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Ricerca, la corsa per dividersi i fondi

Quasi 4.500 domande per l’ultimo bando nazionale. Ma in palio ci sono soltanto 92 milioni per un triennio I dubbi degli scienziati: “Briciole per un settore chiave”. Il ministero: un successo, graduatorie entro l’estate

25/01/2016
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la Repubblica

Silvia Bencivelli

Quattromilaquattrocentotrentuno. È il numero ufficiale delle idee in corsa per vincere il titolo di Prin, cioè Progetti di ricerca di rilevante interesse nazionale: i progetti scientifici o umanistici su cui il nostro Paese punterà per i prossimi tre anni. Ed è da capogiro. Il ministero dell’Istruzione e della ricerca (Miur) festeggia («sono il 25% in più rispetto alle passate edizioni») e promette: entro l’estate avremo le graduatorie ed entro l’autunno si cominceranno a erogare i finanziamenti. Ma i ricercatori avanzano diverse, amare, perplessità. A partire dai numeri: lo stanziamento complessivo è di 92 milioni di euro che dovranno bastare per tutti i Prin, per tre anni. In più non si sa quanti saranno i vincitori che dovranno dividersi la torta. Se vinceranno in tanti, ciascuno di loro riceverà poco, o pochissimo, fino a trasformare un finanziamento che dovrebbe essere per l’eccellenza in un finanziamento a pioggia. Se vinceranno in pochi, la pioggia cesserà e la ricerca italiana soffrirà la sete.

Quattromilaquattrocentotrentuno significa che, nei giorni scorsi, in ogni dipartimento, laboratorio, istituto di ricerca c’era qualcuno a picchiettare sul computer per scrivere come e perché la propria idea meritasse di diventare un Prin. E a cercare uno scienziato la risposta, dall’altra parte del filo, era sempre la stessa: «Mi richiami per favore, adesso sto scrivendo un Prin». Adesso hanno il tempo di una telefonata, ma raccontano tutti più o meno la stessa storia: «Questa tornata era organizzata meglio della precedente, e anche per questo abbiamo partecipato in tanti. Quello di cui abbiamo paura comincia adesso».

Enzo Marinari, professore di fisica della Sapienza di Roma, lo spiega con i numeri: «Poniamo che una domanda su dieci prenda il massimo dei voti: sono più di 400 progetti da finanziare. Quindi, in media, poco più di 200mila euro a progetto. Diviso tre anni, 60-70mila euro all’anno. Se poi si conta che a ogni progetto partecipa più di un gruppo di ricerca, beh, è davvero poco». Ma di quanti finanziamenti ha bisogno un progetto per andare avanti? «Dipende. Io sono un fisico teorico: non ho bisogno di provette. Per questo mi sentite così rilassato…». Rilassato non è Salvatore Oliviero, professore di Biologia molecolare all’università di Torino, che ha presentato una domanda di Prin «per studiare le cellule staminali embrionali ai primi stadi di differenziamento ». Gli servono provette, ma anche ricercatori: «Un biologo ha bisogno di circa 30mila euro all’anno di reagenti e materiali». E di stipendio? «Beh, un assegno di ricerca vale 25mila euro all’anno. Ma non è un vero posto da ricercatore ».

La differenza non è da poco. L’assegno di ricerca è meno interessante anche dal punto di vista della carriera. «E potendo offrire solo assegni per un anno o due è difficile attirare gente brava dall’estero», aggiunge Pierpaolo Degano, professore di Informatica all’università di Pisa, che ha presentato la domanda per un Prin sulla sicurezza dei sistemi software «per esempio delle automobili nuove, delle smart tv, ma anche delle cuffie wireless…». Per lui, uno dei rischi di un finanziamento a pioggia è quello di perdere in competitività: «All’ultimo concorso qui si sono presentati tanti scienziati stranieri, perché Pisa è sempre Pisa e l’Italia è bella. Ma se cominciamo a offrire troppo poco, questi non li vediamo più».

Adesso comincerà la valutazione dei progetti: ognuno sarà letto da tre arbitri senza conflitti d’interesse («Non so dove li troveranno: nella mia comunità tutti abbiamo presentato una domanda di Prin…», scuote la testa Degano). Poi verrà fatta una graduatoria, e si finanzieranno i progetti scorrendola dall’alto in basso.

«Ma no: non si può stabilire a priori quanti saranno finanziati», conferma Anna Tramontano, uno dei sette Garanti della ricerca del Miur chiamati a sciogliere la matassa. «E quindi non si sa quanto sarà il finanziamento medio ». Ma «il vero problema è nei 92 milioni di euro: sono pochi comunque ». Cioè i Prin, secondo Tramontano, mostrano un vecchio problema strategico: «È l’ora di decidere cosa vuole fare il Paese. Finanziare la ricerca d’eccellenza è una scelta. Distribuire i soldi a tanti, per non far morire d’inedia il sistema, è un’altra. Le vie di mezzo sono rischiose». In attesa di decidere, il Paese sappia che i suoi ricercatori di idee ne hanno tante. Persino più di 4.431.


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