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Tuttoscuola n.49

Sommario Sorpresa! Il costo del personale della scuola "pesa" di meno Alla periferia del sistema si spende di più E-learning per neo-docenti: luci e ombre all'Indire Enam: chi vuole usci...

30/04/2002
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Sommario

Sorpresa! Il costo del personale della scuola "pesa" di meno

Alla periferia del sistema si spende di più

E-learning per neo-docenti: luci e ombre all'Indire

Enam: chi vuole uscire e chi vuol rientrare

Assistenti tecnici: la beffa continua

Dirigenza scolastica: la busta paga degli incaricati aspetta l'acconto

Dirigenza scolastica/2: un rinvio sospetto

Dirigenza scolastica/3: il buco colpisce ancora?

Gli obiettivi europei del Forum per l'Educazione degli adulti

1. Sorpresa! Il costo del personale della scuola "pesa" di meno
Uno degli obiettivi dichiarati del ministro Moratti è quello di ridurre l'incidenza della spesa del personale scolastico per aumentare gli investimenti per la formazione, per i servizi e le strutture, e per qualificare l'offerta formativa. In preparazione della Finanziaria 2002, conti alla mano, il ministro aveva chiarito il proprio intento: entro cinque anni le risorse per gli investimenti dovranno aumentare, dallo scarso 5 per cento attuale a un più consistente 20 per cento del totale della spesa del ministero dell'istruzione. Ciò vuol dire, specularmente, che tra un quinquennio l'incidenza dei costi del personale, nei piani del ministero, dovrà scendere dal 95 fino all'80 per cento.
Tutto chiaro? Mica tanto se poi si scopre che lo stesso ministero dell'Istruzione, nel pubblicare i dati di spesa del personale della scuola nel decennio 1990-2000 (Andamento della spesa statale dell'istruzione nel decennio 1991-2000), evidenzia come le spese del personale siano diminuite dal 97,6 per cento del 1991 al 90,1 per cento del 2000 (che risente peraltro di una riclassifica contabile).
Dunque l'incidenza dei costi del personale oggi non è più del 95 per cento, bensì più bassa, visto che nel 2000 si era già attestata intorno al 90 per cento. Insomma, un pezzo del cammino verso l'aumento delle risorse per investimenti è già stato compiuto dai governi precedenti.
Una buona notizia, tutto sommato, per il ministro Moratti: sarà ora forse più facile conseguire l'obiettivo dichiarato dell'80 per cento, anche se il ministro dovrà fare i conti innanzitutto con i rinnovi contrattuali e con la valorizzazione della funzione docente mediante l'allineamento, se pur graduale, alle retribuzioni europee. Un incremento dei fondi complessivi disponibili aiuterebbe senz'altro nel raggiungere l'ambizioso obiettivo.

2. Alla periferia del sistema si spende di più
Si potrebbe chiamare effetto "Bassanini" (il ministro ulivista delle riforme istituzionali) oppure effetto "decentramento", ma un dato è certo: dal 1996 è aumentata di oltre il 3 per cento l'incidenza della spesa pubblica decentrata per l'istruzione in Italia (Regioni, Enti locali).
Se, infatti, fino al 1995 circa l'81 per cento dei costi per l'istruzione era a carico dello Stato e il restante 19 per cento a carico degli enti territoriali, dalla seconda metà degli anni '90 il peso di spesa si è spostato progressivamente in periferia, al punto che nel 2000 il 22,5 per cento circa degli oneri è stato sostenuto da Regioni ed Enti locali (con punte anche maggiori al nord).
È quanto risulta da uno studio del MIUR, Ufficio statistica, sull'andamento della spesa per l'istruzione nel decennio 1991-2000 (Andamento della spesa pubblica per l'istruzione nel decennio 1991-2000).
Spostamento di spesa significa (o dovrebbe significare) anche spostamento di responsabilità e di poteri dal centro alla periferia del sistema. La tendenza costante di decentramento della spesa dell'istruzione è comunque un indicatore del cambiamento istituzionale in atto che, dopo la riforma del titolo V della costituzione dell'anno scorso, non potrà che rafforzarsi, considerato il peso che le competenze concorrenti delle Regioni avranno nel sistema di istruzione e di formazione.
Una complicazione in più per il ministro Moratti che, nella definizione del piano programmatico degli interventi finanziari per l'attuazione della riforma (art. 1 comma 3 del disegno di legge delega) da definire entro 90 giorni (autunno prossimo?), dovrà concordare con il sistema regionale non solo le competenze concorrenti ma anche le risorse finanziarie da assegnare al territorio.

