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Roma tappezzata di manifesti anonimi contro la ministra Fedeli

Poster abusivi contro la ministra dell’Istruzione dopo il suo scivolone sul diploma di laurea che non ha mai conseguito. Il Pd: «Attacco mediocre e vigliacco»

11/01/2017
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Corriere della sera

Valentina Santarpia

Gli indiziati sono molti. Ma il colpevole, per ora, non c’è. Sono anonimi infatti i manifesti apparsi martedì mattina su molte strade del centro di Roma con la fotografia della ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, e una didascalia poco lusinghiera: «Per fare il professore ci vogliono: laurea, abilitazione e concorso. Per fare il ministro dell’Istruzione: terza media, amicizie e molte bugie…». Probabilmente la ministra sconta l’animosità che ha generato la riforma della Buona scuola, che lei ha solo ricevuto come scomoda eredità dal suo predecessore, la ministra Stefania Giannini. Rabbia e malcontento che hanno trovato terreno fertile nella «gaffe» di Fedeli, ex vicepresidente del Senato, sindacalista, che sul suo sito personale aveva scritto di essere laureata in Scienze sociali. Peccato che in realtà avesse solo il diploma (per di più triennale) in Scienze sociali.Un errore, come lo ha liquidato il suo staff? Una leggerezza? Una banale imprecisione, forse, che però le è costata cara, alla luce del fermento negativo che aleggia nel mondo della scuola. E che le ha attirato addosso critiche, polemiche, e financo manifesti pubblici.

Le reazioni

«Attacchi mediocri e vigliacchi», secondo il Pd che ha immediatamente preso le difese della neo titolare del ministero di viale Trastevere. «La macchina del fango contro la ministra Fedeli – afferma la senatrice del Pd responsabile Scuola del partito, Francesca Puglisi- sembra non arrestarsi, questa volta con manifesti anonimi e abusivi appesi per le strade della capitale. Valeria Fedeli ha maturato un’esperienza politico-istituzionale di tutto rispetto. Ha mostrato serietà e capacità. Riguardo alla vicenda, della laurea ha ammesso la leggerezza nell’aver lasciato che comparisse l’espressione ‘diploma di laurea’ sul sito. Il premier Paolo Gentiloni le ha confermato piena fiducia per il suo incarico al governo. Si lasci il ministro lavorare e si giudichi serenamente il suo lavoro al Miur, sul campo dunque, senza cercare la polemica ad ogni costo, e perfino usando strumenti mediocri e vigliacchi». «Chi ha pagato i manifesti contro il ministro Valeria Fedeli che oggi tappezzano la capitale? Sono stati affissi senza una firma in un modo abusivo. Gli autori di tale atto dovrebbero vergognarsi», scrive il senatore del Pd Bruno Astorre. Stessa domanda che si pone il deputato Pd Marco Miccoli: «Me lo chiedo, perché non hanno avuto nemmeno il coraggio di metterci un simbolo, una firma. Sono anonimi. Leoni da tastiera e da affissione abusiva. Che schifo di opposizione», conclude Miccoli. «Solidarietà e vicinanza» sono state espresse anche dall’ex ministra Giannini su Twitter, dove la polemica è infuriata per tutta la giornata.

Il colpevole

Secondo il Pd, il dito andrebbe puntato dunque sui rappresentanti dell’opposizione, che avrebbero provato a screditare la figura della neo incaricata. Ma i possibili indiziati, in realtà, sono molti di più che quelli che occupano gli scranni del Parlamento. Sono diverse le categorie di professori rimasti scontenti dalla riforma, e che da mesi protestano per ottenere un’apertura. Ci sono gli insegnanti di terza fascia, che non sono stati inseriti nel piano di assunzioni. Ci sono i non abilitati, che hanno però anni di esperienza alle spalle, e che non hanno potuto partecipare al concorso. Ci sono gli idonei fantasma, che hanno superato gli scritti e gli orali all’ultimo concorso pubblico per l’insegnamento ma che non potranno entrare in ruolo, nonostante molte cattedre siano destinate a rimanere vuote. Ci sono gli esiliati della fase B del piano di assunzioni, costretti a trasferirsi nonostante avessero un punteggio maggiore di chi, assunto in fase C, è potuto rimanere a casa. E ci sono, infine, le famiglie stanche della girandola di professori che i propri figli sono costretti a cambiare continuamente per il balletto dei trasferimenti, delle chiamate, delle assegnazioni provvisorie. I social network pullulano di rimostranze, proteste, richieste: che la ministra non ha sicuramente potuto esaminare in pochi giorni, da quando è stata incaricata. Ma che le si sono riversate addosso, e in pubblico: in uno scenario dove la meritocrazia non è stata, a loro parere, abbastanza valorizzata, non le hanno perdonato di essere, come ha scritto @MPenikas su Twitter, «ministra zeru titoli».