FLC CGIL
Iscriviti alla FLC CGIL

http://www.flcgil.it/@3959428
Home » Rassegna stampa » Nazionale » Scuole ancora pericolose al Sud tre incidenti su 5

Scuole ancora pericolose al Sud tre incidenti su 5

L'allarme parte da Cittadinanzattiva, con i dati del XVIII rapporto dell'Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola

21/11/2020
Decrease text size Increase text size
Il Messaggero

Cinquanta crolli nelle scuole, solo nell'ultimo anno scolastico. Dal 2013 se ne contano 326 con 59 feriti. E i numeri continuano a salire visto che quest'anno, nei primi due mesi di scuola, sono stati 11 gli episodi registrati. Si tratta di pezzi di intonaco e controsoffitti che cadono ma anche finestre, muri esterni e alberi che vengono giù, a volte abbattuti semplicemente da vento e pioggia. L'allarme parte da Cittadinanzattiva, con i dati del XVIII rapporto dell'Osservatorio civico sulla sicurezza a scuola, e arriva in concomitanza con la tragica ricorrenza del 22 novembre del 2008 quando morì il giovane Vito Scafidi, appena diciassettenne, sotto il crollo del controsoffitto nella sua aula al liceo Darwin di Rivoli, vicino Torino. Un anniversario terribile, ricordato con la Giornata nazionale per la sicurezza nelle scuole. Eppure le lacune negli istituti scolastici sono ancora troppe, le condizioni degli istituti scolastici sono lontane da una soluzione ai tanti problemi. E ancora una volta il Sud ne esce penalizzato: dei 50 crolli avvenuti dal 23 agosto 2019 ad oggi, in base ai dati di Cittadinanzattiva, 29 sono avvenuti nelle scuole del Meridione e nelle Isole, tra cui 11 in Campania e 9 in Sicilia. Nelle regioni del Centro Italia si sono registrati 5 crolli e 16 negli istituti del Nord. 
Lo squilibrio è forte ma il problema è comunque esteso in tutta Italia: oltre 4 scuole su 10, delle 40mila attuali, si trovano in zone a rischio sismico elevato. In questi territori vivono quasi 4,5 milioni di studenti. In Italia infatti tutte le Regioni, ad eccezione della Sardegna, hanno Comuni e scuole in zona a rischio 2, vale a dire dove gli eventi sismici seppur di moderata entità possono provocare danni ingenti, e 11 regioni hanno anche Comuni con livello di rischio 1, il più alto. Quindi l'attenzione deve essere massima. Ma non è così: 4.176 istituti nelle zone a rischio elevato hanno inoltrato richieste di finanziamento al ministero dell'istruzione per effettuare verifiche di vulnerabilità sismica, ma le indagini finanziate ad oggi sono solo 1.564. Ne restano ancora 2.612 a cui dare risposte, ad oggi sono rimaste inevase. Il 60% quindi resta senza verifiche e, conseguentemente, senza lavori per mancanza di fondi. 
INDAGINI DIAGNOSTICHEEppure i fondi sono stati stanziati: quest'anno, spiegano dal ministero dell'istruzione, sono previsti due miliardi di euro sull'edilizia scolastica, 500 milioni solo sull'edilizia leggera. Sono state effettuate 5mila indagini diagnostiche sui solai, che rappresentano spesso la parte debole dell'edificio, da cui entrano infiltrazioni di acqua e partono tutti i problemi. In legge di bilancio sono previsti 1,5 miliardi in più. La difficoltà nel far arrivare i fondi alle scuole potrebbe essere nei passaggi dal ministero dell'istruzione ai Comuni e alle Città metropolitane, passaggi che spesso si impantanano e così i soldi, anche quando ci sono, non vengono spesi. Né per l'ordinario né per l'anti-sismica. E non va meglio, purtroppo, per chi il sisma lo ha subito: delle 250 scuole oggetto di interventi o di ricostruzione nelle quattro regioni del centro Italia colpite dal sisma del 2016, quindi Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, solo 17 interventi sono stati conclusi. 
Da un'emergenza all'altra, anche la gestione della ripresa delle lezioni dopo il Covid ha le sue difficoltà con cui dover fare i conti: quasi una scuola su due lamenta la mancanza di docenti, una su 5 non ha gli insegnanti di sostegno e in quasi una su 4 mancano i collaboratori scolastici. Il 26% delle scuole ha dovuto ridurre l'orario tagliando quindi anche il tempo pieno e il 65% ha sospeso il servizio di pre e post scuola: si tratta di attività fondamentali per le famiglie, che ora si trovano in difficoltà e, se possono, devono spendere soldi in più per la babysitter.