3. E-learning per neo-docenti: luci e ombre all'Indire
La prima esperienza italiana di formazione a distanza (e-learning) per docenti della scuola statale è ormai arrivata all'ultimo mese di attività.
Nata con il proposito del ministero dell'Istruzione di tentare una piccola rivoluzione formativa con l'utilizzo di tecnologie telematiche per i 62 mila insegnanti assunti in ruolo dal settembre scorso, ha dovuto accontentarsi di una soluzione intermedia e ridimensionata a causa di ragioni finanziarie e tecniche.
Il progetto iniziale prevedeva infatti l'assegnazione a ciascun docente in formazione di un pc portatile con il quale, oltre ad utilizzare produzioni informatiche predisposte, sarebbe stato possibile collegarsi con l'Indire di Firenze (ex BDP) per utilizzare documentazioni, conoscere esperienze, avvalersi di una classe virtuale e di laboratori, svolgere ricerche e collegarsi in rete, partecipare a forum.
I pc portatili non sono stati assegnati e i docenti hanno dovuto utilizzare computer propri o della scuola di appartenenza, mentre i collegamenti con l'Indire, anche a causa dell'elevato numero di docenti in formazione, hanno fatto registrare difficoltà tecniche, superate solamente da poche settimane (lo ha ricordato lo stesso ministero dell'Istruzione con nota 1628 del 12 aprile scorso).
Pur negli oggettivi limiti organizzativi e, forse, di risultato, indubbiamente migliorabili, questa sperimentazione va apprezzata per la nuova pista metodologica seguita. Per l'INDIRE si tratta di un difficile banco di prova che deve tra l'altro affrontare senza il Consiglio di Amministrazione, dimessosi il 22 marzo scorso su invito del MIUR e non ancora rinnovato (alla presidenza sembra ora destinata Stefania Fuscagni, vedi TuttoscuolaNEWS n. 48).

4. Enam: chi vuole uscire e chi vuol rientrare
L'Enam, l'Ente nazionale di assistenza magistrale, continua ad essere al centro dell'attenzione del mondo scolastico nel settore elementare e materno, in particolare per l'iscrizione d'ufficio dei soci.
Nei giorni scorsi il presidente Renato D'Angiò ha confutato nuovamente, dopo averlo già fatto per la prima volta scrivendo a Tuttoscuola (vedi TuttoscuolaNEWS n. 44 del 25 marzo 2002), la tesi di chi ritiene non dovuta l'iscrizione d'ufficio degli ex-direttori didattici divenuti dirigenti scolastici, ricordando il parere espresso in merito dal Consiglio di Stato. Che diceva quel parere (n. 1126 del 27 settembre 2000)? Dava il via libera all'integrazione dello Statuto dell'Ente, affermando tra l'altro che si doveva privilegiare "il rapporto di servizio precedente all'entrata in vigore della nuova normativa piuttosto che l'esercizio delle funzioni da svolgere (in ipotesi diverse da quelle precedentemente esercitate), cioè il rapporto di servizio in senso proprio".
In soldoni: vale dunque il passato della funzione più del servizio espletato attualmente.
Ma proprio su questo principio sta emergendo ora una rivendicazione opposta. I maestri laureati che hanno lasciato la scuola elementare o materna per passare ad altra funzione nel comparto (soprattutto come insegnanti di scuola secondaria) chiedono che il loro passato riviva e possano pertanto rimanere iscritti e avvalersi delle tutele e dei benefici erogati dall'Ente.
A questo punto: quanti sarebbero i diretti interessati? Una stima in difetto li quantifica in almeno sei mila. Il nuovo Consiglio di amministrazione dell'Enam, recentemente eletto e in attesa del nuovo presidente, dovrà forse affrontare anche questa questione nell'ambito dell'ambizioso progetto in corso di elaborazione - che già aveva avuto un ok dall'allora ministro De Mauro e che sembra sia apprezzato anche dall'attuale ministro - per l'estensione dei servizi dell'Ente a tutto il personale del comparto scuola (iscrizione su base volontaria) anziché solo a quello di elementare e materna (iscrizione d'ufficio).

