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Scuola, il piano del governo: via ai test rapidi per tutti se uno studente è positivo

Speranza: fanno parte della nostra strategia in vista dell’autunno

04/09/2020
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Corriere della sera

Monica Guerzoni

OMA Test rapidi nelle scuole, si accelera. La fase di monitoraggio è ancora in corso, ma i risultati sono incoraggianti ed entro la fine del mese il ministero della Salute dovrebbe dare il via libera su scala nazionale. «Procediamo con giudizio e gradualità», ripete in queste ore Roberto Speranza, che oggi si confronterà con alcuni ministri Ue della Salute sull’efficacia dei test diagnostici rapidi.

In Italia la sperimentazione di questa tipologia di tamponi, che rileva la presenza del virus attraverso le proteine virali (antigene), è partita da due settimane nei porti e negli aeroporti. I risultati sono buoni e al Ministero c’è soddisfazione, perché i test rapidi, che non richiedono apparecchiature di laboratorio, possono rivelarsi uno strumento prezioso per la ripartenza in sicurezza del sistema scolastico. La ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ritiene importante la rapidità della risposta ai test. E anche Speranza è favorevole. «Sono un pezzo della nostra strategia per l’autunno» ripete il ministro nelle riunioni riservate, in cui raccomanda cautela in attesa che i dati del monitoraggio si consolidino.

Lo screening di docenti, personale e studenti sarebbe molto più veloce e, in caso di un alunno o docente positivo, si eviterebbe di paralizzare un’intera classe e condizionare il lavoro di tanti genitori: il tampone tradizionale verrebbe fatto solo in caso di test rapido positivo. Il tema delicato è l’attendibilità rispetto al tampone nasofaringeo che rileva l’Rna del virus, perché la sensibilità dei test rapidi, che possono fornire una risposta in meno di mezz’ora, è intorno all’85%. O meglio, questo era il dato quando la sperimentazione è partita.

Nel rapporto dell’Istituto superiore di sanità intitolato «Indicazioni operative per la gestione di casi e focolai di SARS-CoV-2 nelle scuole», si legge infatti che i test diagnostici rapidi «sono in continua evoluzione tecnologica per migliorare la loro performance». La previsione degli scienziati è che presto la sensibilità aumenterà e questi test, una volta validati, potranno rappresentare «un essenziale contributo nel controllo della trasmissione» del virus. A quel punto il ministero della Salute darà il via libera e si comincerà a parlare di gare per gli acquisti, la cui competenza in tempi di Covid è del commissario straordinario Domenico Arcuri.

Intanto però le Regioni si organizzano, ciascuna per sé. Veneto e Lazio useranno i test rapidi per lo screening nelle scuole. In Liguria, anche Giovanni Toti accelera: «Lavoriamo per andare oltre il protocollo nazionale. definiremo gli standard in modo tale che la tamponatura e lo screening possano avvenire in modo rapido e comodo per le famiglie». Niente tamponi a casa per i bambini con sintomi sospetti, ma aree apposite, accessibili senza prenotazione. E nel Lazio, dove sono stati già eseguiti circa 17 mila test sierologici nelle scuole, i tamponi rapidi effettuati all’aeroporto di Fiumicino sono duemila e 16 i positivi individuati.

Il 14 settembre si avvicina e l’ansia dei genitori cresce. Azzolina nel Consiglio dei ministri di ieri ha riproposto il problema dei genitori costretti alla quarantena per via di un figlio positivo e la ministra Catalfo (Lavoro) ha promesso una norma ad hoc. Azzolina lancerà un nuovo appello all’utilizzo di Immuni, anche per gli studenti da 14 anni in su. Per la ministra l’app «è importante per tracciare meglio e circoscrivere rapidamente contagi ed eventuali focolai». Un altro tassello della strategia del governo è lo screening di massa sui docenti. I test sierologici erano partiti tra polemiche e problemi organizzativi, ma ora migliaia di insegnanti, professori e personale Ata si starebbero sottoponendo ai controlli «con senso di responsabilità».


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