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Unicef: «In Italia più risorse per l’struzione dei ricchi che per quella dei bambini più poveri»

La denuncia nel rapporto mondiale: Il presidente Samengo: la povertà educativa condiziona l’intera vita di bambini e ragazzi, privandoli di opportunità preziose

21/01/2020
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Corriere della sera

troppe risorse per i ricchi e poche per i poveri

«In Italia meno del 20% delle risorse pubbliche per l’istruzione sono destinate ai bambini delle famiglie più povere e più del 20% ai bambini delle famiglie più ricche», l’allarme arriva dal presidente di Unicef Italia Francesco Samengo: è questa una delle ragioni del fallimento dell’istruzione come luogo di eguaglianza e inclusione e come mezzo di mobilità sociale. «La povertà educativa - continua Samengo - condiziona l’intera vita di bambini e ragazzi, privandoli di opportunità preziose; investire nella qualità dell’istruzione significa affrontare le cause della povertà alla radice con enormi benefici per tutto il sistema Paese». I dati dell’ineguaglianza a cui si riferisce Samengo sono contenuti nel nuovo studio dell’Unicef«Addressing the learning crisis: an urgent need to better finance education for the poorest children» realizzato in 42 Paesi fra cui l’Italia. Nei 19 Paesi ad alto reddito esaminati, tra cui il nostro, il 18,6% delle risorse per l’istruzione è destinato al 20% dei bambini delle famiglie più povere, mentre il 21,7% è destinato ai bambini delle famiglie più ricche. Fondi limitati e distribuiti in modo diseguale causano classi molto numerose, insegnanti scarsamente formati, mancanza di materiali scolastici e scarse infrastrutture. Tutto questo ha un impatto negativo sulla frequenza, l’iscrizione e l’apprendimento.

L’esclusione dei poveri

Allargando lo sguardo anche agli altri Paesi, secondo i dati dell’Unicef il 44% delle ragazze e il 34% dei ragazzi appartenenti al 20% delle famiglie più povere non ha mai frequentato o ha abbandonato la scuola primaria. Nei Paesi analizzati, i fondi per l’istruzione dei bambini del 20% delle famiglie più ricche sono circa il doppio rispetto a quanto destinato ai bambini del 20% delle famiglie più povere. Barbados, Danimarca, Irlanda, Norvegia e Svezia sono gli unici paesi della ricerca che distribuiscono equamente i fondi per l’istruzione tra il quintile più ricco e più povero.

Il flop dell’istruzione

La discriminazione aumenta nei Paesi a basso reddito, nei quali solo il 10,3% delle risorse dedicate all’istruzione viene destinato al 20% dei bambini più poveri, mentre più del 37,9% a quelli delle famiglie più ricche . Le più alte disparità nella spesa per l’istruzione sono state riscontrate in 10 paesi in Africa (Guinea, Repubblica Centrafricana, Senegal, Camerun, Benin, Niger, Ruanda, Ghana, Togo e Tunisia), dove i fondi destinati ai bambini più ricchi sono 4 volte superiori rispetto a quelli per i bambini più poveri. In Guinea e Repubblica Centrafricana – i paesi con il più alto tasso di bambini che non vanno a scuola – i bambini più ricchi beneficiano rispettivamente, dalle 9 alle 6 volte di più, dei fondi pubblici per l’istruzione rispetto ai bambini più poveri.

Le ragazze che non vanno a scuola

Ancora oggi nel mondo, quasi 1 ragazza adolescente su 3 nelle famiglie più povere al mondo non è mai andata a scuola. La discriminazione di genere rsta, insieme a quella socio-economica la principale causa di esclusione dal sistema scolastico e di marginalizzazione sociale.

L’importanza della scuola materna

Il rapporto indica una serie di misure che possono essere anche facilmente realizzate dai governi per migliorare la situazione di inclusione. Tra questa segnala che garantire almeno 1 anno di istruzione prescolastica universale ad ogni bambino, può fare la differenza. Infatti è dimostrato che i bambini che hanno completato l’istruzione prescolare apprendono meglio, hanno più probabilità di andare a scuola e contribuire meglio alle economie dei loro paesi e società da adulti.