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Un Segretario per l'Università

E, contro la paralisi ministeriale, procedure semplificate

07/01/2020
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ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Per il nuovo ministero dell'Università e ricerca il modello organizzativo sarà quello del Mibact, il ministero dei beni culturali e il turismo. Niente dipartimenti, sì a una struttura snella, con un Segretario generale che svolga funzioni di coordinamento amministrativo e di indirizzo per le varie direzioni. E poi meccanismi semplificati per la redistribuzione del personale e la nomina dei nuovi direttori. Sono queste le novità principali, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, della bozza di decreto legge di spacchettamento del Miur, Istruzione da un lato e Università e ricerca dall'altro, a cui stanno lavorando tra viale Trastevere e Palazzo Chigi.

L'ipotesi che a ieri prevaleva prevede tre dipartimenti per l'Istruzione, riviste invece al ribasso le direzioni. Per l'Università e ricerca, le attuali quattro direzioni e nessun dipartimento (nello schema attuale del Ministero unificato ve ne è uno che assomma università e ricerca).

Le funzioni di coordinamento e indirizzo sarebbero assegnate a un Segretario generale, figura prevista dal decreto legislativo 300/1999 per i ministeri di ridotte dimensioni. L'ipotesi B, a ieri in verità assai residuale, prevede invece per l'università e la ricerca la creazione di due dipartimenti, di cui uno strumentale per la gestitone del personale e risorse.

Il testo sarà portato al prossimo consiglio dei ministri di fine settimana, non prima che sia stato acquisito l'assenso politico della forze di maggioranza. E non è affatto escluso che in contemporanea al lavorio di fino sull'articolato, che ha come principale obiettivo evitare la paralisi dei due neonati dicasteri, sia informalmente acquisito anche un parere preventivo del Quirinale. Troppo delicato il settore, su cui tra l'altro l'attenzione del capo dello stato Sergio Mattarella è sempre stata di competenza e vicinanza. Il premier Giuseppe Conte, che continuerà ad aver l'interim fino al giuramento dei nuovi ministri previsto per la prossima settimana, ha chiesto massima accuratezza.

La divisione del Miur, decisa per rispondere alle istanze politiche del Movimento5stelle, con la ministra per l'istruzione Lucia Azzolina, e del Pd, che ha in quota il ministro dell'università Gaetano Manfredi, sulla carta ha presentato da subito grossi problemi giuridici. Il rischio assai concreto era che per definire le due strutture si finisse per paralizzare non solo l'azione politica ma anche amministrativa per molti mesi (si veda ItaliaOggi di martedì scorso).

Con la riorganizzazione infatti decadono tutti i vertici, e nel caso di specie, creaotosi con le dimissioni di Lorenzo Fioramonti a neppure quattro mesi dalla nascita del governo, non sarebbe stato possibile neppure ricorrere all'istituto della prorogatio: non esistono più i capi dipartimento dell'era Bussetti, ma neppure quelli voluti da Fioramonti e che la Corte dei conti non aveva registrato. Capi dipartimento che avrebbero potuto surrogare i dg mancati nei poteri di firma in attesa che si completasse la riorganizzazione.

Per evitare lo scenario peggiore, quello di ministeri esistenti sulla carta ma non operativi, il decreto legge che approderà al cdm prevede meccanismi semplificati di riorganizzazione del personale e di nomina dei nuovi capidipartimento e segretario.


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