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Ritorno in classe con più teledidattica, banda larga e stop classi pollaio: lo prevede il Piano nazionale di Riforma

C’è anche la scuola nell’elenco di priorità inserite nel Piano nazionale di Riforma (il Pnr) che il Governo sta per varare per attuare il ‘Recovery plan’ italiano, da mettere a punto a settembre per accedere ai nuovi fondi europei anti-Covid

06/07/2020
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La Tecnica della Scuola

Alessandro Giuliani

C’è anche la scuola nell’elenco di priorità inserite nel Piano nazionale di Riforma (il Pnr) che il Governo sta per varare per attuare il ‘Recovery plan’ italiano, da mettere a punto a settembre per accedere ai nuovi fondi europei anti-Covid: gli investimenti nell’istruzione si aggiungono a quelli su ricerca, trasporti e banda larga, assieme al sostegno ad alcuni settori “strategici”, come la farmaceutica, il biomedicale, l’auto, la siderurgia, compresa la transizione green dell’Ilva di Taranto, l’edilizia, il turismo e la cultura.

Il piano decennale per ripianare il debito pubblico

Il Pnr – con il quale Il Governo punta a modernizzare il Paese da settembre agendo su transizione ecologica e inclusione sociale e territoriale, e parità di genere – sarà accompagnato da un piano decennale di rientro dall’altissimo debito pubblico, lievitato oltre il 155% con il tracollo del Pil.

La crisi è stata “devastante” e non c’è tempo da perdere, ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in premessa del documento, che sarà sul tavolo del prossimo Consiglio dei ministri.

Quello che occorre fare è evitare che al lockdown segua “un periodo di depressione economica”, partendo subito con il decreto semplificazioni, che sbloccherà i cantieri e snellirà la burocrazia, accanto a un nuovo intervento in deficit per tamponare l’emergenza.

Cosa è previsto per la scuola

Per la scuola sono previsti tre miliardi: andranno per le opere di edilizia, ma anche per portare in tutti gli istituti la fibra ottica entro due anni, così da favorire i progetti di didattica a distanza, che andrà rafforzata anche in epoca post-Covid, ma anche per evitare di arrivare impreparati dinanzi ad una sempre possibile ondata di ritorno del coronavirus.

Per il rientro in classe a settembre, rimane da risolvere il problema del distanziamento degli alunni nelle classi, con i sindacati che stanno ponendo dubbi contrattuali sulla possibilità dei docenti di svolgere lezioni in aule o spazi (appositamente adattati) esterni all’istituto da cui dipendono.

Potenziare la ‘teledidattica’

Il Programma nazionale di riforme che l’Italia metterà in campo comprende anche il potenziamento della ‘teledidattica’.

“Entro due anni – viene annunciato nella bozza del documento – tutte le scuole statali superiori e medie dell’intero territorio nazionale saranno connesse con collegamenti in fibra ottica a 1 Gbps e la connettività sarà gratuita per 5 anni e sarà inclusa la manutenzione delle reti”.

Per realizzare il Pnr, si realizzerà la banda ultralarga grazie ai 400 milioni, rispetto ai precedenti 200; inoltre, sono previsti interventi per rafforzare la connettività delle scuole portando in più di 32.000 istituti la banda ultralarga.

Sì alla “digitalizzazione intelligente”

Nel Piano nazionale di Riforma si legge, inoltre, che “l’innovazione didattica è la dimensione fondamentale per il rilancio del sistema di istruzione e il punto di partenza per porre gli studenti al centro della loro esperienza scolastica. Quest’ultima deve però passare per una digitalizzazione intelligente”: per questo “è necessario formare dei ragazzi che siano in grado non solo di adeguarsi al cambiamento, ma di guidarlo. In questo senso bisogna anche puntare sulla formazione continua, il ‘lifelong learning'”.

Classi meno numerose

Nel Pnr si legge che “a fronte dell’incertezza dettata dalla possibilità che l’emergenza sanitaria possa ripresentarsi, è compito del Governo continuare a garantire il rafforzamento della complessa struttura di interventi che ha garantito finora la didattica a distanza, traslando le azioni adottate in emergenza in una solida politica di sistema, per tutti i gradi scolastici”.

Infine, nel Pnr si chiede di dare uno stop alle ‘classi pollaio’ “per garantire stabilmente un migliore equilibrio tra le esigenze didattiche e di organizzazione del personale”.