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Rossi-Doria “Che errore lasciare i ragazzi per ultimi”

Intervista

13/06/2020
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la Repubblica

Roberto Fuccillo

NAPOLI — «Non si riaprono le scuole per poi richiuderle per le elezioni.

Non si può rimanere in eterno ultimi nell’agenda politica». Marco Rossi-Doria è ormai sdegnato.

L’uomo che è stato prima maestro di strada a Napoli e poi anche sottosegretario all’Istruzione in due governi grida che il mondo politico è rimasto insensibile alle esigenze dei ragazzi.

Si sente parlare ora del 23 settembre per la riapertura dell’anno scolastico. Magari andrebbe anche bene con il voto previsto il 20.

«Già questo ragionamento va sovvertito in sé. Basta. La scuola è stata in coda alle priorità per quattro mesi. Ora il governo si deve decidere a mettere davanti i bambini. Poi facciano come vogliono, ma l’importante è salvaguardare questo principio: la scuola davanti al resto. Bambini, poveri e Mezzogiorno sono stati fin qui esclusi dalle priorità, anche dalla commissione di Colao».

C’è comunque il rischio concreto dei ballottaggi nei Comuni.

«Non esiste. I nostri figli non possono essere sottoposti anche a questo. Si preveda tutto il necessario, distanziamento e quant’altro, ma una volta che si inizia si va avanti, non ci si interrompe dopo pochi giorni».

Quando dovrà venire la decisione ufficiale sulla riapertura?

«In realtà i dirigenti scolastici sono al lavoro da tempo, e sarebbero pronti a una riapertura il 10 settembre. Le strutture scolastiche hanno tenuto fin qui, hanno elaborato le direttive, le scuole sono pronte. Col nuovo decreto in arrivo, e con i fondi in esso previsti per i Comuni, si potranno attivare anche accordi col terzo settore: anche nei Comuni che andassero al ballottaggio, si potrebbero mettere in piedi in quei giorni attività a piccoli gruppi di alunni, in esterna, in giardini, con l’apporto degli educatori. A Genova stanno già raggiungendo accordi simili, penso anche al progetto torinese “provaci ancora Sam”. La macchina amministrativa si muove. Anche quella finanziaria godrà in futuro dei fondi per l’edilizia, vitali in un paese dove il 60 per cento dei plessi scolastici non è a norma. C’è stata però fin qui una rimozione politica del problema».

Un atto di cecità politica?

«Come riparte questo paese senza l’infanzia e l’adolescenza? Con quali prospettive ? Fin qui si è pensato solo a salute e lavoro, e il dibattito politico è stato assente sulla scuola. Ci si è pensato solo come a un problema, quello delle mamme che dovevano tornare al lavoro. Bisogna invertire questa tendenza».


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