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Superiori, nessuna rivoluzione

Azzolina precisa: ingresso dopo le ore 9 solo se necessario

20/10/2020
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ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi

Nessuna  rivoluzione degli orari di ingresso e uscita da scuola. Ieri sera, dopo un vivace incontro tra i vertici ministeriali e i sindacati, conclusosi però positivamente, la ministra dell'istruzione, Lucia Azzolina, ha diramato la circolare che rende note ai dirigenti le misure dell'ultimo dpcm di contrasto al Covid. Una doccia gelata sulle polemiche e le proteste per la presunta imposizione dell'ingresso a scuola nelle superiori «almeno dopo le ore 9,00» prevista dal decreto presidenziale: nessuno sarà costretto a rivedere l'organizzazione se non ci sono criticità legate all'indice di diffusione del contagio nell'area o se non ci sono problemi con l'affluenza sui mezzi di trasporto, precisa la circolare. Perché, spiegano da viale Trastevere, non tutte le realtà sono uguali e ci sono scuole che hanno già scaglionato entrate e uscite, mentre altre non lo hanno fatto ma non hanno esigenza di doverlo fare per contrastare il Covid.

La circolare cita il passaggio del dpcm che indica la necessità di una revisione dell'organizzazione scolastica per frenare l'aumento dei contagi: «Fermo restando che l'attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l'infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al Ministero dell'istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del presidente della repubblica 8 marzo 1999 n. 275, incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza, modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l'eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l'ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00». Questo il testo all'articolo 1, comma 1, lettera d, numero del decreto del presidente del consiglio dei ministri del 18 ottobre 2020, integralmente ripreso nella nota del ministero, firmata dal capo dipartimento istruzione, Max Bruschi. Che puntualizza: «Va sottolineato che la disposizione normativa è di carattere generale e fa espresso riferimento agli “specifici contesti territoriali”; pertanto, non dispone in maniera perentoria di modificare l'esistente in assenza di dichiarati stati di criticità o di pericolo. Dove le situazioni territoriali, anche grazie al lavoro concertato durante i mesi estivi, hanno mostrato di funzionare, nulla ha la necessità di essere al momento cambiato, fatte salve eventuali situazioni di criticità da esporre e affrontare ai tavoli regionali».

I dirigenti scolastici hanno anche protestato che gli orari di ingresso e uscita erano stati comunicati ai tavoli di coordinamento regionali perché fossero riviste le corse dei mezzi pubblici. In molti casi inutilmente. Ora che sui trasporti è caos, molti non ci stanno a dover rifare tutto. E altri fanno notare come invece gli scaglionamenti siano stati fatti, ma senza un apparente beneficio in termini di contenimento dell'epidemia, a leggere i dati della diffusione del virus come accade per esempio in Lombardia. «Si ribadisce, che le situazioni critiche e di particolare rischio, rappresentate da autorità sanitarie ed enti locali, sono le sole che giustificano una eventuale revisione di quanto già stabilito, anche con riferimento all'ingresso posticipato alle ore 9,00, che deve essere disposto unicamente qualora ricorrano le condizioni sopra descritte», ribadisce il ministero, «salvo i casi suddetti, non è necessario modificare orari di entrata e uscita, orari settimanali dei docenti, turni delle mense, orari di esercitazioni e laboratori e tutto quanto sia collegato alla scansione temporale».