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«Scuole chiuse fino a gennaio». Verso il no ai viaggi fuori regione

I governatori: non riaprire le aule. Il governo vuole evitare i movimenti per Natale

27/11/2020
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il manifesto

Andrea Carugati

Scuole superiori chiuse fino al 7 gennaio e stop agli spostamenti tra regioni per le vacanze di Natale. Sono queste le due indicazioni che escono da una lunga giornata di riunioni, prima il premier Conte con i capidelegazione della maggioranza e poi i governatori con i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza.

Due indicazioni che dovrebbe entrare nel prossimo Dpcm che Conte firmerà il 3 dicembre e che regolerà la vita degli italiani fino all’Epifania. E che vanno entrambe in un’unica direzione: evitare il più possibile una risalita dei contagi.

SULLE SCUOLE IL FRONTE delle regioni è stato unanime. «Aprire a dicembre sarebbe una mossa inopportuna, soprattutto alla vigilia della pausa festiva delle scuole, in assenza di un programma di scaglionamento degli ingressi e in assenza di un servizio pubblico che oggi prevede capienza al 50% e andrebbe ritoccata», ha detto Giovanni Toti, che in queste settimane di assenza per malattia di Stefano Bonaccini guida la conferenza delle regioni. «Penso sia rischioso aprire la scuola il 9 dicembre e chiudere subito dopo», gli ha fatto eco il veneto Luca Zaia. «Concentriamoci invece ad un’apertura più solida dopo l’Epifania, se è possibile».

I ministri Speranza e Boccia, da sempre nell’ala più rigorista del governo, hanno accolto favorevolmente il parere delle regioni. Ora la palla passa a Conte, che invece vorrebbe riaprire come la ministra dell’Istruzione Azzolina. Ma è assai probabile che l’opinione dei governatori stavolta verrà ascoltata. Anche se la ministra della Famiglia, la renziana Elena Bonetti, si dice convinta che «abbiamo sbagliato a mettere al 100% la didattica a distanza nelle superiori».

L’ALTRO NODO AFFRONTATO riguarda gli spostamenti tra regioni nel periodi di Natale. Speranza ha riportato il parere degli esperti, che hanno individuato nel Ferragosto scorso un record di movimento e un possibile innesco della seconda ondata. L’ipotesi che circola al ministero della Salute è di bloccare tutti gli spostamenti, anche se tutta Italia sarà in giallo,l fatta eccezione per ragioni di lavoro, salute, o per il ritorno nel proprio domicilio o residenza

Resta ancora da chiarire se si potrà viaggiare per incontrare genitori e figli che vivono in un’altra regione, unica deroga possibile. Speranza ha spiegato ai presidenti che questa sarebbe la soluzione ottimale per evitare un ritorno dei contagi, ma la decisione definitiva- che avrebbe un impatto fortissimo sulle famiglie- non è ancora stata presa. Sul tema i governatori non hanno opposto particolari resistenze. «Sarà un Natale diverso, dovremo fare altri sacrifici, o ci esponiamo a una terza ondata a gennaio», sintetizza Conte.

IL COPRIFUOCO RESTERÀ in vigore in tutta Italia fino a fine anno, probabilmente verrà spostato dalle 22 alle 23 per consentire ai negozi di restare aperti anche la sera. E anche per le messe di Natale che potrebbero essere anticipate. Boccia l’ha spiegata così: «Seguire la messa, e lo dico da cattolico, due ore prima o far nascere Gesù bambino due ore prima non è eresia. Eresia è non accorgersi dei malati, della gente che soffre. Il Natale non si fa col cronometro ma è un atto di fede».

ALTRO TEMA DELICATO è quello degli impianti di sci. «Riapriranno quando l’epidemia si sarà raffreddata, speriamo nel giro di un mese, un mese e mezzo. I ristori saranno garantiti per tutte le attività che non potranno aprire», ha assicurato Boccia. I presidenti, in particolare il piemontese Alberto Cirio e Massimiliano Federiga del Friuli, hanno chiesto di chiudere le frontiere nel caso non ci fosse un accordo europeo sullo stop allo sci. Non solo per non regalare i turisti ai paesi concorrenti, come Austria, Svizzera, Slovenia, ma anche per evitare che gli sciatori possano contrarre il virus all’estero e poi accendere focolai in Italia. Difficile che il governo arrivi a chiudere le frontiere, di certo chi andrà fuori al ritorno dovrà poi sottoporsi a quarantena.

L’accordo europeo non è in discesa. Ieri la commissione Ue ha ribadito che «la decisione sull’attività sciistica è di competenza nazionale, non europea». La cancelliera Merkel fa sponda con l’Italia: «Cercheremo di coordinarci con i partner vicini in Europa. Alla luce della posizione dell’Austria non sarà facile, ma ci proveremo». Macron è della partita: impianti chiusi fino a gennaio.

OGGI SONO ATTESI il nuovo monitoraggio dei dati e la cabina di regia che decide i colori della regione. Lombardia e Piemonte, a quanto si apprende, avrebbero le carte in regola per passare dal rosso all’arancione. Ma Speranza suggerisce un’altra settimana di massima cautela. Il governatore lombardo Attilio Fontana non ci sta: «Nonostante la mia opposizione, il governo intende tenerci in zona rossa fino al 3 dicembre». Conte potrebbe cedere: «Dai nuovi dati mi aspetto un Rt che è arrivato all11. E mi aspetto anche che molte regioni che ora sono rosse diventino arancioni o gialle. Sarebbe un bel segnale».