5. Assistenti tecnici: la beffa continua
Gli assistenti tecnici provenienti dagli Enti locali e passati allo Stato per effetto della legge 124/99 sul precariato rischiano un'altra beffa, oltre a quella del mancato inquadramento per mancanza di titolo di studio specifico - come abbiamo riferito in TuttoscuolaNEWS n. 48 del 22 aprile scorso, ricordando gli insegnanti tecnico pratici laureati.
Ricordiamo la storia, che appare paradossale: gli assistenti tecnici, ex dipendenti di Enti locali, furono assunti con titolo di studio diverso da quello previsto dallo Stato, e sono risultati ora sprovvisti del prescritto titolo e utilizzati provvisoriamente nelle scuole in attesa di una soluzione del loro caso.
Non avendo titolo, non sono stati "incardinati" nell'organico della scuola di servizio pur essendo pronto per loro un posto di titolare.
Ora rischiano anche di vedere occupato il loro posto a seguito del trasferimento di altri assistenti provvisti di titolo richiesto.
Beffati due volte, dunque.
D'intesa con le organizzazioni sindacali, il ministero dell'Istruzione ha dato disposizione con nota prot. 273 del 22 aprile affinché vengano segnalate le presenze di quegli assistenti nelle scuole di assegnazione, per evitare due figure sullo stesso posto con conseguente aggravio di spesa.
Tutto questo in attesa che siano attivati i corsi di riconversione professionale per questi assistenti con eccesso di titolo e finalmente assegnati in titolarità ufficiale sul posto attualmente occupato. E solo da quel momento potranno anche avere un regolare inquadramento.

6. Dirigenza scolastica: la busta paga degli incaricati aspetta l'acconto
Nella busta paga di aprile i dirigenti scolastici hanno trovato finalmente un sostanzioso acconto degli arretrati per il loro primo contratto sottoscritto il 1° marzo scorso. Per loro era ora.
Se però gli effetti economici di quella lunga vertenza sono andati in porto positivamente per i dirigenti titolari, altrettanto non è avvenuto - ancora - per i presidi incaricati, per i quali i sindacati ritengono dovuta una maggiore indennità per le funzioni direttive svolte.
La rivendicazione è il risultato dell'incrocio di due contratti, quello dei docenti (a cui i presidi incaricati appartengono) e quello dei dirigenti (per i quali i presidi incaricati hanno svolto funzione di supplenza).
I sindacati confederali da una parte e l'Anp dall'altra hanno da tempo formalmente richiesto al ministero dell'Istruzione di liquidare queste maggiori spettanze retributive a favore di presidi incaricati e dei docenti che hanno svolto dal gennaio 2001 a tutt'oggi funzioni vicarie nella scuola.
Dal ministero dell'Istruzione non è pervenuta alcuna risposta e gli arretrati attesi insieme a quelli dei dirigenti scolastici titolari non si sono visti. Anzi vi è preoccupazione per un silenzio che fa presagire un percorso più difficile del previsto come noi, peraltro, avevamo anticipato (vedi TuttoscuolaNEWS n. 44 del 25 marzo 2002).
L'Associazione presidi (www.anp.it) però non ci sta ed è passata all'azione invitando gli interessati a inviare formale richiesta e diffida per la corresponsione degli arretrati, secondo un modello di domanda-diffida appositamente predisposto.

7. Dirigenza scolastica/2: un rinvio sospetto
La mancata definizione dei bandi di concorso per dirigenti scolastici non consente ormai assunzioni entro il 2002, ma non determina una sostanziale riduzione dei costi su questo esercizio finanziario e sul prossimo, stante l'onere complessivo per la sostituzione dei dirigenti (indennità per i presidi incaricati e loro sostituzione con altri docenti).
Quale può essere dunque la ragione forte che induce il ministro dell'economia a dire di no ai concorsi e a creare nella scuola uno stato di provvisorietà e scarsa funzionalità?
Un sospetto temerario a questo punto sorge. Vuoi vedere che il ministro Tremonti - sempre più a caccia di risparmi, e che ultimamente sembra aver preso di mira la scuola - ha in mente una soluzione strutturale da far valere nel tempo e che gli consentirebbe, in questo caso sì, un risparmio significativo?
Quale potrebbe essere questa soluzione drastica? Semplice. Ridurre in modo consistente il numero delle istituzioni scolastiche (oggi sono circa 10.600), prima di bandire i concorsi, limitando così il numero di dirigenti da assumere (che si stimava in circa 3.500, vedi TuttoscuolaNEWS n.41 dell'11 marzo 2002).
Una volta definito questo obiettivo "temerario", i modi per realizzarlo non mancherebbero. La riduzione delle istituzioni si potrebbe ottenere aumentando il numero medio di studenti per scuola (attualmente la media è di 879 studenti nella scuola di base e di 1.041 nelle secondaria superiore). Ma allo stesso risultato si potrebbe giungere esasperando un nuovo modello organizzativo - che sembra sempre più in auge - quello delle reti di scuole, con l'istituzione della dirigenza appunto su reti di scuole e non sulla singola istituzione.
Con una misura o con l'altra, o con un mix delle due, si conseguirebbero risparmi significativi, che nella news successiva proviamo a quantificare.

