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Scuola e università dubbi e interrogativi dopo lo stop forzato, ma l'anno è salvo

c'è un dato per certi versi sorprendente che sta caratterizzando l'emergenza: il sistema scuola e università ha reagito con serenità e motivazione. Studenti e docenti si sono rimboccati le maniche per non sospendere le lezioni. L'anno scolastico non andrà perso, neanche quello accademico. La didattica procede.

09/03/2020
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La Stampa

Carlo Gravina
Francesco Margiocco
Una situazione nuova, inimmaginabile fino a qualche settimana fa per università e scuole, che devono fare i conti con la sospensione didattica fino al 3 aprile in Lombardia e nelle 14 province della zona arancione e fino al 15 marzo, almeno per il momento, nel resto d'Italia. E si moltiplicano gli interrogativi (nei box di queste due pagine, a sinistra da 1 a 12, le risposte ad alcuni dei quesiti più diffusi che riguardano il comparto dalle elementari alle superiori; a destra, da A a N, quelle sugli atenei). Ma c'è un dato per certi versi sorprendente che sta caratterizzando l'emergenza: il sistema scuola e università ha reagito con serenità e motivazione. Studenti e docenti si sono rimboccati le maniche per non sospendere le lezioni. L'anno scolastico non andrà perso, neanche quello accademico. La didattica procede.
Il contraccolpo
Già dai giorni scorsi, con modalità diverse scelte in autonomia dai dirigenti scolastici, sono partite varie forme di insegnamento a distanza. Video-lezioni, in diretta o registrate, diffusione di materiale didattico tramite mail ed esercitazioni: sono le forme con cui, a tempo di record, la scuola italiana sta facendo un balzo forzato verso la digitalizzazione. Le piattaforme che si stanno utilizzando sono diverse: si va dal più elementare WhatsApp fino alle soluzioni proposte dai vari registri elettronici, che su questo fronte risultano all'avanguardia. «C'è una risposta importante all'emergenza - dice Antonello Giannelli, presidente di Anp (Associazione nazionale presidi) - l'intero sistema, studenti inclusi, ha capito il momento delicato che si sta vivendo». Per Giannelli ci sono «già tanti istituti pronti a questo salto», ma forse la sospensione forzata servirà «a superare certe resistenze verso il digitale che ci sono state nella scuola». «Speriamo che da questo evento sfortunato - continua - possa arrivare la spinta per un miglioramento esponenziale della didattica digitale nei nostri istituti, che non vuol dire però sostituire l'insegnamento tradizionale».
L'università risponde presente
Gli atenei sono stati colpiti direttamente. Sta facendo scuola, suo malgrado, il Politecnico di Torino. Ha avuto tre casi di contagio, un docente, un dottorando e un altro studente, e ha introdotto misure di sicurezza e virato verso l'e-learning. Dei suoi 35 mila studenti, 6 mila sono stranieri e 17 mila arrivano da fuori Piemonte. «Da giorni, gli allievi stranieri sono rientrati a casa, così come quelli da fuori regione, e a tutti abbiamo consigliato di rimanerci finché durerà l'emergenza», dice il rettore Guido Saracco. Con la tele-didattica, gli insegnanti possono fare lezione da casa, o dal proprio ufficio. «Purché a casa abbiano una connessione veloce: non possiamo permetterci colli di bottiglia», spiega Saracco. Dei tre casi, due sono stati contagiati durante un convegno.
Il decreto di ieri vieta, fino al 3 aprile, proprio la partecipazione a convegni, meeting, eventi sociali e riunioni, al personale sanitario o «incaricato dello svolgimento di servizi pubblici essenziali o di pubblica utilità», ma non vieta espressamente di partecipare a convegni all'estero. «La mobilità è permessa», conferma il presidente della Crui, la Conferenza dei rettori, Ferruccio Resta. «Ma ci sono due ma. È probabile che anche gli altri Paesi, se non l'hanno già fatto, sospendano i congressi. O è probabile che chiedano di astenersi dal partecipare ai Paesi ad alto rischio». Sono tutte contromisure che, prevede Resta, andranno avanti. «A prescindere dalla situazione sanitaria, che mi auguro torni in fretta normale, dobbiamo attrezzarci per tempi più lunghi. Due mesi, forse. Gli atenei raccolgono i loro studenti da bacini molto grandi, dobbiamo essere prudenti». Ma, come Giannelli, Resta è convinto che non tutto il male venga per nuocere. «Questa situazione ci permette di fare una grande esperienza e accelerare nell'uso di tecnologie che avevamo, ma non sempre sapevamo di possedere».—


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