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Scuola, il dilemma delle valutazioni a distanza

Dad. Siamo sicuri di valutare gli studenti e non le loro famiglie? Ci si rende conto che i metodi e i parametri utilizzati in questi anni ora risultano del tutto inadeguati e inefficaci

05/05/2020
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il manifesto

Giuseppe Caliceti

Anche questo anno scolastico interrotto sarà regolare a tutti gli effetti, come ha ripetuto più volte la ministra all’Istruzione per rassicurare studenti e famiglie. Sarà certificato con il tutti promossi. Ma ai docenti italiani resta la gatta da pelare della valutazione. Otto politico a tutti? Ha sapore di farsa. Meglio una farsa maggiore: ogni collegio docenti si sceglie i propri criteri, procedendo in ordine sparso. In nome dell’autonomia, che sempre più, in questi mesi, si è rivelata anarchia scolastica.
Da settimane tra docenti e dirigenti girano in rete chat, forum, griglie sulla valutazione di fine anno. Occorre valutare anche durante il periodo della scuola a distanza, si capisce. Ma con quali criteri valutare uno studente nell’epoca della scuola senza l’obbligo di andare fisicamente a scuola?

Il Miur non scende troppo nei particolari, si limita a ricordare che valutare è un dovere dei docenti e non vuol dire solo assegnare un “voto”, un numero, ma verificare che il processo di insegnamento/apprendimento sia progredito proficuamente. Cioè, i docenti mettendo il voto, votano pure se stessi, perciò attenzione a mettere troppe insufficienze.

Restano le enormi criticità nella valutazione nella didattica a distanza. Ovvie. La non certezza dell’autenticità degli elaborati. La non equità delle condizioni tra vari studenti. L’impossibilità nell’assicurare le dovute e volute condizioni nelle modalità di esecuzione delle prove di verifica.

Ci si rende conto che i metodi e i parametri utilizzati in questi anni nella scuola normale ora risultano del tutto inadeguati e inefficaci. E trovarne e concordarne altri a tempo record non è poi così facile.

Sfogliando le griglie prodotte dalle scuole italiane si nota che acquisiscono grande importanza indicatori come la «puntualità», l’«ordine», la «frequenza dell’interazione on line con i docenti», l’«adattabilità e il sapersi gestire in questa fase di emergenza» (?) e l’immancabile «spirito di iniziativa» (sempre on line, eh?). Non certo la creatività o la capacità di socializzare (sempre a distanza).

Alcuni pedagogisti e dirigenti scolastici corrono ai ripari proponendo «valutazioni narrative o discorsive» o «simboliche», addirittura piccoli regali agli studenti che i docenti potrebbero fare agli studenti.

Resta un dilemma: per tutte le griglie, l’indicativo più negativo che possa ricevere uno studente è «l’assenza di interazione con la Dad, didattica a distanza». E qui casca l’asino. Si immagina infatti che il dovere partecipare alla Dad sia assolutamente uguale a quello di frequentare la scuola nell’edificio scolastico. Siamo sicuri di valutare gli studenti e non le loro famiglie, che non ci compete?

In ogni caso, a docenti, studenti e famiglie risulta sempre più chiaro che quella on line, a tempo intero o a metà tempo come si prospetta a settembre, non può essere spacciata in alcun modo come la scuola della nostra Costituzione.


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