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Ritorno in aula, l'Rt salirà rischi maggiori per i liceali `

Più che sulle elementari, sulle quali tra banchi a rotelle e termometri si sta concentrando l'attenzione, dovremo vigilare su licei e istituti superiori, dove andranno gli stessi ragazzi che in estate abbiamo visto nei locali della movida

14/09/2020
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Il Messaggero

Più che sulle elementari, sulle quali tra banchi a rotelle e termometri si sta concentrando l'attenzione, dovremo vigilare su licei e istituti superiori, dove andranno gli stessi ragazzi che in estate abbiamo visto nei locali della movida. In Italia l'Rt, l'indice di trasmissione del virus che registra la velocità del contagio, è a 1,14, appena sopra il limite considerato critico di 1.
SIMULAZIONELa fotografia però è stata scattata nella prima settimana di settembre, l'enorme punto di domanda riguarda gli effetti che avremo da oggi con la riapertura delle scuole. L'unico dato previsionale disponibile fu elaborato in primavera dalla Fondazione Kessler per l'Istituto superiore di sanità. Ipotizza un probabile incremento dello 0,4 per cento dell'Rt a causa del ritorno in aula, tenendo con che in Italia le scuole sono deserte ormai da più di 6 mesi. Un incremento dello 0,4 sarebbe significativo, andrebbe ad aumentare del 30 per cento la velocità di trasmissione e dunque porterebbe l'Rt ampiamente sopra il limite critico di 1. Andrà davvero così? Oggi gli esperti stanno preparando nuove simulazioni, ma la difficoltà di ogni studio sull'effetto dell'apertura delle scuole è causata dalla scarsità di dati. In Israele, ad esempio, il ritorno in aula ha avuto effetti molto gravi sul contagio, ha fatto ripartire la seconda ondata che ora ha portato a un nuovo lockdwon. In Germania, al contrario, ci sono stati diversi istituti chiusi a causa della diffusione del coronavirus, ma senza effetti drammatici sull'epidemia a livello nazionale, tutto sommato la situazione è sotto controllo. In Italia la preoccupazione maggiore riguarda gli istituti superiori. Sotto i 14 anni si è dimostrato che i dati dei contagi e della trasmissione del virus sono bassi. Discorso assai differente per la fascia di età compresa tra i 14 e i 18 anni, anche perché stiamo parlando dei ragazzi che in questi mesi estivi hanno frequentato i luoghi affollati della movida, sono stati in vacanza in mete con molti contagi, sono stati nelle discoteche. Sotto il 18 anni, l'80 per cento dei positivi non ha sintomi: questo è un bene per la loro salute, ma è un aspetto estremamente insidioso per la trasmissione del coronavirus, perché ne fa un nemico fantasma che, senza che nessuno se be accorga, può diffondersi in una classe o in una scuola, per poi colpire anche i più anziani: prima gli insegnanti, infine a casa i genitori. Un'anteprima c'è già stata ed è visibile nelle analisi elaborate dalla cabina di regia del Ministero della Salute che esamina, settimanalmente, i dati del contagio regione per regione. Nelle settimane di agosto l'età mediana dei positivi si era drasticamente abbassata, fino a 29 anni, dimostrazione che in quel periodo il virus è circolato tra i 15-25enni. Nell'ultimo report c'è stato un improvviso innalzamento dell'età mediana, prova - sottolinea la cabina di regia - che siamo in una fase successiva, il passaggio del virus dai ragazzi a genitori e nonni in ambito domiciliare. Il ritorno tra i banchi, soprattutto nelle scuole superiori, può amplificare questo fenomeno: accelerare il contagio anche tra i ragazzi che per ora non sono stati contagiati con contraccolpi successivi nelle famiglie, tra i meno giovani.
OTTIMISMOIl professor Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive dell'Ospedale San Martino di Genova, però, invita alla calma: «Io penso che non ci sarà un effetto così drammatico nelle scuole. Per una volta, in Italia ci siamo organizzati anche in modo più meticoloso degli altri paesi. Ci sono regole da seguire, precauzioni, se studenti e insegnanti le rispettano non avremo effetti molto gravi sull'andamento dell'epidemia. Non ho molta fiducia nei modelli matematici, nelle previsioni, l'importante è che i primi mesi dopo la riapertura delle scuola vengano vissuti con buon senso, senza drammatizzazioni, intervenendo in quelle scuole dove ci dovessero essere dei positivi. Voglio dire: le lezioni devono ricominciare, vediamo come va, vigiliamo, ma senza un eccesso di ansia».
Mauro Evangelisti


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