FLC CGIL
http://www.flcgil.it/@3875093
Home » Rassegna stampa » Nazionale » Unità: Lega: precedenza per i lombardi nelle università a numero chiuso

Unità: Lega: precedenza per i lombardi nelle università a numero chiuso

Il Carroccio della Lombardia: nei test d’ammissione non si tenga conto del voto di maturità «Lombardi svantaggiati perché in alcune regioni del Sud i voti sono dati con generosità»

24/09/2010
Decrease text size Increase text size
l'Unità

Luca De Carolis

La via “padana” ai test d’ingresso universitari: corsie preferenziali per gli studenti che vivono in Lombardia, e nessun valore per il voto di maturità «perché nelle scuole del Sud sono troppo generosi». Il tutto, beninteso, senza dimenticarsi «di sostenere in via prioritaria» con fondi appositi gli studenti di pura razza lombarda. Mentre tiene ancora banco il caso di Adro, il paesino nel Bresciano dove la nuova scuola pubblica è stata ricoperta di simboli della Lega, il Carroccio lancia un’altra provocazione sul tema. Protagonista, Massimiliano Orsatti: 38 anni, ex assessore comunale nella “sua” Milano e ora consigliere regionale per il Carroccio. Che sostiene: «Oggi gli studenti lombardi partono svantaggiati, perché nei test d’ammissione agli atenei a numero chiuso si tiene conto anche del voto preso alla maturità, che in alcune regioni del Sud notoriamente è dato con generosità». Per questo, «la Lega chiederà che nei test d’ammissione non si tenga conto del voto di maturità. Successivamente, chiediamo una corsia riservata per gli studenti che siano residenti in Lombardia da almeno cinque anni». Ma per favorire gli universitari locali servono anche fondi, rigorosamente riservati. E allora Orsatti si è fatto promotore di un apposito emendamento al piano regionale di sviluppo della Lombardia, approvato due giorni fa in commissione Bilancio con i voti di Lega e Pdl. Il testo recita: «La Regione Lombardia intende migliorare i propri interventi per il diritto allo studio universitario, cercando di tutelare e sostenere in via prioritaria gli studenti lombardi». Come? Lo spiega lo stesso Orsatti: «Penso a borse di studio calibrate sul costo della vita in Lombardia, che è più alto rispetto al Sud, o alla differenziazione dei criteri di reddito per l’accesso alle università, visto che con un reddito di 20mila euro all’anno una famiglia del Sud ci vive,ma al Nord è sotto la soglia della povertà». Il consigliere, che sul suo sito paragona la Lega «a una vera e propria famiglia », non ha trascurato le scuole.

ARGOMENTI LEGATI AL TERRITORIO «La Regione - precisa l’emendamento - monitorerà attentamente la reale attuazione e implementazione da parte degli istituti lombardi degli indirizzi regionali per i programmi scolastici », anche attraverso la verifica «degli effettivi esiti dell’apprendimento degli studenti lombardi». Orsatti traduce: «Esiste una legge regionale in base a cui il20%dei programmi scolastici deve essere dedicato ad argomenti legati al territorio. Vogliamo sapere quante scuole lombarde sono a conoscenza di questa possibilità, e quante la stanno applicando. La valutazione dei fondi sul diritto allo studio andrà fatta complessivamente ». Ovvero, gli istituti più attenti ai temi “padani” prenderanno più soldi. La leva più efficace per far passare il credo leghista in tema di istruzione. Malo zelo etnico di Orsatti suscita dubbi anche nella maggioranza. L’assessore regionale alla Cultura, Massimo Buscemi (Pdl), si smarca nettamente: «Fare distinzioni tra lombardi e non lombardi francamente mi sembra un discorso di retroguardia che non appartiene al tessuto della nostra regione. La nostra ricchezza è il fatto che qui si siano concentrate le migliori risorse e intelligenze, arricchendo il nostro territorio. E poi limitare l’accesso all’istruzione non mi pare corretto». Non solo: «Da convinto oppositore del numero chiuso nelle università, non riesco proprio ad immaginare di limitare territorialmente le nostre scuole, le nostre biblioteche, la cultura in generale ». Fuoco di fila dall’opposizione. Marco Meloni, responsabile università del Pd, sibila: «Un diritto di prelazione per gli studenti lombardi? La solita idiozia della Lega, di cui pagherebbe le conseguenze innanzitutto la Lombardia. Rinunciare ad attrarre i ragazzi, in nome di un insensato e inesistente diritto di appartenenza etnico-territoriale, significa rinunciare alla qualità e alla competitività del sistema informativo». Il segretario regionale dei Democratici, Maurizio Martina, osserva: «Ancora una volta la Lega tenta di sviare l’attenzione dei cittadini con proposte che hanno solo il sapore della propaganda. Consiglio ai leghisti di tornare a confrontarsi con la realtà, cominciando con l’ascoltare i tanti ricercatori milanesi e lombardi che sono in mobilitazione»”. Martedì prossimo il piano regionale di sviluppo approderà in aula per l’approvazione definitiva, e ogni emendamento andrà nuovamente votato. Compreso quello di Orsatti, che potrebbe scontare i nervosismi nel centrodestra. Dove non tutti sognano una scuola rigorosamente padana.