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Sette posti ai maschi e tre alle femmine Polemica al liceo sulla classe di superbravi

Al Talete di Roma

06/06/2020
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la Repubblica

Arianna Di Cori

ROMA — Nella classe I M del rinomato liceo scientifico “Talete” di Roma, gli studenti saranno ammessi secondo una “percentuale di genere”: 17 maschi e 8 femmine. Non per casualità, ma per scelta dell’istituto. Ed è scritto in una circolare che alcuni genitori hanno già definito “raccapricciante”.

Il 22 maggio, l’istituto pubblica una comunicazione diretta alle famiglie degli alunni che hanno scelto il percorso “Matematico”. “Quest’anno — recita la circolare — le modalità di selezione previste (un test d’ingresso, ndr ), non sono attuabili a causa della situazione epidemiologica che non consente di effettuare la prova in presenza”. Per 46 futuri alunni — 31 maschi e 15 femmine — è stato istituito un nuovo criterio di ammissione alla classe, con ancora 25 posti disponibili: un sorteggio, realizzato “in modo proporzionale alla percentuale di domande (pervenute, ndr ) di alunni maschi e femmine. Maschi 70%, femmine 30%”. Tradotto: nella I M, non avendo escogitato un modo migliore per sostituire la meritocrazia, si è optato per la casualità, con apparenti quote rosa.

Il dirigente scolastico del Talete, Alberto Cataneo, non risponde. Ma per lui parla il Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, Rocco Pinneri. «Il tetto del 30% è stato messo per evitare una sottorappresentanza femminile — dice — ma è una scelta infelice: sarebbe stato più ragionevole omettere il dato proporzionale, e i risultati, statisticamente, sarebbero stati simili». E a trovare il metodo «anacronistico e inopportuno » è anche Cristina Costarelli, dirigente scolastica di un altro scientifico romano, il Newton, e vicepresidente dell’Associazione nazionale presidi Roma. «Mai sentita una cosa del genere — spiega la preside — va contro ogni principio di pari opportunità. La scuola, per Costituzione, è meritocratica. Sarebbe bastato tenere conto dei voti conseguiti alle medie».

Ma il dado è tratto: non resta altro che la rabbia delle famiglie che hanno visto i loro figli (e soprattutto, figlie) studiare per mesi per passare il test di ammissione alla classe del Talete. Come una mamma, che ha denunciato l’accaduto a Mila Spicola, insegnante, pedagogista ed ex responsabile scuola Pd. «Dal 2015 è attiva una strategia europea per la parità di genere — chiosa Spicola — con l’obiettivo di contrastare la segregazione professionale delle donne in particolare nel settore scientifico, partendo proprio dall’istruzione. In casi come questi bisogna esigere ed ottenere una classe in più, a maggior ragione in tempi in cui si prevedono numeri ridotti per ragioni di sicurezza ».

Non è nei poteri dell’Ufficio scolastico regionale (Usr), emanazione territoriale del Miur, intervenire nella decisione del Talete: si tratta di delibere che hanno valenza di legge in seno all’autonomia scolastica. L’unica strada sarebbe quella di un ricorso al Tar, contestando l’illegittimità di un nuovo regolamento emanato in una fase già avanzata del processo di iscrizione. Oppure la formazione, in extremis, di una nuova classe aggiuntiva per il percorso matematico. Potrebbe essere l’ultima speranza per i futuri studenti e studentesse della I M, perché gli organici approvati finora dagli Usr, non tengono conto delle (attese) direttive del Governo sulla riapertura a settembre. Tutto potrebbe, ancora, cambiare.