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Rientro a scuola, le paure dei genitori: «Non sappiamo ancora come si tornerà in classe»

Secondo il rapporto di Save the children due su tre ancora non hanno informazioni. E uno su cinque pensa che il proprio figlio non sia preparato all’anno che verrà

04/09/2020
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Corriere della sera

Erica Dellapasqua

Ci saranno i banchi con le rotelle? E i test sono pronti? Quante ore si riusciranno a svolgere normalmente? L’ultima indagine di Save the Children sulla scuola che verrà rivela le paure di bambini e ragazzi, che alla parola scuola associano sì «gioia» ed «entusiasmo» ma poi, pensandoci bene, anche «ansia» e «confusione». Preoccupazioni condivise dai genitori: il 68% dichiara di non avere ancora ricevuto - nonostante la riapertura delle scuole sia ormai incombente - comunicazioni su come è stato organizzato il rientro e il 37% teme orari incompatibili col lavoro. Più della metà, il 51%, ha poi paura dei rischi legati al distanziamento fisico che, come hanno dimostrato moltissimi casi di scuole in tutta Italia, è complicatissimo da realizzare e mantenere.

Voti più alti nelle Marche, più bassi in Abruzzo

Lo studio è stato condotto tra il 4 e il 18 agosto ovvero a scuola conclusa, il bilancio è dunque definitivo. Sei studenti su 10 rispondono di aver avuto difficoltà nel seguire la scuola a distanza. La maggior parte, alla fine, sono passati alla classe successiva senza debiti, eppure quasi 1 genitore su 5, il 18%, ritiene che il proprio figlio non sia abbastanza pronto per il nuovo programma a causa delle lacune maturate nel periodo di confinamento. Solo il 66% ha concluso l’anno coi voti di sempre, mentre il 19% li ha migliorati e il 15% peggiorati. La regione in cui gli studenti hanno maggiormente peggiorato la performance è l’Abruzzo, 24%, mentre nelle Marche sono stati registrati più voti migliori, 32%. Paradossalmente, proprio nelle Marche si segnala la quota maggiore di genitori (28%) che considera il figlio non pronto ad affrontare il nuovo anno.

Povertà scolastica

La crisi economica dovuta alla pandemia rischia di avere effetti sempre più negativi sull’educazione. Dalla ricerca emerge che 1 genitore su 10 crede di non potersi permettere l’acquisto di tutti i libri scolastici e che 2 genitori su 10 temono di non poter più pagare la mensa scolastica, mentre sempre 2 su 10 hanno richiesto un sussidio per affrontare i costi dell’anno scolastico. Non è certo un caso se, come svela il report, l’8% degli intervistati dichiara che il proprio figlio pensava di iscriversi al liceo ma che alla fine, proprio a causa delle difficoltà economiche sorte in famiglia, ha scelto una scuola professionale. Si arriva a questo settembre con grandi difficoltà, con ragazzi che spesso non hanno potuto partecipare ai centri estivi per le rette troppo care, o perché non c’era abbastanza offerta, e dati molto variabili sui compiti durante le vacanze: da Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna i genitori confermano che sì, hanno studiato, nel 90% delle risposte; al contrario Calabria, Sicilia e Sardegna oscillano tra il 50 e il 60%. E il 72% ha risposto che i ragazzi non hanno svolto attività culturali di alcun genere, dalle visite ai musei a altri siti simili.

Ripresa senza certezze

I genitori dichiarano anche di non sapere con certezza quando riaprirà effettivamente la scuola, soprattutto in Piemonte (47%, quasi uno su due). Comunque, anche nelle altre regioni i «non so» ruotano attorno al 30%. Poi, 7 su 10 (68%) rispondono di non avere avuto comunicazioni sull’organizzazione e le norme comportamentali richieste dalla scuola. Tra i più «soddisfatti», perché hanno ricevuto una qualche informazione, ci sono i genitori lombardi, tra Calabria e Puglia invece circa l’80% si racconta all’oscuro di tutto. Per questo, complessivamente, il 73% si dice «preoccupato» pensando al rientro, meno in Piemonte (62%), più in Calabria (79%). «Occorre rispondere - esorta Raffaela Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children - al forte rischio di aumento della povertà minorile e della dispersione scolastica dopo il black out educativo che ha colpito tanti studenti che non sono riusciti ad accedere alla didattica a distanza, un allarme legato alla diminuzione delle disponibilità economiche per sostenere i percorsi di studio: sul tasso di dispersione scolastica e di povertà educativa si misurerà il successo o il fallimento dell’intera politica di ripartenza del Paese».


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