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Tra i maturandi disorientati "Manca appena un mese e sull'esame non si sa nulla"

Ad ascoltarli, i ragazzi che si preparano a questa strana maturità post-pandemia sono ancora pieni di dubbi

18/05/2020
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La Stampa

maria rosa tomasello
ROMA
Guia sostiene che si fa presto a dire colloquio. «L'esame io l'ho sempre immaginato come una cena, un dibattito dove dici quello che sai. Non è chiaro invece come si svolgerà: dopo che si è parlato a lungo di una tesina, adesso sappiamo che si partirà da un elaborato, di greco o latino nel mio caso, ma non ci hanno detto se debba essere collegato o meno alla domanda di italiano, e se tutta questa parte iniziale debba avere un nesso con le tre materie successive. Si parla tanto di competenze, e la possibilità che ci siano tre percorsi diversi in un'ora dà l'idea di una prova nozionistica ed è molto disorientante». Ad ascoltarli, i ragazzi che si preparano a questa strana maturità post-pandemia sono ancora pieni di dubbi: non è chiaro se il lavoro che introdurrà il colloquio debba essere scritto, non è chiara la conversione dei crediti, e la bocciatura che non avrebbe dovuto esserci, quando scatterà? «E perché così poco preavviso? Non si può dire un mese prima come sarà l'esame». Guia Simonetti, 19 anni, studentessa del liceo classico Mameli di Roma, però è ottimista: «Ho studiato tanto: essere chiusa in casa mi ha aiutato, anche se sono cresciuta con la pedagogia steineriana senza tv né tecnologia ed è stato faticoso stare tante ore attaccata a computer e telefono». Ma ha un grande rammarico: «Non avere avuto un ultimo giorno di scuola, non aver visto i compagni: me la porterò dentro come una esperienza spezzata».
Beatrice Sofia Urso, 19 anni, maturanda del liceo classico Tito Livio di Padova e attivista della Rete degli studenti medi, parla di informazioni ancora confuse: «I docenti non sanno nemmeno come farci esercitare in questi ultimi giorni. La grande difficoltà di questi mesi è stata la mancanza di comunicazione chiara da parte del Ministero». Dell'esame la spaventa una certa indeterminatezza: «Come si farà? Mi preoccupa la possibilità di una traduzione dal greco, da fare in due minuti». Eppure nonostante le fatiche della didattica a distanza, è fiduciosa: «Credo che i professori terranno conto delle difficoltà. Sarebbe sbagliato dire che c'è un buco nella nostra preparazione: significherebbe vanificare l'impegno di tanti che hanno lavorato bene».
«Hanno fatto modifiche giuste, ma sono arrivate troppo tardi – commenta Paolo Notarnicola, 18 anni, liceo Tito Livio di Martinafranca (Taranto), della Rete degli studenti – Bisognava fare chiarezza in aprile, per dare a tutti modo di prepararsi. E l'elaborato? È un tema, un testo da tradurre, si parte da un autore?». Paolo parla di un periodo faticoso, senza confronto con gli altri, il pc che si spegne di continuo, cinque ore davanti allo schermo: «Credo che nella preparazione della nostra generazione ci saranno inevitabilmente lacune, tutto è stato affidato alla volontà personale, come ha detto la ministra la didattica a distanza non ha funzionato. Ma i docenti ci conoscono: partiamo da una situazione svantaggiata, non credo infieriranno».
Samira Bara, 19 anni, invece è preoccupata. Per lei, che frequenta a Roma una scuola privata con indirizzo linguistico e deve superare due anni in uno, è tutto complicato: prima di arrivare davanti alla commissione deve superare l'idoneità dal quarto al quinto anno e poi l'esame preliminare di ammissione alla maturità: «La ministra non ha parlato dei privatisti, c'è solo uno spazietto nel decreto dove si dice che faremo l'esame a settembre. Ma io il 9 settembre ho la prova di ammissione all'università, come farò? Devo studiare il doppio e non ho ancora neppure i programmi». Anche Dora Froeba, 18 anni, studentessa del liceo linguistico Pascoli di Firenze, dovrà affrontare un doppio esame: «Dovrò fare anche una prova di francese perché negli ultimi tre anni ho studiato con un metodo diverso da quello italiano, un esame difficile, in questa condizione di più. Non ho capito ancora se l'elaborato sarà scritto o orale, e non mi sento molto sicura perché anche se la didattica a distanza ha funzionato, le spiegazioni sono meno approfondite, è difficile mantenere la concentrazione. Ma sono fiduciosa, i professori ci hanno detto che la loro intenzione non è di metterci in difficoltà ma valorizzare ognuno di noi». 


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