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Stipendi, primo stop alla riforma

Il disegno di legge collegato alla Stabilità sarà riesaminato a uno dei prossimi cdm. Tra le deleghe anche il reclutamento e gli organi collegiali

12/11/2013
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ItaliaOggi

Alessandra Ricciardi


 

Il plenum del consiglio dei ministri ha preso tempo. Il disegno di legge delega sull'istruzione, università e ricerca, presentato dal ministro Maria Chiara Carrozza al cdm di venerdì scorso (si veda ItaliaOggi dell'8 novembre), sarà riesaminato in una delle prossime sedute.

Troppe le materie, e troppo delicate, nel carnet di un ddl che è giocato sul doppio binario della semplificazione di norme e di procedure amministrative. E su quello delle riforme vere e proprie. E così Palazzo Chigi ha optato per una pausa di riflessione, in attesa di un riequilibrio del disegno di legge. ItaliaOggi ha letto il provvedimento: tra le materie oggetto di delega, la revisione dei procedimenti «relativi allo stato giuridico e al trattamento economico del personale della scuola». Materia considerata tradizionalmente contrattuale, quella degli stipendi, e sui cui i vari tentativi di riforma che si sono susseguiti, a partire dal cosiddetto concorsone per gli aumenti di merito di Luigi Berlinguer, non sono mai andati in porto. Tra resistenze sindacali, certo, ma anche ristrettezze economiche, che non hanno consentito di rivedere gli avanzamenti di carriera potendo contare su risorse aggiuntive. Le ipotesi finora messe in campo hanno sempre giocato sul riutilizzo di una parte dei finanziamenti già destinati alla scuola e al trattamento di base di chi vi lavora, di cui per i sindacati fa parte integrante anche l'anzianità di servizio, che pesa sulle paghe attraverso il meccanismo dei cosiddetti gradoni.

La legge di Stabilità, a cui il ddl delega verrebbe collegato, ha tra l'altro confermato il blocco dei contratti fino al 2015. In una situazione di zero aumenti in busta paga, rivedere le progressioni economiche ora diventerebbe ancora più arduo per il governo. Al secondo punto della revisione del ddl delega «la precisa definizione dei rapporti tra le diverse fonti di disciplina pubblicistica e negoziale» che riguardano i dipendenti. Il riferimento probabilmente è alla riforma Brunetta, e in particolare alle sanzioni. Il sistema disciplinare nella scuola infatti è oggetto di continui contenziosi, a chiarire rapporti e poteri tra dirigenti scolastici e docenti che chiari non sono.

La delega dovrebbe riguardare anche «la disciplina giuridica degli altri soggetti riconosciuti dall'ordinamento vigente in materia di istruzione e formazione»: che si tratti dei soggetti che operano nel settore della formazione professionale, che però ricadrebbero nella competenza regionale, oppure degli istituti paritari, oggetto di una specifica legge, non è chiaro. La delega al ministro riguarda tra l'altro gli organi collegiali della scuola, «con il mantenimento delle sole funzioni consultive e il superamento di quelle in materia di stato giuridico del personale e di quelle rientranti nelle materie di competenze regionali», le reti di scuole e «la riforma organica del reclutamento del personale docente, che garantisca la tutela delle diverse categorie dei soggetti abilitati, mantenga l'equilibrio tra le assunzioni per concorso, anche con l'introduzione di una selezione all'ingresso dei corsi di studio abilitanti, e gli scorrimenti di graduatoria, fermo restando il rigoroso rispetto del principio del merito, e consenta lo smaltimento del precariato». Una copertura praticamente a 360 gradi delle rivendicazioni del settore. Il governo è delegato ad adottare, entro nove mesi dall'entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi, da sottoporre al parere obbligatorio delle camere. Entro due anni l'esecutivo potrebbe integrare e correggere con altri decreti.