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Sorpresa: L'asilo batte Oxford

Una buona scuola materna rende studenti migliori I pedagogisti: è il luogo dove si abbatte la differenza tra famiglie con mezzi diversi

27/02/2016
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Corriere della sera

A 11 anni sono migliori dei propri coetanei in matematica e inglese, hanno un comportamento scolastico più controllato e socievole. E nell’arco della vita guadagnano in media il 4,3% in più. Ecco come una buona educazione nei primi anni di vita, nella cosiddetta pre-school, fa progredire i ragazzini inglesi, secondo una ricerca presentata dalla professoressa Kathy Sylva, di Oxford, all’università Bicocca. Lei è una delle decine di esperti chiamati ad approfondire, nel corso di una tre giorni internazionale a Milano, lo 0-6: il cruciale periodo dalla nascita alla primaria.
«L’educazione dei primi anni dà le migliori chance per la vita — spiega Sylva —. Questo vale soprattutto per i bambini poveri o immigrati». Dal Nobel per l’economia James Heckman fino alle ultime ricerche del Tfiey (il forum transatlantico dedicato alle politiche per lo sviluppo dei servizi per la prima infanzia) le conclusioni sono sempre le stesse: soprattutto per le fasce sociali svantaggiate, la frequenza di scuole con caratteristiche «dignitose» porta a maggiore inclusione sociale e migliori successi negli studi.
I dati Ocse-Pisa, sull’apprendimento dei ragazzi, confermano che tra il 2003 e il 2012, in Italia la differenza nei risultati ottenuti in matematica tra 15enni che avevano frequentato la scuola dell’infanzia e studenti che non l’avevano frequentata, era cresciuta di 25 punti. E gli alunni in difficoltà sono sovrarappresentati tra quelli che non hanno frequentato la scuola dell’infanzia per più di un anno.
Il nostro gap è evidente: il 5% dei bambini dai 3 ai 6 anni non frequenta una scuola materna, e l’82% di quelli tra 0 e 3 non ha posto in un asilo nido.
Come recuperare?
Il governo dovrà varare entro l’anno, come prescrive la riforma Renzi, una legge per ridefinire le regole per lo 0-6. I pedagogisti suggeriscono insegnanti con formazione accademica, coordinatori pedagogici per controllarli, spazi e tempi adattati ai ritmi lenti dei bambini, progetti pilota per costruire un sistema educativo di qualità. Improntato più alla sperimentazione invece che al nozionismo, come nelle «Cabane» di tre asili milanesi: strutture in legno dove toccare, immaginare, fantasticare.
«Dal progetto Care — spiega Susanna Mantovani, rettrice della Bicocca — emerge che genitori ed educatori concordano sul fatto che i bambini nella fascia tra zero e 6 anni devono imparare a sviluppare capacità e risolvere problemi, più che imparare nozioni. I bambini che hanno frequentato buoni asili sono quelli che riescono meglio nelle prove Invalsi». Test che invece vanno esclusi dalle scuole dell’infanzia: «Ci sono rischi di stigmatizzazione precoce», anticipa la professoressa Anna Bondioli , del gruppo di lavoro ministeriale.
Meno valutazione, più problem solving , laboratori dove provare. «I bambini piccoli — spiega Nice Terzi, presidente del gruppo Nidi-infanzia — non devono apprendere, ma capire come si apprende». Il resto verrà dopo.
Valentina Santarpia
 @ValentinaSant18


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