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Unità: La carta della povertà

di Oreste Pivetta Il centrodestra che era nato sventolando il liberismo si rassegna al paternalismo: con la tessera del pane non aiuta i poveri. ma dà il segno della propria miseria

20/06/2008
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l'Unità

di Oreste Pivetta

Questo nostro paese, governato a larga maggioranza da Berlusconi e dalla truppa ossequiente dei suoi ministri, con
il solerte appoggio di parlamentari, governatori, sindaci, pubblici amministratori in genere, giornalisti e stipendiati, sembra si sia posto un mirabile obiettivo: costruire rapidamente il catalogo
nazionale dei poveracci.
Nonsi capisce se li voglia poi esiliare: per una parte l’esodo sembra un destino segnato, per gli altri è da vedere. Tra le prime mosse di questa monumentale impresa Italia la schedatura degli immigrati.
Presto leggeremo il repertorio dei rom, con le foto di fronte e di profilo. Con i provvedimenti del ministro Giulio Tremonti si va al cuore del problema: gli anziani poveri, che sono tanti, risparmiando ovviamente gli anziani illustri come lo stesso presidente del consiglio. Gli anziani poveri avranno la loro tessera, multicolore e possibilmente magnetizzata da esibire al supermercato o all’ufficio postale, come umiliante testimonianza della loro povertà. Potranno forse incassare trenta euro al mese, più o meno.
Si capisce chi è povero: si porta addosso la sua povertà da una vita e i segni sono pesanti. Tremonti non si accontenta: vuole dare la patente. Ma è generoso: l’accompagna un piccolo obolo. Qualcuno in passato ha scritto che la povertà non è una vergogna, ma la sensazione è che lo scrittore in questione fosse ricco. La considerazione di Berlusconi per i poveri è nota: quando un ragazzo gli chiese di spiegargli come mai il padre non fosse diventato ricco come lui, semplicemente rispose che il padre in questione non aveva lavorato quanto lui. Poveri e fannulloni,aggiungerebbe Brunetta.
È un governo di mance e mancette: a chi sta in coda alla fila tocca una miseria e deve ringraziare. Meglio che niente, dirà. Peccato che l’abbia detto anche il ministro e in bocca sua sono parole che fanno un poco ribrezzo: dovrebbe saper quanto vale il niente che dà rispetto al poco più del niente che i pensionati ricevono. D’altra parte a fare i poveri non si spende nulla.
La povertà ha la sua storia millenaria. Una volta esisteva la dignità della ribellione. S’è perso tutto. Hanno perso tutto in realtà milioni di persone, non solo gli anziani che ritireranno la loro tessera alla posta: secondo l’Istat le famiglie che vivono in situazioni di povertà in Italia erano (nel 2006) due milioni e 623 mila famiglie, cioè sette milioni e 537 mila individui, quasi il tredici per cento della popolazione, un partito che non ha voce.
Il centrodestra che era nato sventolando il liberismo si rassegna al paternalismo: con la tessera del pane non aiuta i poveri. ma dà il segno della propria miseria. Qualsiasi governo capace di una strategia avrebbe immaginato altro, a cominciare dalla politica fiscale (e dagli sgravi fiscali) e dalla lotta all’evasione: le tasse sono ovunque la via solidale, per accorciare la distanza tra ricchi e poveri. Ma ha preferito non smentire la propria mediocrità e la propria vocazione di classe. Anche se le classi non sono più quelle di una volta.