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Scuola, il saluto all’aperto è un complicato arrivederci

L'avvio del nuovo anno preoccupa i presidi. Anche per i più piccoli la ripresa di settembre presenta molti problemi

02/06/2020
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il manifesto

Roberto Pietrobon

Mentre, quasi fuori tempo massimo, è arrivato il via libera del Comitato tecnico scientifico del ministero dell’Istruzione alla possibilità di svolgere in presenza un «saluto di fine anno» la prossima settimana nei parchi pubblici, a macchia di leopardo si stanno moltiplicando iniziative didattiche all’aperto.

Come per il saluto di fine anno, il nodo che impegnerà la scuola durante l’estate è su come riuscire ad operare in sicurezza da settembre rispettando le indicazioni del Cts. «Ci stanno chiedendo di fare le nozze con i fichi secchi», protestano i dirigenti scolastici. Secondo Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, il documento del Comitato «non offre soluzioni» ma rimanda l’attuazione delle indicazioni (e la completa responsabilità) agli stessi dirigenti: «Non vorrei che fare il preside diventasse una sorta di mission impossible».

In questi giorni si parla anche dei fondi disponibili per ogni scuola (331 milioni, una media di 38 mila euro a istituto) con i quali i dirigenti scolatici dovranno: identificare aree verdi e attrezzarle, acquistare il materiale per la sanificazione, cambiare gli arredi e acquistare o noleggiare tablet e hardware, smaltire i rifiuti (anche quelli speciali), far partire gli appalti per l’edilizia interna per adeguare gli spazi alle esigenze di distanziamento e risistemare gli spazi esterni. Inoltre dovranno costituire un Comitato di Controllo e occuparsi della formazione di 4 ore a tutti i dipendenti.

Queste disposizioni, oltre a scontrarsi con le enormi carenze di fondi, non tengono conto dello stato degli edifici scolastici e delle differenze tra grandi città e scuole di provincia. Con, di fatto, l’organico invariato sarà impossibile non ridurre, in moltissimi istituti di ogni ordine e grado, le ore giornaliere degli studenti e bisognerà fare i turni rispettando le disposizioni sul distanziamento. La didattica a distanza potrebbe ripresentarsi come necessità ineludibile, asincrona, altrimenti, almeno dalle medie in su, servirebbero almeno un 30% di docenti in più.

Problematica si preannuncia la riapertura per le scuole dell’infanzia. La dirigente dell’Istituto comprensivo Biella III, Emanuela Verzella, che ha plessi saturi con molte sezioni, lo spiega così: «Per rispettare i parametri le sezioni dovrebbero essere dimezzate e alternate (una settimana va a scuola una metà, la successiva l’altra, o metà al mattino e metà al pomeriggio senza mensa); nessun gioco perché nonle si riuscirebbe a lavarli e sanificarli tra un turno e l’altro e nemmeno da un giorno all’altro; maestre con visiera, mascherina, grembiuli usa e getta e guanti di plastica costantemente. Domando: che scuola sarà? Che servizio potremo dare?». La carenza di organico avrebbe potuto essere in parte colmata, sostengono in coro i sindacati, attraverso l’assunzione per soli titoli del personale precario. La mediazione raggiunta tra Pd-LeU e M5S-Iv ha, infatti, scontentato tutte le organizzazioni sindacali che hanno proclamato lo stato di agitazione. «Ci domandiamo» dichiara Francesco Sinopoli, segretario della Flc-Cgil «perché per la sanità si possa assumere per titoli e prove orali mentre nella scuola ci si muove in direzione opposta».


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