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Scuola, ministero e sindacati firmano il protocollo sicurezza

Tra le misure: meno alunni nelle classi, test sierologici gratuiti, su base volontaria, per i docenti, psicologi per sostenere gli studenti

07/08/2020
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il manifesto

Roberto Ciccarelli

Il ministero dell’istruzione e i sindacati Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals hanno firmato ieri il protocollo sicurezza per il rientro a scuola del 14 settembre. «Le scuole possono ora disporre di un concreto supporto per definire le modalità organizzative» sostengono i sindacati. Ma la Gilda non ha firmato: «Al di là delle buone intenzioni, molti istituti avranno serie difficoltà a causa della mancanza di spazi e personale».

Il protocollo stabilisce che ci saranno meno alunni nelle classi; test sierologici gratuiti, su base volontaria, per i docenti; psicologi per sostenere gli studenti in preda a crisi di panico per la paura del contagio. Mascherine per gli studenti delle superiori, ma non per i bambini da zero a sei anni. Chi avrà una temperatura superiore a 37,5 gradi non potrà entrare. Per tornare dopo la malattia ci sarà bisogno di un certificato di «avvenuta negativizzazione». Dal 24 agosto sarà attivo un numero verde.

Non sarà un solo caso di Covid a decretare la chiusura di un istituto: l’eventuale chiusura sarà decisa «in base al numero dei casi confermati» e al livello di trasmissione del virus. Non è stata esclusa la didattica a distanza: spetterà ai dirigenti scolastici decidere di caso in caso. «Non viene scongiurato il rischio che col pretesto del Covid (che c’è) si usi la didattica a distanza per renderla permanente mascherandola sotto le parole “emergenza” e “sperimentazione” – sostiene Girolamo De Michele per il movimento “Priorità alla scuola” che sta organizzando una mobilitazione nazionale il 26 settembre – Bisogna dire chiaro che è soluzione estrema ed emergenziale, e in ogni caso a decidere devono essere gli organi collegiali. Altrimenti si crea una situazione a macchia di leopardo dove le scuole decidono per conto proprio». Il movimento denuncia inoltre le assunzioni di 50 mila precari del «contingente Covid», licenziabili e privi di indennità. «Una situazione ignobile. Visto il tipo di contratto andrebbero chiamati “schiavi del Covid”. E tra l’altro sono insufficienti. Visti i tempi si rischia di non ripartire il 14 settembre».