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Scuola, caccia ai furbetti della legge 104

Il rapporto del Ministero: Un professore su 7 gode dei permessi

16/02/2015
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Il Messaggero

ROMA - Sono numeri e percentuali ancora tutte da analizzare ma il ministero vuole vederci chiaro. Perché la cifra non è affatto trascurabile: sono infatti 86.361 professori di ruolo (dei totali 640 mila) e 30.250 collaboratori del personale Ata (su 180.243 complessivi) che usufruiscono dei permessi e delle agevolazioni concesse dalla legge 104 del 1992 sui portatori di handicap. Percentuali con picchi massimi registrati in tre regioni del Centro che, dopo il caso siciliano di Menfi, dove nell’istituto comprensivo Santi Bivona, l’8 gennaio scorso, 70 docenti sui complessivi 170 non erano in servizio perché in malattia o coperti dalla 104, il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, ha deciso di vederci chiaro. E se non si può omettere la peculiarità tutta italiana, denunciata dall’Ocse, per cui il corpo docente ha un’età in media superiore ai 50 anni e appartiene, dunque, a una fascia di popolazione che potrebbe aver maggior bisogno delle tutele, i beneficiari secondo il Miur sono troppi.
I DATI
Il 13,3% del personale docente di ruolo – quasi un professore su sette – gode della legge che sancisce, per lavoratori colpiti da malattie invalidanti o per quelli che devono accudire familiari affetti da gravi patologie, tre giorni al mese di permesso retribuito e non soggetto a controlli e una serie di agevolazioni come il prolungamento del congedo parentale o i permessi a ore. Poi ci sono i dati riguardanti il personale Ata: il 16,7% dei collaboratori fruisce della 104. I dati vengono fuori dopo la decisione del sottosegretario di elaborare un monitoraggio, il primo compiuto finora dal Miur, e reso possibile anche grazie agli uffici scolastici regionali che hanno scandagliato tutte le scuole e inviato il numero dei permessi al ministero. «Dopo il caso di Menfi – spiega il sottosegretario, Davide Faraone – per il quale è stata avviata anche un’indagine dalla Procura della Repubblica, abbiamo ritenuto opportuno e doveroso censire la situazione nelle scuole». Colpire «quelle figure che non solo danneggiano i ragazzi, ma ledono soprattutto chi ha veramente bisogno». Ora partiranno i controlli. «Dobbiamo mantenere rigorosamente lo spirito della 104 – prosegue Faraone – ma è necessario stanare chi ha avuto determinati privilegi in maniera sbagliata». Un lavoro di raccordo da intraprendere nelle prossime settimane e chiudere al più presto, incrociando i dati dell’Inps delle varie Asl del territorio, e capire «se sarà necessario – conclude il sottosegretario – proporre anche delle modifiche alla legge sui portatori di handicap». Quello che il Miur teme, al netto delle buone intenzioni e della volontà di informare i cittadini con la massima trasparenza, è conteggiare alla fine dei controlli molti casi Bivona. Del resto, ci sono delle regioni come il Lazio, l’Umbria e la Sardegna in cui le percentuali del corpo docente e del personale Ata che utilizzano la 104 non sono chiare. Per entrambe le categorie, i valori si avvicinano o superano il 20%. In Sardegna su 13.847 insegnanti di ruolo, il 18,2% (2.530 professori) gode dei privilegi concessi per legge. Percentuale lievemente inferiore in Umbria, dove i docenti con cattedra, su un totale di 10.993, sono 1.888 (il 17,1%). Segue il Lazio: per 60.199 insegnanti con cattedra, 9.631 (il 16,3%) usano la 104.
IL PERSONALE ATA
Analogo censimento anche per il capitolo personale Ata. In Umbria su 3.411 collaboratori il 26,2% (896 unità) usa la norma. In Sardegna la percentuale è del 23,3% con 1.100 ausiliari da controllare dei 4.715 totali. Infine, ancora il Lazio: 3.620 collaboratori (il 24,7% dei 14.606) che utilizzano i permessi e le agevolazioni decretate più di vent’anni fa. E sembrerà strano a dirsi, considerata l’opionione diffusa che associa al Sud gran parte delle peggiori prestazioni relative al pubblico impiego, ma le Regioni più virtuose, tolte il Piemonte, la Lombardia, il Veneto e la Toscana sono la Calabria, la Basilicata e la Campania. Le percentuali per entrambe le categorie professionali, in questi casi, non superano il 15%.
Camilla Mozzetti