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Stop all'Educazione civica di Bussetti: "Metterebbe in crisi l'anno scolastico"

Il Consiglio superiore dell'istruzione boccia la sperimentazione urgente voluta dall'ex ministro. La materia, obbligatoria, entrerà in classe solo nel settembre 2020. Fioramonti: "Preparare le scuole, come non è stato fatto finora, e puntare sull'ambiente"

12/09/2019
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la Repubblica

Corrado Zunino

Il Consiglio superiore della Pubblica istruzione ha espresso parere negativo all'unanimità alla sperimentazione nell'anno scolastico appena partito dello studio obbligatorio dell'Educazione civica. La legge che introduce questo insegnamento entrerà in vigore, quindi, a partire dal settembre 2020. L'ex ministro Bussetti aveva predisposto una bozza di decreto per consentire l'avvio dell'insegnamento già quest'anno, ma il Cspi, che ha un compito di garanzia sull'unitarietà del sistema nazionale dell'istruzione e il cui parere è obbligatorio sulle sperimentazioni nazionali, ha detto "no".

L'ex ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, lo scorso 26 agosto aveva inviato il decreto al Cspi "con procedura d'urgenza" chiedendo una prova in tutte le scuole del primo e secondo ciclo di istruzione. Sempre al Consiglio, ai primi di agosto, erano state affidate le Linee guida per lo studio dell'Educazione civica, linee necessarie alle scuole per poter attuare la norma. Il Consiglio superiore, motivando il giudizio negativo, ha fatto notare che non ci sono i tempi per mettere a punto in questa stagione la nuova disciplina: "La sua introduzione, ad anno scolastico iniziato, metterebbe in difficoltà le  scuole: sono 33 ore di insegnamento, ma le programmazioni sono già state messe a punto". Non c'è un atteggiamento ostile verso la riforma, si legge, piuttosto verso la velocità della sua attuazione. "Il Cspi", spiega il testo, "prende atto positivamente dell'approvazione quasi unanime da parte del Parlamento della norma che introduce l'insegnamento dell'Educazione civica negli ordinamenti delle scuole di ogni ordine e grado. È evidente che si tratta di un provvedimento che risponde a un'esigenza molto sentita nell'opinione pubblica, anche se la legge, nell'intento di seguire queste attese, presenta non poche difficoltà tecniche di applicazione".

La nuova Educazione civica – nuova perché sul tema sono stati approvati decreti presidenziali dal 1999 e la materia già si studia in diverse scuole medie e superiori del Paese – prevede una vera e propria disciplina con un voto specifico in pagella. Non ci sarà un’ora dedicata all’Educazione civica, farlo avrebbe significato investire mezzo miliardo di euro: la materia sarà trasversale su tutto il programma e insegnata per 33 ore nel corso dell’anno scolastico. Avrà un docente dedicato – abilitato all’insegnamento delle materie giuridiche ed economiche - che coordinerà la disciplina suggerendo alla fine il voto.

Il neoministro Lorenzo Fioramonti scrive: "Bisogna avviare una seria programmazione a partire da gennaio 2020, con tanto di fondi aggiuntivi in Legge di bilancio, per fare quello che il precedente ministro non aveva fatto, cioè preparare in modo efficace le scuole nell'ottica dell'introduzione dell'Educazione civica nel settembre 2020". Poi dirà: "Ho dedicato i miei ultimi dieci anni di ricerca alla sostenibilità ambientale. L'anno prossimo inizierà l'ora di Educazione civica e io intendo rimodularla sull'agenda 2030 delle Nazioni Unite, non sarà un'Educazione civica tradizionale, ma un percorso di formazione dove l'ambiente sarà il filo rosso che collega tutte le iniziative".

Massimo Capitanio, deputato della Lega e primo firmatario della proposta di legge, attacca: "Il neoministro Fioramonti non tradisca la volontà democratica e popolare e del Parlamento e vada avanti con la legge sull'Educazione civica. Siamo disponibili a lavorare alle migliorie richieste".