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Rivoluzione nelle supplenze per 700mila aspiranti prof

Dopo quasi 20 anni stanno per andare in soffitta i vecchi elenchi di istituto gestiti dai presidi, a vantaggio di un sistema interamente informatizzato

13/07/2020
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Il Sole 24 Ore

Eugenio Bruno

Quest’anno la ricerca dei supplenti si fa con il Gps. Ma la geolocalizzazione non c’entra. Dietro lo stesso acronimo stavolta si nascondono le nuove graduatorie provinciali per le supplenze che si apprestano a cambiare la vita di circa 700mila aspiranti docenti. Tra precari storici, neolaureati e semplici laureandi. Dopo quasi 20 anni stanno per andare in soffitta i vecchi elenchi di istituto gestiti dai presidi, a vantaggio di un sistema interamente informatizzato che la ministra Lucia Azzolina definisce «una vera e propria rivoluzione, una modernizzazione del sistema che era doverosa e attesa».

Al Sole 24 Ore del Lunedì la titolare dell’Istruzione spiega il senso dell’ordinanza sulle supplenze: «Rendiamo più efficiente la chiamata dei supplenti, garantendo una copertura più rapida delle cattedre che restano vacanti dopo le assunzioni. E digitalizziamo finalmente graduatorie che ancora venivano aggiornate con moduli cartacei». Parallelamente - aggiunge - «stiamo digitalizzando anche il sistema delle immissioni in ruolo. Sul digitale eravamo molto indietro come Paese. Anche i problemi sorti durante il lockdown con la didattica a distanza lo hanno dimostrato. Ma abbiamo allungato il passo. E in pochi mesi abbiamo messo in campo interventi che non si vedevano da anni».

Le nuove graduatorie provinciali

Mai come quest’anno è fondamentale riuscire ad avere in cattedra tutti i docenti che servono già il 14 settembre, quando suonerà la prima campanella, sia perché l’organizzazione della riapertura, tra distanziamento degli alunni e adeguamento dei locali, si annuncia complicata; sia perché il rinvio dei concorsi e la possibilità di assumere 50mila prof aggiuntivi causa Covid-19 rischiano di portarci le supplenze su livelli record. Il punto di partenza resta immutato. Si inizia con le immissioni in ruolo - Azzolina ne ha chieste 80mila ma in molte Regioni le graduatorie a esaurimento (Gae) e quelle di merito dei vecchi concorsi sono esaurite, ndr -; poi si passa a nominare i supplenti annuali (fino al 31 agosto) o fino al termine delle lezioni (30 giugno). Ed è qui che entrano in gioco le nuove graduatorie provinciali che saranno divise in due fasce: la prima per i prof abilitati e la seconda per i non abilitati. Per il sostegno invece servono la specializzazione per il primo elenco e tre anni di servizio per il secondo.

Anziché essere gestita dalle singole scuole sulla base di domande cartacee l’intera procedura viene affidata agli uffici scolastici territoriali che raccolgono le domande e formano le graduatorie online. Con due grandi novità per gli insegnanti, come spiegano da viale Trastevere: i titoli vengono valutati in maniera uniforme e ogni docente si ritrova già in banca dati una serie di informazioni utili anche per altri fini (in primis la partecipazione ai concorsi). Insieme alla richiesta di inserimento nelle Gps i prof possono chiedere di essere iscritti anche alle graduatorie di istituto di massimo 20 istituti, utili ai dirigenti per affidare gli incarichi brevi e temporanei.

Le frizioni su laureandi e titoli

L’ordinanza ministeriale, su cui la settimana scorsa è arrivato il parere favorevole (ma condizionato a una serie di modifiche) del Consiglio superiore della pubblica istruzione, è in arrivo, dopodiché partiranno i 15 giorni per le domande. Anche i punti più contestati dai sindacati sono destinati a restare immutati. A cominciare dall’inserimento in seconda fascia nelle Gps di infanzia e primaria degli iscritti al III, IV, e V anno di Scienze della formazione. Pur non essendo laureati, è il ragionamento fatto al ministero, molti di loro hanno più esperienze di tante migliaia di aspiranti docenti chiamati annualmente con le messe a disposizione (Mad). E anche sui titoli la scelta di ridimensionare i master (che valgono un solo punto) e valorizzare il dottorato di ricerca (che pesa 12 punti come un anno di servizio) resta confermata. Sperando che serva ad avere insegnanti più preparati, oltre che più titolati.