8. Dirigenza scolastica/3: il buco colpisce ancora?
Cerchiamo di approfondire questa ipotesi di nuovo taglio del numero di istituzioni scolastiche, che certamente metterebbe sul piede di guerra mezzo mondo della scuola.
Qualcuno potrebbe osservare che un ostacolo alla realizzabilità del progetto sarebbe costituito dal dimensionamento. Spieghiamo meglio. È vero che gli assetti attuali sono entrati in funzione da poco (dal 2000-01 con l'avvio dell'autonomia). Regioni ed enti locali,
competenti a definire il dimensionamento, hanno operato secondo il D.PR. 233/98, prevedendo il numero delle istituzioni sulla base delle situazioni previsionali della popolazione scolastica per un quinquennio. Ma è altrettanto vero che gli assetti, se necessario per le casse dello Stato, potrebbero essere rivisti (ammesso che gli enti territoriali non si mettano di traverso, considerando che l'attuazione del dimensionamento è di competenza delle regioni).
In quale direzione potrebbero essere rivisti? Facciamo anche qui due conti. Ogni istituzione scolastica si avvale di un dirigente, di un direttore amministrativo e mediamente di 5-6 assistenti amministrativi che costano complessivamente allo Stato annualmente in media tra i 180 e i 200 mila euro circa (corrispondenti a 355 e 400 milioni di lire all'anno).
E allora, 100 istituzioni scolastiche in meno vorrebbero dire un risparmio di 35-40 miliardi di lire all'anno; 1.000 in meno equivarrebbero a circa 355-400 miliardi di lire di risparmio all'anno.
La simulazione (Ipotesi di variazione del numero di istituzioni scolastiche) elaborata da Tuttoscuola mostra, attraverso un'analisi di sensitività, gli eventuali effetti di risparmio finanziario al ridursi del numero di istituzioni (che sarebbe raggiunto nella tabella aumentando il numero medio di alunni per ogni istituzione), per effetto della conseguente riduzione dell'organico dei dirigenti, dei direttori amministrativi e degli assistenti amministrativi.
Si tratta, beninteso, solo di un sospetto, che non trova fondamento in alcun documento o dichiarazione, ma che è alimentato da un atteggiamento poco lineare (per non dire contraddittorio) da parte del governo.
Vediamo infatti, seguendo in ordine cronologico gli atti del governo, come ci sia stato sull'argomento un brusco cambio di direzione. A luglio il ministro Moratti in Parlamento assume l'impegno di bandire "al più presto il primo concorso dopo 12 anni" per dirigenti scolastici. A dicembre la Finanziaria viene emendata all'ultimo momento proprio per regolamentare il concorso e per introdurre modifiche finalizzate a contenere i tempi di espletamento delle procedure concorsuali. Successivamente il sottosegretario Aprea dichiara che nel più breve tempo possibile e comunque non oltre gennaio sarebbe stato bandito il concorso.
È Tremonti che ha cambiato improvvisamente idea bloccando un percorso concordato o c'è una debolezza da parte del MIUR nella rappresentazione delle esigenze di funzionamento del sistema scuola? E ancora: ok i risparmi, ma la (tanto sbandierata) qualità, dove andrebbe a finire?
Comunque una cosa è certa, la questione ormai è di natura politica.

9. Gli obiettivi europei del Forum per l'Educazione degli adulti
"Se fai piani per un anno, semina riso; se fai piani per un decennio, pianta alberi; se fai piani per la vita forma ed educa le persone".
Con questa citazione di un proverbio cinese del 645 a.C. si apre la Comunicazione della Commissione delle Comunità europee del novembre scorso dedicata alla creazione di uno "spazio europeo di apprendimento continuo per l'intero arco della vita".
E proprio per questo impegno di educazione permanente dei cittadini (lifelong learning) si è tenuto a Napoli dal 22 al 24 aprile il convegno "La formazione degli adulti nell'era della globalizzazione - interpretazione e pratiche a confronto", organizzato dal Forum permanente per l'educazione degli adulti con la Seconda Università di Napoli e con l'Istituto Universitario Suor Orsola Benincasa.
Il convegno, svolto nella sede di Castel dell'Ovo, ha cercato linee di attuazione e di approfondimento degli obiettivi definiti in sede europea per il conseguimento della piena occupazione e della cittadinanza attiva degli adulti.
Il Forum permanente (forumeda@tiscalinet.it) che ha promosso l'iniziativa è nato nell'ottobre 2000 come aggregazione e coordinamento di associazioni e di enti che operano nel campo dell'istruzione e della formazione degli adulti. Nell'occasione del convegno di Napoli il Forum ha rinnovato le cariche statutarie, confermando per acclamazione come presidente il prof. Paolo Orefice dell'Università di Firenze.