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Test Invalsi alle superiori,“no” dei prof: «Telequiz»

I docenti: servono solo a dare le pagelle al nostro lavoro

18/03/2011
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Il Messaggero

ROMA - No ai test Invalsi. Le prove nazionali di matematica e italiano sbarcano per la prima volta alle superiori (sono in calendario il 10 maggio per le classi seconde) ed è subito protesta: decine di collegi docenti in tutta Italia stanno prendendo posizione per boicottarli. I prof che dicono no non credono nel test come strumento di valutazione, ne contestano l’obbligatorietà e non vogliono che i risultati dei quiz siano usati per dare le “pagelle” agli insegnanti e premiare chi ha gli alunni più brillanti. Il rischio, dicono, «è che le scuole diventino palestre per allenarsi ai questionari se ci sono in palio la palma del prof migliore e una integrazione in busta paga».
In alcuni istituti è già partito il “niet”: non parteciperanno alle prove i licei De Chirico e Malpighi di Roma. Sulla stessa scia si sta muovendo un ginnasio storico della Capitale, il Mamiani: gli insegnanti in un documento si scagliano contro i test «che sono un buon metodo per prendere la patente di guida, ma non per valutare i ragazzi». Da Nord a Sud fioccano le delibere. Gli insegnanti puntano il dito contro la circolare del ministero dello scorso dicembre che parla di obbligatorietà delle prove: «Ma una circolare non è una legge e non c’è norma che preveda questo obbligo». Un punto su cui poggia anche la campagna anti-test dei Cobas. «E’ ormai chiaro- spiega il portavoce Piero Bernocchi- che il ministero vuole agganciare i premi per gli insegnanti ai risultati dei questionari. Così si rischia che la scuola italiana diventi una palestra per allenarsi ai quiz. Per noi i test non sono obbligatori e faremo diffide ai presidi che non consentono ai collegi docenti di decidere liberamente se partecipare o meno».
Fra l’11 e il 13 maggio ci saranno le prove di italiano e matematica alla primaria e alle medie. Qui la situazione è più tranquilla: i questionari nazionali sono stati introdotti da qualche anno e, in qualche misura, digeriti. Anche se non mancano scuole contrarie. Alle superiori le prove Invalsi sbarcano per la prima volta il 10 maggio fra i malumori. I professori del Mamiani di Roma li definiscono dei «telequiz» con cui si vogliono «dividere e gerarchizzare gli insegnanti». Non collaboreranno alle prove i docenti dell’istituto Almeyda di Palermo, quelli dell’Allegretti di Vignola e del Da Vinci di Firenze. A Bologna, al liceo Sabin, i docenti faranno fare i test, ma non li correggeranno: per gli insegnanti, dicono, c’è solo lavoro in più ma nessuna integrazione in busta paga. «Non c’è un euro - conferma la Flc Cgil - per retribuire i professori che somministrano e correggono le prove». All’Invalsi sanno bene che c’è fermento. Ma il loro compito, dicono, è solo quello di «inviare i materiali a tutte le scuole e i garanti della qualità dello svolgimento dei test negli istituti scelti per far parte del campione che serve per costruire il dato nazionale. Noi speriamo solo che le scuole capiscano che questi dati sono utili in primis a loro per potersi confrontare e per poter apportare miglioramenti alla didattica». La palla passa al ministero da cui fanno sapere che le delibere dei collegi contro i test sono «di dubbia legittimità perché la valutazione esterna è prevista per legge ben prima della circolare di dicembre, in particolare bisogna risalire alla legge 53 della Moratti del 2004». Dal Miur assicurano di non voler fare il «muro contro muro», ma «la situazione andrà chiarita, magari con una circolare che faccia capire meglio il contesto normativo in cui si inseriscono i test».