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Test ai prof, corsa a ostacoli Molti rifiuti e primi positivi

L’allarme dei medici di famiglia: uno su tre non vuole farlo. Le Asl: mancano i kit. Arcuri: ce ne sono due milioni In Lombardia, Veneto e Umbria scatta il campanello di allarme: isolamento e quarantena per i contagiati

26/08/2020
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la Repubblica

Ilaria Venturi

A Palermo, segnala una docente alla Cisl scuola, «ho cercato di prenotarmi dal medico di famiglia che mi ha rinviato all’azienda sanitaria che, a sua volta, mi ha rispedito al medico. Alla fine della fiera cosa bisogna fare? ». La domanda rimbalza di regione in regione e la risposta non è uguale per tutti, con i primi casi di positività nelle zone più celeri: venti in Umbria, sei nel Trevigiano, il 12% a Bergamo. La grande operazione di screening per un avvio in sicurezza della scuola è una corsa a ostacoli. E non tutti rispondono all’appello: tre su dieci hanno declinato l’invito, racconta una prima ricognizione della Fimmg (il più grosso sindacato dei medici di medicina generale) su 500 iscritti che hanno deciso di chiamare i propri assistiti anche se non previsto, perché sono gli insegnanti a doversi fare avanti. «Questo disinteresse verso i test è un dato significativo, ma siamo in periodo di ferie, mi aspetto l’assalto dei nostri studi da lunedì prossimo, sarà un bel problema » osserva il segretario Fimmg Silvestro Scotti che intanto denuncia la mancanza di kit per i test e di dispositivi di protezione per i medici. «Stiamo riscontrando difficoltà ad avere informazioni su dove ritirarli, il materiale di protezione è insufficiente ».

Il commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri assicura: i due milioni di kit necessari sono stati consegnati a tutte le Regioni, o alle Asl da queste indicate, il 10 agosto. «Ma le aziende sanitarie nel frattempo che hanno fatto?» incalza Scotti. I test sierologici sono volontari e gratuiti per insegnanti e bidelli da qui al 7 settembre. Ma c’è anche chi denuncia, è la testimonianza di un insegnante a Foggia: «Mi hanno chiesto 20 euro». La Fimmg sui test a pagamento è durissima: «Se qualche medico chiede soldi faremo di tutto affinché perda il suo posto di lavoro».

Le prenotazioni

Non stupisce, ma in Val Seriana, messa in ginocchio dal coronavirus, le prenotazioni si sono esaurite in un giorno. «C’è la rincorsa da parte del personale scolastico a fare il test, la preoccupazione tra i docenti è molto alta, anche nei principali ospedali in città le disponibilità sono esaurite» racconta Salvo Inglima della Cisl scuola di Bergamo. La partenza, da lunedì, è stata a diverse velocità anche perché non tutti si sono mossi allo stesso modo. In Toscana, dove ci sono già 30mila prenotazioni, la gestione fa capo alla Regione, mentre l’indicazione ministeriale affidava lo screening ai medici di famiglia. E ad oggi, conta la Fimmg, ha aderito un medico su due.

Sui social gli insegnanti segnalano prenotazioni rapide a Milano, a Bitonto, in provincia di Cremona, Monza, Lodi, a Grosseto e Rimini. E tante altre realtà. A Bologna l’Asl ha allestito un laboratorio all’autostazione delle corriere per eseguire il test se non lo fa il medico di famiglia. A Udine l’Ordine dei medici alza le mani: «Sono numerose le richieste, ma mancano le direttive della Regione, gli appuntamenti slittano a data da destinarsi». In Lombardia i prenotati sono 36mila su 206mila. Tiepide le adesioni a Mantova: 285 su ottomila. Mentre a Trento, denuncia la Uil, mancano i kit.

I risultati dei controlli

Chi è già partito con alte adesioni ha già i primi esiti. I 1.334 test sierologi effettuati in Umbria in due giorni hanno portato a trovare venti persone positive, ora in isolamento in attesa del tampone. Così per sei casi nel Trevigiano, mentre a Bergamo si parla del 12% di positivi sui primi test effettuati (solo lunedì 106 in città, 330 in zona ovest). I test "pungidito" osservano l’eventuale presenza di anticorpi legati al coronavirus. Significa che si tratta di persone entrate in contatto col virus, non che il tampone sarà necessariamente positivo. Ma rimane il timore per l’avvio della scuola che è alle porte e che ha bisogno di tutto il personale in classe. Arcuri «auspica il massimo livello di collaborazione». I prof, i più perplessi, rilanciano: «Ma una volta in classe, tra gli studenti chi lo ha fatto il test?».


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