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«Sciopero? No, entriamo» Gli studenti si ribellano alla protesta a ogni costo

Dopo due mesi e mezzo, la didattica in presenza è ripartita in 4 regioni

19/01/2021
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Il Messaggero

Dopo due mesi e mezzo di chiusura, ieri gli istituti superiori hanno riaperto le loro classi: sono infatti tornati in presenza i ragazzi delle scuole del Lazio, del Piemonte, dell'Emilia Romagna e del Molise. Circa 650mila studenti che d'ora in poi si dovranno alternare metà in presenza e metà in modalità online. Sperando di riuscire ad ampliare giorno dopo giorno la presenza fino al 75%. Ma nella maggior parte dei casi, il 50% di alunni tra i banchi rappresenta già un risultato insperato. Sono emerse infatti tutte le difficoltà nel mettere in pratica le regole anti-Covid, e nella giornata di ieri gli studenti avevano lanciato proteste e scioperi per contestare un rientro così complicato. 
La causa dei disagi è soprattutto nello scaglionamento orario, con due ingressi uno alle 8 e uno alle 10, per non affollare bus, metropolitane e treni che, per l'emergenza Covid, viaggiano al 50%. Nel Lazio infatti, dove gli occhi ieri erano tutti puntati su Roma e sul trasporto pubblico locale, è stato necessario aggiungere 3.100 corse giornaliere. E sono aumentati i controlli anti-assembramento di polizia, carabinieri, vigili urbani, volontari della protezione civile e dipendenti delle aziende di trasporto. Per gli studenti, però, entrare alle 10 significa dover terminare le lezioni alle 16. Un problema non da poco. Ma l'adesione allo sciopero, ieri mattina, è arrivata solo per metà: tanti i ragazzi che, dovendo seguire la lezione a distanza, hanno deciso di collegarsi ma ancora di più quelli che, dovendo tornare in classe in base ai turni prestabiliti, hanno deciso di farlo. Stando alle proteste della scorsa settimana, divampate da Roma a Milano, ci si aspettava una partecipazione maggiore. «Quest'anno abbiamo la maturità - racconta un gruppo di ragazzi all'uscita del liceo Righi, a Roma - vogliamo sentire i docenti per capire come prepararci ed esercitarci. Un lavoro del genere si svolge meglio in presenza. Soprattutto - chiedono, riprendendo uno dei temi principali della protesta - vorremmo sapere quanto prima come si svolgerà l'esame di Stato». Il dubbio che le prove possano essere modificate, in effetti, è molto forte: lo scorso anno a giugno le due prove scritte vennero abolite per lasciare spazio ad un solo colloquio orale, più ampio rispetto agli anni passati. Potrebbe accadere di nuovo o comunque il ministero dell'istruzione, considerando tutte le difficoltà avute anche quest'anno nella didattica a distanza, potrebbe prevedere altre tipologie di prove scritte. 
RECUPERARE LE INSUFFICIENZEDel resto il primo quadrimestre è ormai agli sgoccioli, la metà dell'anno scolastico è passata tra quarantene e lezioni a distanza. Si tratta di problemi che interessano anche le classi intermedie, non solo l'ultimo anno in vista della maturità. «Da sempre il mese di gennaio rappresenta il momento giusto per recuperare le insufficienze prima dell'arrivo della pagella - spiegano due ragazze del liceo scientifico Newton - per farsi interrogare e salvare i voti. Quest'anno ancora di più visto che aspettavamo questo momento per le interrogazioni in presenza o comunque per fare verifiche in classe ed evitare debiti formativi». Quindi se da un lato l'allarme sicurezza continua a farsi sentire, con sit-in a Roma da Villa Borghese al Pantheon, dall'altro i ragazzi sentono la necessità di tornare tra i banchi. Per studiare ma anche per rivedersi. Anche a Bologna, dove ieri sono rientrati 20mila ragazzi delle superiori, lo sciopero è stato ridotto. La protesta andrà comunque avanti, anche sotto altre forme di mobilitazione: corsi pomeridiani, online, e nuove lezioni all'aperto. A Milano continuano invece le occupazioni: ieri è stata la volta dello storico liceo Parini. La Regione Lombardia è in zona rossa e le scuole superiori, affiancate in questo caso anche dalle classi seconde e terze delle scuole medie, rischiano di restare a distanza ancora per diverse settimane. Intanto si preparano a scioperare anche i docenti: il 29 gennaio incroceranno le braccia per l'agitazione indetta dai Cobas.
Lorena Loiacono