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Scuola, asse M5s-Iv sui concorsi dei prof. Resta il no di Pd e Leu

Conte riunisce la maggioranza e spalleggia la ministra Azzolina: prove ad agosto. No di Pd e Leu. Vertice in stallo, rinviato a oggi. er tutta la giornata il «movimento» spara contro gli alleati di sinistra, la meritocrazia sta nei quiz

23/05/2020
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il manifesto

Daniela Preziosi

Sul dl scuola è tutto rimandato a oggi. Quello di ieri nella maggioranza è di nuovo un confronto teso, il premier Conte parla poco ma fa capire che dà ragione alla ministra Lucia Azzolina che ha deciso – a dispetto di Pd e Leu e di tutti i sindacati della scuola – di far svolgere ad agosto il primo dei concorsi per l’assunzione dei docenti precari. Un’impresa organizzativo che per la Cgil semplicemente «non esiste». Non ai tempi del Covid.

AL VERTICE CONVOCATO nel tardo pomeriggio di ieri a Palazzo Chigi sul decreto inchiodato da settimane in commissione al senato – dopo un appuntamento a vuoto giovedì – con Conte e Azzolina ci sono i capigruppo della maggioranza al senato Marcucci (Pd) e De Petris (Misto, Leu), quello di Iv alla camera Faraone, il ministro dei rapporti con il parlamento D’Incà, il sottosegretario De Cristoforo, i capidelegazione Bonafede e Speranza. Le posizioni al tavolo restano le stesse delle scorse settimane. Pd e Leu chiedono che le assunzioni dei prof precari (32mila nella prima tornata, saranno 78mila in tutto) avvengano per titoli: si tratta di insegnanti che da anni lavorano nella scuola pubblica. Magari la prova falla fine del primo anno, prevista orale, può essere rafforzata. Le loro sono anche le richieste dei sindacati, tutti preoccupati del caos che un concorso agostano – con i possibili ricorsi e inceppi – può scaraventare sull’inizio dell’anno già speciale, e del cui inizio ancora poco si sae si capisce.

MA È ASSE FRA 5S E ITALIA VIVA, le due forze politiche parlano a una sola voce di «meritocrazia» come se un concorso a quiz la garantisse, e malsopportano i sindacati. Conte si schiera con Azzolina, e con Iv, alla quale vuole concedere qualche bandierina in cambio della scampata sfiducia al ministro Bonafede. Ma dopo tre ore di confronto anche il premier ha dubbi. Più che sui concorsi, sull’opportunità di rompere con il mondo della scuola. Lo fece il suo predecessore Renzi, non finì bene.

SUL DL SCUOLA LA PROSSIMA settimana al senato si voterà la fiducia. Poi di corsa il voto della camera: il decreto deve essere convertito entro il 7 giugno. Ma a Palazzo Madama lunedì alle 14 è convocata la commissione. La maggioranza è divisa e l’opposizione non accetta di essere tagliata fuori. E se l’emendamento Verducci (Pd) sui concorsi per titoli sarà messo al voto, è molto probabile che Fi e Lega lo voteranno . E il governo andrà sotto.

GIOVEDÌ AZZOLINA aveva fatto la mossa di offrire una mediazione. Sì ai concorsi ma con una «clausola di salvaguardia»: se ai primi di luglio i dati del contagio lo sconsigliano si può pensare «ad altre soluzioni». Ma Azzolina, nell’illustrare la proposta agli alleati, ammette candidamente: «Comunque lo decideranno gli uffici dell ministero». Cioè lei. Pd e Leu non ci stanno. È stallo, alla fine il vertice viene rinviato a oggi.

LA GIORNATA ERA INIZIATA con una serie di dichiarazioni dei 5s a difesa della ministra. Dal Blog il segnale della crociata: «Al ruolo di insegnante si accede attraverso una prova meritocratica», «Eppure, continuano le pressioni dei partiti per non far svolgere alcun esame e procedere al concorso per soli titoli. E con loro i sindacati, che addirittura arrivano a paventare uno sciopero». «No al reclutamento per titoli», rincara Gianluca Vacca. Interviene anche l’ex ministro Toninelli: «Serve un concorso selettivo». La viceministro Castelli: « Il ministro Azzolina porta avanti un lavoro importante per garantire, anche nell’emergenza Covid, le competenze». E Crimi, il reggente del movimento, di nuovo sbandiera la «meritocrazia». Gianluca Perrilli affonda contro il capogruppo Pd al senato: «Mi dispiace rilevare che l’atteggiamento del presidente Marcucci sul tema scuola è divisivo e non agevola il confronto. Non ci aspettiamo provocazioni ma soluzioni». Ce l’ha con un tweet in cui Marcucci dichiara «comprensione» per lo sciopero paventato dai sindacati. Frase presa malissimo dai 5 stelle. Il non detto è che, prima ancora dell’apertura dell’anno scolastico, anche l’esame di maturità è appeso a un filo. E quel filo è la collaborazione piena degli insegnanti. E dei loro sindacati.

DA SINISTRA RISPONDE il deputato Fratoianni (Leu): « Il merito si stabilisce con le crocette? E per M5s non vale il principio per cui se utilizzi una persona per anni, per coprire i buchi di organico nelle scuole, dare una prospettiva definitiva a quelle persone sia un fatto di giustizia?». «Il governo sostenga i precari», insiste Verducci (Pd), «Il Pd chiede il giusto riconoscimento per i precari della scuola: evitare il rischio incalcolabile di un quiz in presenza per migliaia di persone in piena emergenza sanitaria, assumere per titoli e servizio, svolgere anno abilitante e prova orale selettiva finale. Tutto secondo Costituzione. Il merito e la qualità dell’insegnamento non si misurano con una prova a crocette. Nessuna ‘sanatoria’». Il senatore D’Arienzo (Pd) segnala un’incoerenza: per il ministero della Giustizia, Bonafede ha accettato una procedura concorsuale semplificata «solo titoli e prova orale». Nella sanità durante la pandemia si è assunto senza concorso. Perché nella scuola no? Il deputato Orfini (Pd) aggiunge un altro tassello: «Dato che noi deputati non abbiamo potuto lavorare al provvedimento, senza un accordo nessuno pensi che il passaggio alla Camera possa essere una formale ratifica di un testo da noi mai discusso».