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Università, stretta sul doppio lavoro

Le nuove regole di Anac e ministero. Più bandi aperti agli esterni e sorteggio per i componenti delle commissioni No all’assunzione di familiari fino al quarto grado. E per i professori divieto di cumulare incarichi e ruoli

15/05/2018
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la Repubblica

Corrado Zunino

L’anticorruzione entra in università. Con le persone dedicate alla questione, così attuale, con nuovi regolamenti. Oggi la ministra uscente Valeria Fedeli (Istruzione, Università e Ricerca) invierà ai centosei rettori delle università italiane ( private e telematiche comprese) e ai ventidue presidenti degli enti di ricerca pubblici l’atto di indirizzo su corruzione e trasparenza. Chiede una severa stretta al doppio lavoro dei docenti d’ateneo e una forte apertura nelle chiamate pubbliche per i concorsi.

Attorno alla figura del responsabile anticorruzione, esistente dal 2012 ma fin qui in sordina, ora si è costruito un ampio spettro di possibilità per intervenire sui concorsi, sull’Abilitazione scientifica nazionale che produce cattedre, sulla formazione delle commissioni giudicanti e su un procedimento disciplinare. È un periodo di tensioni, in molti atenei d’Italia. L’inchiesta di Firenze ha aperto lo scorso autunno un’attenzione speciale delle procure «su fenomeni di maladministration e cattive condotte da parte dei professori » . Sono nate, da allora, associazioni per la trasparenza e il merito, osservatori indipendenti sui concorsi universitari.

Ora arriva l’atto di indirizzo ed è un vero testo amministrativo e politico — 26 pagine, divise in tre parti — che riprende buona parte delle indicazioni dell’Autorità anticorruzione e chiede alle autonome università, che continuano a preferire i concorsi interni, «più bandi aperti all’esterno » . L’Anac suggerisce agli atenei di aumentare le risorse finanziarie per l’assunzione di professori esterni « oltre la quota disposta per legge» e «attraverso procedure riservate esclusivamente a candidati esterni».

Di fronte al crescere di contestazioni sui criteri dei concorsi, l’atto dell’Anticorruzione raccomanda il ricorso al sorteggio per individuare i componenti di una commissione universitaria ( e degli enti di ricerca pubblici) e chiede, ancora, che le commissioni per il reclutamento dei ricercatori, dei professori associati e degli ordinari siano composte a maggioranza da esterni. Il documento mostra sfiducia verso il sistema e chiede una scelta pubblica, fatta attraverso call, per reclutare i selezionatori delle riviste scientifiche che danno punteggio, soprattutto quelle collocate in classe A.

Se la cronaca racconta di inchieste larghe della Guardia di finanza sul doppio lavoro dei professori universitari, il testo, attraverso modifiche dell’ultima ora, annuncia « ipotesi più stringenti per il divieto di cumulo di ruoli e incarichi » . L’Anac e il Miur ricordano che «per esercitare una libera professione un docente a tempo indeterminato deve chiedere l’autorizzazione all’università, e comunque comunicare l’incarico » . Ancora: « Per i professori universitari a tempo pieno e definito si ribadisce la totale incompatibilità con il commercio e l’industria o l’assunzione di impieghi alle dipendenze di privati e di cariche in società costituite a fine di lucro » . Leggi del 1957 ribadite nel 2001 e rimaste sostanzialmente inapplicate. Un passaggio importante è quello in cui l’Autorità anticorruzione sollecita la verifica dell’effettivo svolgimento di una ricerca universitaria entro i tempi previsti: «Sarà condizione necessaria per la presentazione delle domande per futuri progetti » . Si sottolinea come l’eccesso di fonti di finanziamento per la ricerca (First, Prin, Foe, Fisr, Firb, Pon) e di norme per erogarli possa ingenerare scarso controllo. Anche i finanziamenti erogati all’interno del singolo ateneo devono avere «maggiore pubblicità» ed essere ispirati «a una proporzionalità fondata sul merito scientifico e la rilevanza dei progetti di ricerca » . Critica la posizione sulla « proliferazione di società partecipate, associazioni, consorzi e fondazioni ».

La ministra Valeria Fedeli dice: « L’atto di indirizzo è frutto di un lungo lavoro con l’Anac e il mondo accademico. Offriamo una linea comune d’intervento al sistema accademico per valorizzare la parte migliore dell’università e intervenire sulle criticità che si sono verificate ».