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Sulla misurazione della temperatura il Piemonte fa marcia indietro

Dopo le critiche giunte dal mondo della scuola e la minaccia della ministra Azzolina di impugnare l’ordinanza, la giunta Cirio torna indietro: saranno le famiglie a verificare che gli alunni non abbiano febbre

12/09/2020
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il manifesto

Roberto Pietrobon

In Piemonte invertire l’ordine degli addendi cambia il risultato almeno parlando dell’ultima ordinanza sulla misurazione a scuola della temperatura dei bambini e dei ragazzi della Regione. Mercoledì il presidente Alberto Cirio, di Forza Italia, in qualità di massima autorità sanitaria regionale, firmava un’ordinanza nella quale «raccomandava a tutte le scuole di ogni ordine e grado del Piemonte di adoperarsi con ogni mezzo a disposizione al fine di procedere alla misurazione della temperatura corporea agli studenti prima dell’inizio dell’attività didattica» e, in subordine, «se non si riesce a provvedere alla raccomandazione di cui sopra, le scuole di ogni ordine e grado del Piemonte verificano giornalmente l’avvenuta misurazione della temperatura corporea agli alunni da parte delle famiglie».

Ieri nella conferenza stampa in piazza Castello il Governatore forzista, dopo la valanga di critiche giunte dal mondo della scuola e la minaccia della ministra Lucia Azzolina di impugnare l’ordinanza, ha però deciso di invertire l’ordine dei fattori, ovvero le modalità per verificare che nessun bambino o ragazzo venga a scuola con la febbre, facendo, di fatto, marcia indietro.

Nel vademecum preparato dalla Regione e presentato ieri in conferenza stampa si scrive infatti che sono «i genitori ad effettuare la misurazione della temperatura corporea dei propri figli prima dell’avvio a scuola. A seguito di tale operazione dovranno compilare e firmare giornalmente l’autocertificazione prevista ed essere esibita ad ogni richiesta da parte della scuola. Ogniqualvolta lo studente non sia in grado di esibire l’autocertificazione, sarà a carico della scuola la misurazione della temperatura».

Non più quindi la misurazione a carico delle scuole, che avrebbero compromesso i tempi della didattica e anche le entrare negli edifici, ma un controllo incrociato tra famiglie e docenti. Sostanzialmente quanto già previsto nelle indicazioni del Comitato tecnico scientifico di fine agosto e dal ministero dell’Istruzione.


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