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Un piano per aprire nidi e materne «A giugno e luglio, aiuto ai genitori»

Il premier: «Valutiamo una modalità sperimentale» Già pronto un progetto del ministero della Famiglia I bimbi senza mascherine, si starà molto all’aperto

01/05/2020
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Corriere della sera

Gianna Fregonara

A lla fine sembra che anche il premier Giuseppe Conte si sia convinto: «Occorrerà valutare la possibile riapertura, in modalità sperimentale, di nidi e scuole dell’infanzia, oltre ai centri estivi e ad altre attività ludiche ed educative destinate a nostri bambini», ha detto parlando ieri mattina in Senato della fase 2. È la prima conferma ufficiale che qualcosa si sta muovendo per trovare una soluzione e alleviare l’estate ai genitori che nelle prossime settimane torneranno al lavoro. Ma bisogna aspettare il parere definitivo del Comitato tecnico scientifico sul piano che il ministero della Famiglia sta elaborando in queste ore. Il primario di Pneumologia del Gemelli Luca Richeldi, che fa parte del Comitato, ha però già anticipato che «questa misura potrebbe avere un impatto minimo, ma un grande beneficio a livello sociale».

Molti dettagli in vista delle riaperture sono già stati discussi: si potrebbe cominciare dal mese di giugno e proseguire a luglio, e magari anche ad agosto usando oltre agli spazi degli asili e delle materne anche le palestre e i cortili delle scuole che la ministra Lucia Azzolina ha messo a disposizione: in questo modo oltre ai bambini da 1 a sei anni, si potrebbero accogliere anche i più grandi in centri estivi rimodulati rispetto agli anni passati per tener conto delle misure di sicurezza da adottare. I protocolli sanitari prevedono ingressi scaglionati (un bambino ogni cinque-dieci minuti): potrebbero essere esclusi dal piano i bambini fino a un anno di età. La giornata si svolgerà in piccoli gruppi, che si ritroveranno sempre con lo stesso educatore: gruppi fino a cinque bambini in età prescolare, di sette per i bambini delle elementari e fino a dieci per i più grandi. I genitori dovranno rimanere all’esterno delle strutture e chiunque si avvicinerà dovrà disinfettarsi e sottoporsi al controllo della temperatura. Anche i bambini si laveranno le mani più volte nella giornata. Non useranno le mascherine: loro no, ma gli educatori sì, come prevede la normativa per la fase 2. Non si potranno portare giocattoli da casa e si starà il più possibile, se non sempre, all’aperto con giochi lavabili: non sono ovviamente ammessi i peluche ma i libri cartonati sì.

Erano state le Regioni del Nord, Veneto, Emilia-Romagna, fino al Piemonte, a cominciare a organizzare i propri centri estivi la scorsa settimana, prendendo a modello le esperienze dei Paesi del Nord Europa, a partire da Norvegia e Danimarca dove i bambini più piccoli sono già tornati in classe .

Le regole

Ingressi a distanza di 5-10 minuti. Attività in piccoli gruppi, sempre con gli stessi educatori

Il nodo per ora irrisolto riguarda gli educatori: chi saranno gli operatori che staranno con i bambini? Gli asili nido sono per il 70 per cento privati e hanno propri educatori, le scuole materne sono per due quinti statali e per il resto comunali o private. Ma serviranno ben più addetti del solito: si sta valutando se ricorrere a cooperative o anche a volontari da formare prima dell’inizio dell’attività. Non sarà comunque il personale scolastico, ha chiarito il governo, a lavorare nei centri estivi per i più grandi.

Saranno invece Regioni e Comuni a sviluppare il modello: molto dipenderà infatti da quante famiglie decideranno di ricorrere ai centri estivi. Al ministero per la Famiglia si sta valutando se il bonus babysitter possa essere usato anche per pagare questi servizi. Resta da chiarire se ci dovrà essere un criterio di precedenza per l’accesso dei bambini, che favorisca i genitori che lavorano. Serve ancora un po’ di tempo e sarà importante che all’annuncio di Conte segua il via libera degli scienziati il prima possibile.


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