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Usa, basta con i test l’istruzione scopre le domande creative

La fantasia è al centro delle tracce delle prove “Cerchiamo di capire la vera identità dei candidati”

05/11/2013
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la Repubblica

DAL NOSTRO INVIATO NEW YORK I dogmi sembrano muri impossibili da abbattere sino a quando si incrina la prima crepa che porta al crollo. Così negli Stati Uniti inizia a sbriciolarsi la fede granitica nei test scolastici, una sorta di totem che accompagna (e terrorizza) gli studenti dalle elementari sino all’università. Hanno sigle e modalità diverse ma li unisce l’oggettività di giudizio e la garanzia di un livello di qualità alto, o almeno questo hanno sempre ripetuto i sostenitori ad oltranza del metodo. Ma adesso il clima sta cambiando. La rivista “The Atlantic” è tra le prime a porre il problema: siamo ancora sicuri che sia il modo giusto per valutare i ragazzi? E ancora: in un’epoca come la nostra sempre più complessa è davvero questa l’unica strada per realizzare la meritocrazia? Nel dibattito che segue i “no” sono una valanga inaspettata: i genitori e i giovani sono i primi a scagliarsi contro l’istituzione, ma anche molti professori si accodano. Tanto che adesso molte università, vero tempio dei test, cominciano la retromarcia. A partire dalle “applications” le domande che gli studenti delle superiori mandano, in questo periodo dell’anno, ai college per farsi ammettere. Oltre al curriculum scolastico bisogna comporre una sorta di tema: in alcuni casi è libero in altri la traccia viene scelta dalla facoltà. Ed è qui che arrivano le sorprese. Le indicazioni suonano quanto meno strane: scrivi la tua barzelletta preferita senza rovinarne il finale, oppure preferiresti essere allevato da un robot, un alieno o un dinosauro? E ancora: se devi passare il prossimo anno nel passato e nel futuro dove vorresti andare e perché? È una svolta storica: a motivarla la scoperta degli esperti che trovano sempre più spesso studenti brillanti ma scarsamente dotati di creatività, preparati ma poco inclini ad uscire dagli schemi. Da qui la necessità di introdurre dosi massicce di fantasia nel sistema: «Vogliamo valutare oltre all’intelligenza la capacità degli studenti di rischiare, di cercare risposte non standard ai problemi»: racconta al New York Times Andrew Flagel della Brandeis University e aggiunge: «Vogliamo che i nostri allievi abbiamo una forte identità personale». E un professore spiega all’Huffington Post: «Quando chiedo una data di un evento storico si alza una selva di mani e le risposte sono quasi sempre puntuali. Ma se poi domando il perché quella cosa è accaduta e che conseguenze ha avuto la classe si zittisce ». Sempre il New York Times racconta che un gruppo di scuole materne della città sta pensando di abolire i test di ammissione: «Sono dannosi e provano inutili stress nelle famiglie e nei bambini ». Subito sul sito si accende la discussione. Un preside della Pennsylvania non ha dubbi: «Insegno da oltre trent’anni e sono costernato nel vedere come i test abbiano accresciuto la loro importanza sino a diventare l’unico metro di giudizio in qualsiasi grado del percorso scolastico. È un errore grave, si creano ragazzi meccanicizzati, lineari incapaci di elaborare un pensiero autonomo ». E Victoria Goldem, autrice di una guida agli istituti di New York, è ancora più netta: «Bisogna ritrovare un metro di giudizio soggettivo». La fantasia, il coraggio, l’indipendenza di giudizio iniziano ad entrare nel vocabolario dei professori e la novità ricade sugli studenti che reagiscono a umori alterni. Alcuni postano sui social commenti ansiogeni: «Ma cosa vogliono adesso? Non basta più essere bravi e avere ottimi risultati per essere ammessi, adesso devo pure essere creativo: non è giusto». Ma c’è anche chi, come Sam dall’Oklahoma, si entusiasma: «Nella mia domanda all’università di Chicago io ho scritto il tema sulla barzelletta: spero di averlo fatto bene. Sono felice che provino a misurare anche la mia creatività, penso che nel lavoro mi sarà utile». Lo credono i professori: «Le sfide che aspettano questi ragazzi non sono più quelle di appena vent’anni fa, la situazione è cambiata in maniera drastica. Avere una voce originale, saper trovare una soluzione creativa ad un problema sono capacità fondamentali ». E così, come spesso accade, il muro crolla sotto i colpi della fantasia.