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Università, boom di corsi online e i grandi atenei cavalcano l’onda

Cinque anni fa erano diciotto, oggi quattrocento In campo anche le istituzioni più prestigiose che hanno varato un Piano nazionale digitale

30/06/2018
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la Repubblica

Corrado Zunino

Nel Paese accademico, in questo momento, ci sono 400 corsi di insegnamento in Rete. Danno crediti, consentono di laurearsi. Si chiamano Moocs e sono nati all’Università di Stanford nel 2011. Possono tradursi, secondo Dizionario Oxford, in “Corsi di studio resi disponibili online, gratuitamente, per un gran numero di persone”.

Il Paese accademico, l’accademia italiana, si è visto per due giorni all’Università di Udine, ha fatto incontrare 250 studiosi e messo i presupposti per un Piano nazionale sulle università digitali. Anche l’Italia, Far West sulle lauree online fino a 2013 inoltrato, prova ora a mettere ordine sull’e- education, formazione del presente per Stati Uniti e Francia, risorsa di un futuro vicino per India e Cina. È nata l’era dei Massive courses italiani: supera senza rimpianti l’età delle università telematiche caratterizzata, fino al 2013 appunto, dal tentativo delle “ celebri tradizionali” (Sapienza, Firenze) di fare concorrenza alle varie Unicusano. Fallì quel tentativo, che stava portando gli atenei ortodossi ad abbassare la qualità didattica offerta. A perdersi.

Il Manifesto di Udine, che precede il prossimo Piano digitale, fotografa una realtà contemporanea diversa. Nel mondo si contano 78 milioni di learners in rete ( dato 2017, erano cinque milioni nel 2013) e un mazzo di nostri atenei consorziati in cinque centri ha deciso di non guardarli dalla finestra: « O i corsi online li facciamo noi, e meglio, o li fanno gli altri, anche in Italia » . Lo hanno detto diversi relatori a Udine. I Moocs italiani, seguendo i numeri di un questionario della Conferenza dei rettori (Crui), nel 2013 erano soltanto diciotto. Diciotto insegnamenti inseriti in corsi di laurea ed erogati da due università. L’anno successivo sono diventati 39, quindi 94 e oggi siamo vicini a quota 400. In cinque stagioni sono cresciuti oltre venti volte. E gli studenti sono diventati duecentomila. quattro volte quelli del 2013.

Quali sono le università che li hanno intercettati? Poco più di venti, riunite in cinque gruppi ( certificati da un aggregatore internazionale come “Class central” che, come usano gli anglosassoni, inizia a stilare classifiche di merito). Una delle piattaforme nazionali è Rete Eduopen, diciassette atenei guidati dall’Università di Modena e Reggio (con Genova, Padova, Venezia Ca’ Foscari, Parma e Bari dentro): offrono corsi di 3-5 settimane attraverso videolezioni, forum e test. C’è, quindi, l’aggregazione Federica, fondata dalla Federico II di Napoli dieci anni fa con fondi europei e oggi allargata ai contributi di Padova e Pavia (da segnalare le videolezioni di Sabino Cassese in Diritto amministrativo e quelle di Nando Pagnoncelli in Scienza politica). La caratteristica di Federica è la pari qualità tra le lezioni impartite in classe e quelle recepibili online. Il Politecnico di Milano, ancora, ha organizzato Metid: trentatré corsi ( 24 in inglese). E sul crinale Massive courses si stanno muovendo con cura e una certa velocità l’Università di Torino e quella di Pavia.

Il presidente della Crui, Gaetano Manfredi, rettore tra l’altro della Federico II, è uscito dal convegno di Udine con un documento di sintesi che sarà la traccia da consegnare al governo. Dice Manfredi: « La frontiera digitale è ampiamente inesplorata, la formazione ha opportunità straordinarie di crescita. Ci sono 200 milioni di studenti nella formazione terziaria e si aggiungeranno altri 60 milioni entro il 2025. Per soddisfare questa richiesta ogni settimana dovremmo aprire quattro nuovi campus di dimensioni medie. Oggi, invece, spingendo sull’educazione digitale l’università italiana può farsi promotrice di una grande trasformazione del sistema culturale nazionale».

Dopo Udine nascerà un gruppo di lavoro tra la Crui e il ministero dell’Istruzione: l’obiettivo è di presentare ( e vendere) a Dubai 2020 il sistema universitario italiano nel suo complesso, digitale compreso. La questione Moocs attraversa in pieno la formazione continua: può riportare in ateneo chi ha interrotto gli studi, chi è entrato presto nel mondo del lavoro e oggi richiede specializzazione. Chi. finalmente, ha tempo libero per studiare. Nel resto del mondo, attorno al bacino dei corsi su internet, ruotano 500 grandi aziende.