebbero indirizzati all’ascolto della musica classica, alla conoscenza dell’opera lirica, dove tutto è fantasia, sogno, colore, danza. Io a 5 anni in classe intonai Va pensiero. La musica è studio, tecnica, passione, disciplina. Una preziosa maestra di vita da cui si impara che, senza dedizione, non si arriva da nessuna parte».