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Scuole avanti fino a luglio i presidi: giusto recuperare D'accordo anche i genitori

Via libera al piano del Governo da parte di mamme e dirigenti

08/12/2020
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Il Messaggero

A scuola anche d'estate, per recuperare le ore perdute in questa lunga fase di emergenza sanitaria: l'ipotesi al vaglio del ministero dell'Istruzione, di lasciare aperti per tutto il mese di giugno gli istituti che avranno bisogno di recuperare le lezioni, potrà essere adottata da quelle scuole che hanno avviato l'anno scolastico più tardi rispetto alla data del 14 settembre o che hanno dovuto fare i conti con chiusure a singhiozzo. Sarà necessario inoltre considerare la disponibilità dei docenti e, per le cattedre scoperte, prevedere l'intervento dei supplenti. 
L'obiettivo è dare il tempo ai ragazzi di recuperare le ore perdute a causa del Covid, tra lezioni online che saltano e le assenze dei docenti sempre più difficili da coprire. La possibilità di restare in classe anche nel periodo estivo è stata già sottoposta dal ministero dell'istruzione alle Regioni con cui si dovrà trovare una strada comune. Tutto dipenderà dall'evolversi della pandemia e da come le scuole potranno affrontare la riapertura di gennaio. La possibilità di rivedere i calendari scolastici è comunque aperta: «In un anno eccezionale come questo sottolinea Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale dei presidi - è evidente che alcune certezze possano saltare e quindi, in linea di principio, potrebbe essere pensabile andare a scuola per qualche il giorno in più. Fondamentale è continuare a tenere alta l'attenzione nei confronti dei problemi legati alla questione della povertà educativa e di chi in questi mesi ha avuto difficoltà. L'obiettivo comune è sempre quello di non lasciare nessuno indietro. L'ipotesi è un po' prematura, aspettiamo di vedere cosa accade in presenza e soprattutto lavoriamo per mantenere le lezioni in presenza una volta che saranno re-iniziate per tutti il prossimo 7 gennaio». 
PRESENZA AL 75%
A gennaio infatti si dovrà tornare in aula anche alle scuole superiori, con una presenza del 75% degli studenti. E sarà necessario rientrare in massima sicurezza: vale a dire con una trasporto pubblico adeguato, tutti i docenti in cattedra e con una maggiore disponibilità di tamponi per evitare che le classi in quarantena subiscano i ritardi per avere gli esiti delle analisi. Tornare in aula in presenza significa riprendere il filo della didattica, portata avanti per ora solo da remoto non senza difficoltà per gli studenti e le famiglie ma anche per i docenti. E allora l'idea di restare in classe più a lungo, per recuperare gli argomenti persi, viene accolta positivamente anche dal Movimento italiano dei genitori: «Finalmente un'iniziativa a favore delle famiglie - spiega Antonio Affinita, direttore generale del Moige da anni chiediamo di tenere aperte le scuole nel periodo estivo, del resto solo in Italia le vacanze sono tanto lunghe. Quest'anno inoltre si potrebbe sfruttare quel periodo per recuperare la didattica persa, a causa dell'emergenza sanitaria. Quindi siamo assolutamente d'accordo con la ministra Azzolina e appoggiamo l'idea di avviare un confronto per tenere aperte le scuole fino alla fine di giugno». 
Il confronto dovrà esserci, anche con i sindacati, per capire dove intervenire con un prolungamento dell'anno scolastico: probabilmente l'attenzione verrà posta prima sulle aree in cui sono andate perdute diverse giornate di scuola nella fase iniziale dell'anno scolastico. L'idea però non mette tutti d'accordo o, meglio, sul fronte sindacale c'è la richiesta di avviare un tavolo per decidere come procedere: «Nessuno ha avuto la cortesia di consultarci ha commentato infatti Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti - crediamo sia opportuno intanto ricordare che il lavoro dei docenti è regolato da un contratto collettivo nazionale, tra l'altro scaduto da due anni. In ogni caso, riteniamo che sia una proposta offensiva nei confronti della professionalità di tutti gli insegnanti impegnati ormai da mesi nella didattica a distanza, metodologia faticosa, che richiede molta preparazione e un tempo di lavoro di gran lunga superiore rispetto a quello ordinario». 
Lorena Loiacono 


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