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Scuola, genitori in piazza per riprendere a settembre: "La didattica a distanza non basta"

Nel pomeriggio è iniziata la protesta 'a distanza' da Torino a Trapani per chiedere una ripresa delle lezioni in presenza, continuità e sicurezza

23/05/2020
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la Repubblica

Lo slogan in tutte le diciotto piazze, da Torino a Trapani, è lo stesso: una citazione di Antonio Gramsci: "Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza". Muniti di striscioni e cartelli i genitori sono scesi in strada dalle ore 15.30 per chiedere la riapertura della scuola a settembre. In presenza e in sicurezza.

Le piazze della protesta: Bologna - Firenze - Genova Napoli - Milano - Torino

Niente cortei: proteste 'a distanza'

E' una delle prime mobilitazioni con le restrizioni imposte dall'emergenza sanitaria: piazze contingentate nei numeri, niente cortei, obbligo di mascherine e di mantenere le distanze. Ma la protesta si fa sentire forte uguale, promossa dal Comitato "Priorità alla Scuola", nato su spinta di un gruppo di genitori di Firenze, poi allargato ad altre città: il 18 aprile scorso scrissero una lettera aperta alla ministra Lucia Azzolina che raccolse 85mila firme.

 

Le richieste? Le stesse che portano ora mamme e papà - appoggiati da comitati e realtà come "Non una di meno" - nelle piazze. "La scuola deve ripartire in presenza, continuità e sicurezza. Su questo vanno concentrati gli investimenti. Se oggi il distanziamento è la misura di prevenzione più efficace, allora ci vogliono più scuole, più spazi consegnati a studenti e docenti anche per l’educazione all’aperto, più insegnanti e personale Ata” scrivono i promotori dell'iniziativa Costanza Margiotta, Filippo Benfante, Cristina Tagliabue, Maddalena Fragnito, Gloria Ghetti.

I limiti della didattica a distanza

Dopo un quadrimestre imposto dal coronavirus con lezioni a distanza, insistono: "La scuola esiste se è in presenza, perché non è possibile svuotare la funzione educativa della scuola della componente della socializzazione, dello sviluppo delle relazioni e dell’autonomia, della convivenza, confronto e condivisione con altri in uno spazio pubblico, di cui si è allo stesso tempo fruitori e custodi. Con lo sforzo di insegnanti, studenti e genitori la didattica a distanza ha permesso di tenere in piedi una parvenza di anno scolastico. Ma i suoi limiti sono sotto gli occhi di tutti, approfondisce le disuguaglianze già abissali e toglie ogni argine alla dispersione scolastica".

Un movimento nato dal basso

I genitori, gli insegnanti ed educatori di questo movimento nato dal basso sono chiari. Non vogliono una ripartenza con classi a metà, a fare lezione una parte da casa e l'altra in aula, temono doppi turni e soluzioni fai-da-te, chiedono che si possa prevedere soluzioni in presenza anche se dovesse ripartire il contagio. "A settembre - scrivono - non intendiamo assistere all’avvio di una sperimentazione, con ibridi e turni. Vogliamo che parta un anno scolastico con una scuola potenziata e migliorata in tutti i suoi ordini e gradi, dai nidi alle superiori, in presenza e in sicurezza. Per questo facciamo sentire la nostra voce reinaugurando anche un altro diritto costituzionale sospeso per mesi (quello di manifestare), e continueremo a farlo finché necessario".


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