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Tamponi rapidi a scuola se c’è un alunno positivo Ma solo in Veneto e Lazio

Gallera: in Lombardia pronti a farli quando arriveranno Le strategie per evitare il blocco delle lezioni: test meno accurati, ma l’esito arriva in pochi minuti

03/09/2020
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Corriere della sera

Cristina Marrone


T ra pochi giorni suonerà la prima campanella per gli otto milioni di studenti italiani. Ma che cosa succederà se in classe sarà trovato un alunno positivo? La diagnosi certa si può ottenere solo con il tampone (in gergo medico «test PCR») ma proprio quest’esame rischia di paralizzare il mondo della scuola e con quello il lavoro di tanti genitori. In teoria l’esito è garantito nel giro di 48-72 ore, un tempo già eccessivo, ma nella realtà, specie in alcune regioni, si superano i sei giorni per ottenere il risultato. Il rischio è un blocco generale perché gli studenti, in attesa di conoscere il loro stato di salute, dovranno mettersi in isolamento fiduciario coinvolgendo i genitori. Per questo motivo Veneto e Lazio hanno deciso di utilizzare test rapidi (meno accurati) per lo screening nelle scuole e la Liguria sta valutando l’introduzione del test salivare che fornisce il risultato in pochi minuti, massimo mezz’ora. Le altre regioni, Lombardia compresa, proseguiranno con il tampone tradizionale, considerato comunque più affidabile. Giulio Gallera, assessore alla Sanità lombarda spiega: «Al momento abbiamo ricevuto 5 mila tamponi rapidi dello Spallanzani. Mille li useremo per le carceri, gli altri dove ci sarà bisogno. Chiediamo altri kit, ne aspettiamo almeno 60 mila: quando li avremo li faremo nelle scuole. Stiamo comunque sperimentando altri test veloci, per esempio quello sulla saliva all’Università dell’Insubria».

L’iter classico sulle forniture in emergenza Covid prevede che il ministero della Salute individui le esigenze delle regioni, gli acquisti vengono effettuati dalla Protezione civile con il commissario straordinario Arcuri e i dispositivi sono infine consegnati dal ministero alle regioni che ne fanno richiesta. Al momento da parte della Lombardia non risulterebbero però ulteriori domande in aggiunta ai 5 mila test già consegnati.

I test antigenici

A differenza dei tamponi nasofaringei che rilevano l’Rna del virus e che necessitano di 24-48 ore per essere processati da un laboratorio, i test antigenici non necessitano di sostanze chimiche complicate, mezzi di trasporto virali o kit di estrazione dell’Rna. Cercano solo «un pezzo del virus». Riguardo all’accuratezza, la loro capacità di identificare i veri casi positivi è intorno all’85% anche se nuovi kit americani superano il 90% di attendibilità. Il meccanismo funziona un po’ come un test di gravidanza: se il test rapido risulterà positivo si farà il tampone tradizionale per avere conferma del risultato. Pur non essendo affidabili al 100% i test antigenici sono considerati uno strumento utile per effettuare screening di massa veloci, come nelle scuole.

Il piano del Lazio

La Regione Lazio ha appena presentato il «piano di emergenza» basato proprio sui test rapidi già utilizzati negli aeroporti e validati dall’Istituto Spallanzani. Che cosa succederà allora se si dovesse presentare un caso positivo? Un’unità mobile con medici e infermieri a bordo si recherà presso l’istituto per sottoporre gli studenti e il personale docente e scolastico allo screening. Gli eventuali contagiati saranno isolati mentre gli altri studenti saranno rimandati a casa e potranno ritornare in classe dopo la sanificazione degli ambienti, verosimilmente un paio di giorni dopo. In Veneto, dove il test rapido è stato varato il 13 luglio, la procedura è molto simile.

Questi test sono sicuri?

Il documento dell’Istituto superiore di Sanità con le linee guida «per la gestione di casi e focolai di Covid nelle scuole e nei servizi educativi dell’infanzia» spiega che «il metodo diagnostico riconosciuto e validato dagli organismi internazionali per rivelare la presenza del virus Sars-CoV-2 è il «test PCR». Tuttavia, aggiunge, «sono stati sviluppati, e sono in continua evoluzione tecnologica per migliorare la loro performance, test diagnostici rapidi che rilevano la presenza del virus in soggetti infetti, meno sensibili del test molecolare classico eseguito in laboratorio» ma «dopo opportuna validazione» potranno «rappresentare un essenziale contributo nel controllo della trasmissione di Sars-CoV-2». Kyriakoula Petropulacos, direttore della Sanità in Emilia Romagna e componente del comitato tecnico scientifico nazionale, pone però qualche dubbio: senza il consenso dei genitori non si può procedere con test sui minorenni. «Chi li esegue? Sono autorizzati solo operatori sanitari. Dovrebbero essere organizzati punti di prelievo con squadre da inviare a domicilio». Proprio come farà la Regione Lazio.


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