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Scuola e benessere dei bimbi, Italia ultima

L’Unicef ci colloca al 22° posto su 29 Paesi

11/04/2013
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Il Messaggero

IL RAPPORTO
ROMA «Bisogna poter guardare in viso i nostri figli, e i figli dei nostri figli, senza mai avere la sensazione di doverci rimproverare qualcosa». Quando pronuncia queste parole, al termine del suo intervento, capisci perché Pietro Grasso ha deciso di partecipare alla presentazione dell’ultimo rapporto dell’Unicef, quello sul livello di benessere dei bambini nei Paesi ricchi. È la prima volta di una seconda carica dello Stato. D’altronde, come spiega l’ex procuratore nazionale antimafia, «ho sempre avuto una particolare attenzione per i problemi dei giovani, soprattutto adesso che mi sono spostato in politica, perché non sono né sceso in campo né salito…».
Sorrisi in sala, il piccolo auditorium della sede romana dell’organizzazione è stracolmo. I dati per il nostro Paese non sono incoraggianti: l’Italia occupa il 22esimo posto in una classifica di 29. Al vertice ci stanno i nordici: Paesi Bassi, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.
È una media fra cinque aree d’indagine, quindi non c’è uno stretto legame fra livelli di Pil e ciò che gli esperti considerano “benessere generale” del bambino.
I DATI
Questo dimostra, per esempio, perché nello studio Unicef la Slovenia abbia una posizione migliore del Canada e il Portogallo degli Usa (che arrivano soltanto 26esimi). Se l’Italia è 23esima dal punto di vista del benessere materiale dei bambini sale perciò al 17esimo posto nei livelli di salute e sicurezza, ma poi ripiomba al 25esimo posto quando il parametro è l’istruzione, e resta ferma al 21esimo (sempre su 29) per le condizioni abitative e ambientali in cui i bambini crescono.
Non mancano, certo, le novità positive: dall’inizio degli anni 2000 il fenomeno del bullismo è stato notevolmente ridimensionato (-60%) e siamo così diventati il Paese industrializzato che registra il minor numero di vittime. L’Italia ha poi la quarta percentuale più bassa per le gravidanze in età adolescenziale perché, negli ultimi anni, la fertilità tra le connazionali adolescenti si è ridotta di un terzo. Però il quadro non è roseo, tutt’altro.
POVERTÀ
«Da noi il 17% dei bambini, ossia circa un milione e 750mila, vive ancora sotto la soglia di povertà», riferisce il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera. E per giunta abbiamo il più alto tasso “Neet” (Not in Education, Employment or Training) di tutti i Paesi industrializzati dopo la Spagna, il che tradotto significa che l’11% degli adolescenti non è iscritto a scuola né lavora o frequenta corsi di formazione. Colpisce del resto che «proprio la scuola non riesca più a svolgere quel ruolo di riequilibrio sociale che le spetterebbe, così i bambini svantaggiati sono ancora fortemente condizionati nei percorsi e nei loro esiti scolastici e lavorativi» osserva il direttore del Dipartimento statistiche sociali e ambientali dell’Istat, Linda Laura Sabbadini. «Siamo di fronte – secondo Grasso - a un impoverimento morale, dove giustizia, cultura e tutela dei diritti fondamentali sembrano essere scomparse dal tessuto sociale».
LA POLITICA
Dall’Unicef fanno notare oltretutto che lo stallo politico attuale non aiuta. «Il nostro documento per le politiche sull’infanzia è stato sottoscritto da alcuni partiti, il segretario del Pd Bersani si è impegnato in prima persona« sottolinea Guerrera, «ora è necessario far partire un governo che possa dare le risposte che servono». Soprattutto ai bambini.
Stella Prudente