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Scuola, nuova circolare di Speranza: "Sempre tamponi per casi sospetti"

il pediatra o il medico di famiglia devono richiedere "tempestivamente" il test diagnostico per alunni o personale. Per il rientro tra i banchi obbligatorio dopo esito negativo in 24 ore, un certificato di avvenuta guarigione e il nulla osta al ritorno in comunità

26/09/2020
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la Repubblica

In caso di sintomi sospetti di un alunno, il pediatra o il medico di famiglia devono richiedere "tempestivamente il test diagnostico" al dipartimento di prevenzione. Lo chiarisce l'ultima circolare del ministero della Salute, datata 24 settembre e diffusa per "fornire chiarimenti in merito agli attestati di guarigione da Covid-19 o da patologia diversa da Covid-19 per alunni e personale scolastico".

Le indicazioni riguardano 4 scenari: il caso in cui un alunno ha più di 37,5 di febbre o una sintomatologia compatibile in classe; il caso in cui questo avvenga a casa; il caso in cui è un operatore scolastico ad avere febbre o altri sintomi a scuola; e infine se l'operatore scolastico accusa sintomi a casa. In tutte queste situazioni viene effettuato il tampone, per il quale il documento sottolinea che "gli operatori scolastici e gli alunni hanno una priorità".

Se un alunno o un operatore dovessero risultare positivi, il caso viene notificato al dipartimento di prevenzione che avvia la ricerca dei contatti e indica le azioni di sanificazione straordinaria della struttura scolastica nella sua parte interessata, secondo quanto previsto dal documento dell'Iss sulla riapertura delle scuole varato ad agosto.

"Per il rientro in comunità - si legge nella circolare - bisognerà attendere la guarigione secondo i criteri vigenti", ovvero l'effettuazione di due tamponi (test di biologia molecolare) a distanza di 24 ore l'uno dall'altro con un esito doppio negativo, cui potrà seguire la fine dell'isolamento. "L'alunno o l'operatore scolastico - si legge - rientreranno a scuola con attestazione di avvenuta guarigione e nulla osta all'ingresso o rientro in comunità".

In caso di test negativo, invece, "il pediatra o il medico curante valuteranno il percorso clinico e diagnostico più appropriato (ad esempio una eventuale ripetizione del test) e comunque l'opportunità dell'ingresso a scuola". Nel caso in cui venisse riscontrasse una patologia diversa da Covid-19, la persona rimarrà a casa fino a guarigione clinica seguendo le indicazioni del medico. Se l'alunno o l'operatore sono invece conviventi di un caso accertato, verranno posti in quarantena. Eventuali loro contatti stretti, come i compagni di classe dell'alunno in quarantena, invece, "non necessitano di quarantena, a meno di successive valutazioni del Dipartimento di Prevenzione in seguito a positività di eventuali test diagnostici sul contatto stretto convivente di un caso".

Soddisfatta la Federazione italiana medici pediatri. "La circolare dice quello che stiamo chiedendo da settimane a gran voce: un bambino o un ragazzo con almeno uno dei sintomi deve essere sottoposto a tampone" commenta il preside Paolo Biasci. "Il documento - osserva Biasci - non fa riferimento al numero di giorni, ma l'indicazione è di farlo 'tempestivamente', prima possibile".  Per il pediatra la via del tampone per distinguere una banale influenza dal coronavirus è l'unica possibile. Tuttavia di pari passo "serve un impegno di risorse sul territorio destinato a investimenti nei centri per il test, nei laboratori e nel personale". La domanda infatti salirà in maniera importante e va fronteggiata con nuove forze: "I genitori sono arrabbiati e hanno ragione - risponde Biasci - Non sanno cosa fare, sono in attesa di una telefonata della Asl per effettuare il tampone ma i tempi si allungano".