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Scoprire a cinque anni le meraviglie del pensiero

Un singolare esperimento nelle scuole materne di Modena. La sorprendente capacità dei piccoli di affrontare le sfide dell´etica e della logica

20/05/2011
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la Repubblica

 

 

"A chi dubita che sia troppo presto rispondiamo: venite a vedere resterete stupiti"
MODENA



Esmeralda non ci ha dormito. All´inizio sembrava tutto così facile: un´isola disabitata, una città tutta da inventare a piacere, senza neanche un consiglio dei grandi, per viverci bene ed essere felici. E invece tutto s´è complicato. Se non si può far del male a nessuno, neanche a un animale, mangeremo solo i tremendi finocchi bolliti? Visto che abbiamo proibito tutte le armi, come faremo a fermare i cattivi? Anzi, come si riconosce un cattivo? È sempre cattivo o può diventare buono? E cos´è la bontà? Mamma mia, tata mia, che cosa strana progettare un´Utopia se hai solo cinque anni.
Ma che cosa entusiasmante vederli al lavoro, i piccoli Thomas More, i mini Tommaso Campanella della scuola materna "Loris Malaguzzi" di Modena, in cerchio come un consiglio di anziani, compresi nel ruolo, un bosco di mani alzate, e nessuno che scantona via con la scusa che gli scappa la pipì. Sono le "Piccole ragioni", già al lavoro da qualche settimana, è l´esperimento di filosofia con i bambini forse più precoce tra quelli finora tentati qua e là. È stata la Fondazione San Carlo, che organizza ogni anno il Festival filosofia, a donare il progetto al Comune di Modena e alle sue celebri scuole d´infanzia (questa è intitolata al pedagogista reggiano che fu il padre degli "asili più belli del mondo"), e dopo un corso preparatorio tenuto da due docenti di filosofia, Alfonso M. Iacono e Maria Antonella Galanti, adesso ognuna delle ventidue scuole materne della città ha un´insegnante maieuta, che sa come portare per mano i bambini nell´avventura del pensiero astratto, nei labirinti dell´intelligenza cognitiva. Qui si chiama Giovanna Pradelli, eccola sulla soglia del pensatoio: «La stupiranno», anticipa ammiccante, «hanno stupito anche me».
Ha ragione. Al momento, seduti sulle microseggioline, Marco Matilde Matteo Federico e tutti gli altri stanno dirimendo una questione rognosa. Sull´isola dei bambini filosofi è arrivato un ladro, dicendo: «Se mi ospitate, io a voi non ruberò, anzi vi regalerò cose che ho rubato ad altri». «È un cattivo», «Ma a me non ha mica rubato niente», «Però può farlo», «No, ha promesso», «Magari è bugiardo e si ruba tutta l´isola per lui», «Allora lo arrestiamo», «Ma non abbiamo ancora deciso che c´è la polizia sull´isola», «Ha detto che ci fa dei regali», «Io non voglio regali rubati», «Così diventiamo ladri anche noi». Luca Mori, col pupazzo del ladro in mano, si è limitato a lanciare l´argomento e ora dà la parola a chi la chiede. «Non facciamo una lezione di filosofia ai bambini, facciamo filosofia con i bambini». È operatore del laboratorio filosofico Ichnos, e in questa fase d´avvio del progetto ci mette l´esperienza maturata a Rosignano Marittimo, in Toscana, già dal 2005, per iniziativa del Comune e dell´Università di Pisa. Che qui a Modena scende di qualche gradino nell´età anagrafica, fino a soglie che qualcuno potrebbe ritenere inappropriate. Filosofi a cinque anni? «I bambini sono filosofi, è proprio questa l´età dei perché», taglia corto l´assessore alla scuola Adriana Querzé. «Quando il bambino era bambino, era l´epoca di queste domande: perché io sono io, e perché non sei tu? Perché sono qui, e perché non sono lì?», cantilenava la Canzone dell´infanzia di Peter Handke per Il cielo sopra Berlino di Wenders.
E poi la filosofia è un´isola gigantesca e ospitale. E qui si esplora, per cominciare, la sua provincia meno metafisica: l´etica, la filosofia delle relazioni. Tema: "Il bene e il male", mica spiccioli. Lo scopo? «Filosofi ne abbiamo già tanti», ironizza Roberto Franchini, presidente della Fondazione San Carlo, «non sarebbe male avere qualche cittadino in più». Ma non è una forma sofisticata di educazione civica, no. È pensiero che nasce dal pensiero e non dallo studio. Insiste Iacono: «Non portiamo una nuova materia a scuola, ma un nuovo strumento per governare i contenuti: abilità che è più importante dell´informazione». «Per questo», spiega Carlo Altini, curatore del progetto per la Fondazione, «abbiamo scartato tutti i protocolli stranieri sulla "Filosofia spiegata ai bambini", per quanto siano abilissimi e accattivanti». Non c´è ipse dixit, neanche ben confezionato, neanche colorato come un fumetto. Per pensare basta avere il pensiero, e il pensiero infantile è un territorio smisurato tutto da esplorare. E del tutto privo di ipocrisie e imbarazzi. «Ho cambiato idea!» garrisce una biondina con le efelidi, orgogliosa come se annunciasse di aver fatto la scoperta più bella del mondo. Azzardatevi voi.
Luca sapientemente inserisce ogni tanto uno stimolo. La discussione sulle armi è giunta a un punto morto (si può usare un´arma per il bene? Può un´arma spingerti a fare il male? Si può usare violenza per combattere la violenza?), ed ecco che si presenta un Re: «Ciao Ragazzi, se volete penso a tutto io, decido io e le colpe sono mie». «Sììììì», sollevati, entusiasti. «Ma se poi decide di farmi del male?», accidenti al dubbio metodico: siamo daccapo. «Sei buono o cattivo?», «Io? Buonissimo!», «E se fa finta?», «Facciamo che decidi tu, ma prima chiedi a noi», «Secondo me vuole venire per fare come gli pare a lui», «Lo mandiamo via?». Si vota. Vincono gli scettici. Exit il Re in affitto.
«Pensiero ipotetico», commenta soddisfatto a parte Luca, «a questa età è sviluppatissimo, sorprendente. Le prime risposte sono sempre quelle già sentite dai genitori. Ma poi si affaccia il dubbio e devono buttarsi avanti da soli». Esplorare il mare un po´ spaventoso che c´è fra realtà e desiderio, esistente e possibile, ipotesi e contraddizione. Un capelli-spazzola si blocca a metà ragionamento: «Aspetta, te lo dico dopo, adesso ci devo pensare». La scoperta emozionante dell´argomentazione.
Sull´isola, intanto, è sbarcato un mago: «Perché fare tanta fatica? Se volete, ecco una bacchetta magica, e quello che volete si realizza subito, senza stare tanto a pensarci». È un colpo basso. Il popolo di Piccola Utopia vacilla. «Lo prendiamo?». Pensare è fatica, in fondo. Ed è quasi ora di merenda. «Puoi fare tutto tutto? Basta volerlo?». Che tentazione. Ma Esmeralda, merenda o no, non è una che si fa fregare: «Se pensa a tutto la bacchetta magica noi smettiamo di pensare, e se smettiamo di pensare il cervello non esiste più». Lo capisce anche un bambino. Chissà se ci arriva perfino un adulto.